Ottobre 17, 2017

I giornali della Fòcara: “Lu Furgularu” “Fasciddhre te la Fòcara

I giornali della Fòcara: “Lu Furgularu” “Fasciddhre te la Fòcara

Da “La Gazzetta del Mezzogiorno” 18 gennaio 2005

 

13giovedìGen 2005

 

Posted by ilparametro in EdizioniSant'Antonio AbateSocietà di Storia Patria

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Il primo a giungere ieri nelle edicole è stato “Lu Furgularu” (il pirotecnico), il più giovane giornale della festa: ha solo due anni, e forse per questo è più veloce ed anche più promettente. Il numero unico prende il nome dall’artigiano che realizza e accende i fuochi d’artificio, ed è una rivista di cultura, satira e, come si dice “varia umanità”. Fondata da Antonio Toscano e diretta da Piergiuseppe De Matteis, fortemente voluta da un gruppo di amici “malati di novolesità” e da appassionati di tradizioni popolari. L’edizione di quest’anno giunge a 52 pagine, il triplo della scorsa edizione, quasi tutte a colori, con molte fotografie. Altri tre giornali hanno fatto bella mostra di sé nelle edicole. Le attempate “Fasciddre te la fòcara“, giunte al loro 43° anno, dirette da Vito Pellegrino con la collaborazione di Oronzino Mele e con i disegni di Danilo De Nicola Lezzi. Poi “La Cernia“, che ricorda il piatto tipico di oggi sulla mensa dei novolesi. Anche qui siamo con successo al 4° anno. La redazione è composta da Luciano Salamac, Francesco Romano, Dario Quarta, mentre le vignette sono di Emanuela Rizzo. Infine “Sant’Antoni e l’Artieri“, il foglio che il fondatore Alfonso Sebaste, in collaborazione con Maria Rosaria De Tommasi, ha portato avanti sino a questo 29° anno; i disegni sono di Gabriella Sebaste. La novità culturale di quest’anno è rappresentata dall’edizione, in 150 esemplari numerati, di due pregevoli stampe di Sant’Antonio abate, una tedesca e l’altra francese. L’iniziativa sperimentale è a cura del “Parametro Editore” di Mario Rossi in collaborazione con la Tipografia “L’Italica”. Altra particolarità di questa festa 2005 è l’opuscolo “informativo-culturale” dal titolo “La Focara” con testi di don Giuseppe Spedicato. Stampato in 12mila copie è stato diffuso nel Salento a cura del Comitato. Non c’è che dire, c’è da passare il tempo anche a casa a leggere e sorridere, se si superano i personalismi e ci si fa prendere solo dal gusto sano della satira (quando è riuscita).

 

Dino Levante

 

 

Icone

 

01mercoledìDic 2004

 

 

Dino Levante

 

“L’Ora del Salento”, XIV, n.s., 42, 4 dicembre 2004, p. 14.

 

 

 

 

Raffaele Polo

in “La Notizia”, Anno XXI, 2004 n. 13 pag. 7

Sant'Antonio Abate nell'arte e nella tradizione popolare

 

12lunedìGen 2004

 

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DEL SANT’ANTONIO MONACO ABATE (251?-356) WIKIPEDIATO TITOLARE DI 31 CHIESE ITALIANE MIRACOLOSO PATRONO O COMPATRONO DI 33 AGGLOMERATI URBANI DIVERSAMENTE POPOLATI

 

Piergiuseppe De Matteis ha progettato per l’Editore Il Parametro, un libro intitolato Sant’Antonio Abate, nell’arte e nella tradizione popolare. Siccome ha intenzione d’illustrarlo, anche, con riproduzioni di opere (dipinti, sculture, opere grafiche) che raffigurano il Santo monaco anacoreta, eseguite da artisti noti e ignoti, selezionati in modo che a lavori ultimati il tasso artistico dell’insieme editato risulti il più alto possibile.Le opere ordinate e “schedate” qui di seguito sono una anticipazione. Con la promessa che non sarà privilegiata eccessivamente l’iconologia più popolaresca e straconosciuta costituita dalla statuaria devozionale stereotipa, dai santini cartacei e dall’oggettistica iconizzata con l’effigie del Santo maialato.L’iconologia più nota e illustre, costituita da opere eseguite da artisti già museificati e monografati, sarà censita in una appendice, riproducendo le opere nelle quali risultano raffigurate le tentazioni demoniache firmate da: Giacomo Jaquerio (1375?-1453), Martin Schongauer (1448-1491), Hieronymus Bosch (1450-1516), Matthias Grunewald (1475-1528), Jan Brueghel il Vecchio (1525-1569), David Tenier il giovane (1610-1690), Paul Cézanne (1839-1906), Odilon Redon (1840-1916), Max Ernst (1891-1976), Salvador Dalì (1904-1989)La Storia di Sant’Antonio che Michelangelo Buonarroti (1475-1564) avrebbe copiato dallo Schongauer, noto in Italia anche come Bel Martino o Martino D’Anversa: dando credito a ciò che ha scritto il Vasari, completerà il libnro con i sette episodi della Vita del Santo affrescati nel 1426 da Giacomo Jaquerio nell’Abbazia di Sant’Antonio in Ranverso (Torino).

