Ottobre 17, 2017

Giornale Corriere della Sera di Milano/LA FESTIVITÀ «CONTADINA» DEL 17 GENNAIO a Novoli S.Antonio abate e la tradizione dei fuochi

Giornale Corriere della Sera di Milano/LA FESTIVITÀ «CONTADINA» DEL 17 GENNAIO a Novoli S.Antonio abate e la tradizione dei fuochi

 

 

LA FESTIVITÀ «CONTADINA» DEL 17 GENNAIO

S.Antonio abate e la tradizione dei fuochi

Riti antichissimi: dalla grande fòcara salentina di Novoli alta 25 metri al Friuli, dalla Sicilia al Viterbese

L’origine di questi usi e costumi è pre-cristiana, che nel tempo ha incontrato la ritualità religiosa, rurale e certamente anche il il folclore. Le stesse festività legate al santo, come i falò, possono assumere valenze diverse rispetto, per esempio, ai luoghi di riferimento. Sant’Antonio protettore degli animali con «il calendario cattolico che registra questo attributo consentendo che nella giornata dedicata al santo eremita, si procedesse a una benedizione del cibo destinato agli animali e, spesso, alla benedizione degli animali tout court», come spiega Fabio Mugnaini, antropologo dell’Università di Siena.

La fòcara di Novoli

UN RITO ANTICHISSIMO – «Questo rito, a tutti gli effetti canonico, era caduto in disuso con il mutamento sociale che ha marcato le nostre campagne – come in generale il mondo agricolo – e con la scomparsa dell’allevamento diffuso», per riaffacciarsi ultimamente, grazie anche a una sensibilità crescente verso il mondo animale. Anche l’uso del fuoco per la celebrazione può rispondere a diverse simbologie, riconducibili comunque al fatto che il santo è protettore di coloro che «hanno a che fare con il fuoco» e ne sono afflitti (vedi il fuoco di Sant’Antonio e l’herpes zoster, per esempio).Chiarisce l’antropologo che «la diffusione dell’uso cerimoniale del fuoco, quindi, può caricarsi di caso in caso e di luogo in luogo, di significati connessi al santo o all’occasione calendariale: rimane fondamentale, nell’efficacia di questo operatore rituale, il suo rompere le tenebre, e in qualche caso rompere anche il freddo della notte invernale, per generare uno spazio imprevisto di condivisione e di socialità. Per le festività più importanti, la presenza di fuochi che si richiamano da una collina all’altra rendeva visibile la condivisione di un culto, disegnava, nella notte, una vera e propria geografia della devozione. E accanto a ogni fuoco acceso, c’erano gruppi di giovani che coglievano l’occasione per stare insieme, per rubare al buio un po’ di luce, e alla notte o al sonno, l’allegria (avrebbe detto De André)».

INIZIO DEL CARNEVALE – L’altra connotazione interessante di queste festività è la coincidenza con l’inizio del Carnevale, riscontrabili in diversi paesi e comunità rurali.«Una stagione nella quale il mondo contadino riponeva le speranze di divertimento: balli e licenza alimentare, avrebbero in molti casi proprio a partire da Sant’Antonio, fatto la loro legittima comparsa nelle serate di veglia, fino allo scoccare del mercoledì delle ceneri».

EVENTI E FESTE – Da Pordenone all’Agrigentino sono tanti i luoghi, i paesi e le comunità che festeggeranno con i fuochi Sant’Antonio Abate e l’inverno. A Marta e a Sutri nel Viterbese, e a Polcenigo (Pn), il 18 gennaio alle 20,30 si accende il falò e la domenica (ore 14) c’è la benedizione degli animali, la messa e la processione. In Molise, a Tufara, il 17 gennaio si da il via al Carnevale con l’accensione di fuochi nei rioni del paese. Dopo la benedizione degli stessi a cura del parroco, (che si conclude con la mascherata del diavolo) gli abitanti si portano a casa un po’ di brace, simbolo di unità familiare. In Sardegna, a Mamoiada, il 16 gennaio (alle 16,30) nella chiesa della Beata Vergine Assunta ci sarà la messa in onore del santo con la successiva benedizione del fuoco. Solo successivamente verranno accessi i fuochi degli altri rioni (con i carboni benedetti);l’evento riveste una fascinazione particolare perché coincide con la prima uscita (annuale) delle maschere tradizionali, che dopo la vestizione (venerdì 17, ore 14,30) sfileranno per i vicoli del paese.

LA FÒCARA – La tradizione dei fuochi si rinnova nel borgo di Novoli, in provincia di Lecce, ormai da secoli. Almeno dal Seicento. In quel borgo di carbonai (non a caso), un tempo Santa Maria de Novis, e adesso Novoli, il 16 di gennaio si festeggia il patrono Sant’Antonio Abate, con un fuoco propiziatorio di 25 metri di altezza per venti di diametro: il più alto del bacino del Mediterraneo. Tra sacro e profano, la tradizione si rinnova, incontrando la contemporaneità, attraverso la contaminazione con artisti e personalità che parteciperanno e daranno il via al FocaraFestival a cura di Loris Romano. Quest’anno, ha interpretato la Fòcara, l’artista nipponico Hidetoshi Nagasawa, in collaborazione con Anna Cirignola, recuperandone, dopo diversi anni, la forma arcaica, ovvero conica, simile ai covoni contadini, arricchendola di una galleria contemporanea. La costruzione del falò comincia l’8 dicembre, coinvolgendo creatività e manualità salentine. Il fuoco arderà così per giorni e l’evento dell’accensione (il 16 alle ore 20,30), sarà accompagnato da spettacolari fuochi artificiali.

rilevatore Ersilio Teifreto

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