Settembre 29, 2023

Giuseppe Sergi. L’‘originale’ della Via Francigena

Giuseppe Sergi. L’‘originale’ della Via Francigena

L’‘originale’ della Via Francigena

Eporediese, l’Europa decide di investire mentre sul territorio ci sono dubbiELISA PESCINA

14 Novembre 2007 alle 15:552 minuti di lettura

EPOREDIESE. E’ un bluff? Davvero la Via Francigena sarebbe un falso plasmato ad hoc per scopi prettamente turistici e promozionali? Questo è quanto affermato in un intervento di uno storico, Giuseppe Sergi, docente di storia medievale, su un quotidiano nazionale. La notizia risuona, se non come fulmine a ciel sereno, come bufera sul castello (di carte?), che finora è stato costruito intorno ai documenti dell’arcivescovo di Canterbury, Sigerico, nel 990. I fautori e costruttori di questo importante progetto, di studio, ricostruzione e promozione, non sono soltanto ministri, sindaci e appassionati, ma è lo stesso Consiglio d’Europa. E, in questi anni, si è cercato con varie iniziative di promuovere l’antico percorso dei pellegrini. La proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stata la notizia dell’inaugurazione a Monteriggioni per mano del presidente del Consiglio Romano Prodi accompagnato dal ministro ai Beni Culturali Francesco Rutelli, dei primi cartelli indicatori del lungo percorso medievale di pellegrinaggio. Una cerimonia che non ha visto presente la Provincia di Torino o una delegazione canavesana. In sostanza, lo storico Giuseppe Sergi mette in discussione l’esclusività del tracciato che dalla Valle d’Aosta arriva fino a Roma, attraversando molti dei paesi canavesani della Serra Morenica. E chiama in causa anche l’Europa, che finora è stata primo attore nello studio e la rivalutazione delle antiche vie di pellegrinaggio, elargendo peraltro non poche risorse: «Un comitato di esperti nominati nel ’94 dal Consiglio d’Europa concluse che la via Francigena (o Romea) non era un strada specializzata in pellegrinaggio – scrive lo storico -.

E soprattutto che di quella via non si può (con pochissime eccezioni appenniniche) individuare un tracciato preciso, perché consisteva in un fascio di percorsi spesso anche distanti fra loro. Perché ora quelle conclusioni risultano disattese? Perché nel 2000 il Giubileo valorizzò ovviamente gli aspetti di pellegrinaggio. E perché si è scelto il primo viaggio narrato famoso (quello di Sigerico nel 990)». Lo storico poi chiama in causa gli altri documenti medievali che contengono attestazioni di Via Francigena anche per luoghi collocati in un ramo del tutto diverso, transitante per il Moncenisio, la valle di Susa e Torino. Territori che l’insigne docente e studioso conosce bene tanto da aver tenuto conferenze all’Università proprio sulla Val di Susa, in merito alla politica sulla Tav, ed aver fatto parte del Comitato Torinese di sostegno per la Valle di Susa e i Comuni della zona Ovest, ad esempio, come rivelato da informazioni on line. Stupefatto l’assessore provinciale biellese Giuseppe Graziola che ha sempre seguito in prima persona l’evolversi di questo progetto che è ‘europeo’ come precisa lui, partecipando alla posa della prima pietra a Canterbury, facendo mappare in gps il tracciato biellese della Francigena (Viverone, Roppolo, Cavaglià) e da ultimo partecipando all’inaugurazione dei cartelli indicatori a Monteriggioni.

«Io non sono uno storico e non ho le competenze per ribattere al pari del docente in questione – dice Graziola – ma vorrei ricordare che un paio di settimane fa è stata allestita una cerimonia a Strasburgo per dare i riconoscimenti alle varie vie medievali, fra cui proprio quella Francigena che passa sul tracciato in questione. E’ legittimo manifestare le proprie opinioni che però, in questo caso, mettono in discussione il lavoro svolto da numerosi professionisti, compreso il più grande e riconosciuto storico medievalista. Tutti hanno siglato un falso? Anche il Consiglio d’Europa che ha definito la Via Francigena quale modello in fase di ricerca storica e culturale più avanzata della stessa via di Santiago de Compostela, ben più famosa? Una cosa è certa: abbiamo sempre lavorato sulla via Francigena, sul tracciato di Sigerico. Che è un documento non interpretabile. Per questo è nata l’associazione europea delle vie Francigene, al plurale. Nessuno nega che i pellegrini abbiano seguito strade parallele, come la citata del Moncenisio, la Val di Susa e Torino. Ma Sigerico è passato da noi. E le garanzie della serietà del progetto sono assolutamente assunte per quanto mi riguarda – puntualizza Graziola -. E anzi, io credo che si debba replicare in modo tempestivo».

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