Enzo Ross-Roiss

 

 

La Natività narrata in cartapesta

 

Sacre scene con pastori e grotte firmate da sei grandi artisti

 

Dalla carta dei libri alla cartapesta per le statue. Tema: la Natività. È il titolo della manifestazione collaterale alle iniziative della nona rassegna nazionale degli editori 2003 “Città del Libro” che si sta tenendo nella chiesa collegiata Santa Maria delle Grazie a Campi Salentina.

Dopo i saluti del sindaco Pompilio Massimo Como e di Paolo Maci, presidente della fondazione “Città del Libro”, seguirà l’intervento di Mario De Marco, critico d’arte, critico d’arte che ha presentato la mostra nella brochure, mentre il compito di coordinare la serata spetterà all’assessore alla cultura Ilio Palmariggi.

La cura e l’organizzazione della manifestazione si deve a Mario Rossi, operatore culturale novolese che l’anno scorso, nello stesso luogo, organizzò “Magnificat”, mostra di santini sulla Madonna, riscuotendo un lusinghiero successo. Le scene della Natività in cartapesta sono state realizzate da sei noti artisti: Antonio Malecore, Claudio Riso, Giuseppe Manzo, Cosimo Casarano, Daniele D’Agostino ed Eliseo Giancane.

Le opere in mostra, accolte nella cornice della chiesa, si potranno ammirare dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 21,30 sino al 30 novembre. Nei tempi andati la musica e i canti, le poesie e i poemi precedevano l’attesa della cometa che accompagnava i Magi alla grotta dei pastori nella cui greppia giaceva il neonato Messia. Il presepe, realizzato dal Poverello d’Assisi a Greccio nel 1223, è ciò che meglio rappresenta il significato della festa di Natale. Da quel momento vari artisti con tecniche diverse si cimentarono in questa sacra rappresentazione.

“Dopo il successo dell’anno scorso – spiega Palmariggi – abbiamo chiesto al parroco don Gerardo Ippolito di aprire ancora  una volta la splendida chiesa per questa idea che nasce da due motivi molto impotranti: il momento calendaristico e la riscoperta di un’arte ancora da valorizzare nel pieno delle potenzialità. Nasce cos’ “Natività”. L’iniziativa arricchisce la Città del Libro di un ulteriore percorso originale e prezioso”. “Dopo un periodo oscuro della qualità e della creatività artistica della cartapesta leccese – scrive De Marco – negli ultimi tempi sono sorte a Lecce alcune botteghe di giovani e promettenti cartapestai ai quali si affida la speranza che saèpppiano rinnovare e offrire nuova dignità ai presepi di carta, tradizione e vanto di una città che non può e non deve ripiegarsi sulle glorie del passato”. E “Natività” vuol essere anche occasione di confronto artistico tra passato e futuro.

 

 

Dino Levante

La Gazzetta del Mezzogiorno 26 novembre 2003

Alle Fonti della Storia

 

13mercoledìNov 2002

 

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Documenti e libri

 

"La vera tentazione del grande Sant'Antonio"

 

13domenicaGen 2002

 

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Pubblicazione edita da “Il Parametro” nel 2002

 

Un sant’Antonio abate, redivivo inopinatamente sul finire del 1800, col suo inseparabile maiale nomato Barabba, narra una sua “tentazione” ad alcuni bambini che si sono recati a trovarlo nel giorno di Natale.

Narra favoleggiando un ricco pranzo il cui menu prevedeva in abbondanza spiedini di carne ricavata dal suo compagno artiodattilo dopo aver espresso il proprio compiacimento per la bibliografia agiografica già acquisita, particolarmente quella firmata M. Gustave Flaubert e confessato la propria soddisfazione per l’iconografia che lo rappresenta, già realizzata e divulgata da artisti virtuosi nel raffigurarlo nomati Tèniers, Brughel, Callot.

L’autore della “narrazione” antoniana, Paul Arène, è uno scrittore francese nato nel 1843 e morto nel 1896, meritevole di lettori ed attenzioni esegetiche per altri testi ben più corposi ed intriganti.

La pubblicazione in oggetto, prima edizione italiana, è stata tradotta da Francesca Quarta.

rilevatore Ersilio Teifreto

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