Ottobre 17, 2017

Fòcara terremotu a Novoli si ringraziava S.Antonio

Fòcara terremotu a Novoli si ringraziava S.Antonio

FESTA DEL PATROCINIO

La focara e lu terremotu: 19-20 febbraio

Il Salento non è considerata zona sismica, ma nel Salento si registrano comunquescosse di terremoto quando ciò accade nella vicina Grecia o nel fondo del mare Adriatico. Eppure proprio nel Salento c’è una ricorrenza annuale denominata “ luterremotu ” caratterizzata dalla costruzione dei falò che si accendono tra gennaio e febbraio in ogni paese della diocesi di Lecce. La ricorrenza ricorda il terremoto che si registrò tra il 19 e 20 febbraio del 1743

Si legge nei testi che in quel giorno di febbraio nel Salento accadde un terremoto molto importante per estensione, durata, intensità. L’opinione pubblica fu scossa da quel pauroso evento e una volta conclusosi, per fortuna senza gravi danni, la chiesa locale istituì l’annuale memoria denominata la festa del “Patrocinio” da celebrarsi nella diocesi di Lecce tra il 19 e il 20 di febbraio. Il falò quindi è il simbolo caratterizzante la festa del patrocinio.

Michele Paone, noto studioso delle bellezze salentine, ha curato un’antologia di scritti di Cosimo De Giorgi, Natura e civiltà di Terra d’Otranto stampata presso l’Editrice salentina di Galatina nel 1982. In questa antologia vi è una sezione con molte notizie riguardanti i terremoti nella nostra Puglia e in particolari relativi al terremoto del 19-20 febbraio 1743 con il rimando ad alcuni documenti significativi dei quali il più importante è tuttora esposto nella splendida basilica di Santa Croce a Lecce. Si tratta della pala di altare che incornicia la tela sulla quale è dipinto il Santo ai cui piedi la didascalia dichiara la motivazione nella lingua viva del popolo leccese: “ Foi Santu Ronzu ci ni liberau / te lu gra terramotu ci faciu a binti (20) te frebbraru…”. Anchenella chiesa di Santa Irene in Lecce, sulla tela esposta in sagrestia, vi è il riscontro dove si legge : “ …in memoria del gran miracolo che il gran santo protettore si degnò farci l’anno 1743 liberandoci dal gran terremoto”.

La società, nella prima metà del secolo XVIII, era agricola, arcaica. Ogni paese era un piccolo mondo paragonabile ad un’unica grande abitazione. Ogni paese quindi attribuiva al proprio santo protettore la liberazione dal pauroso evento naturale. A Lecce si diceva grazie a Sant’Oronzo, a Vernole si diceva grazie ai Santi Gioacchino e Anna, ad Acquarica a San Gregorio Nazianzeno, a Pisignano a Santa Severina, a Strudà, Acaia, Vanze si ringraziava la Madonna, a Novoli si ringraziava Sant’Antonio Abate , ecc… Osservando le varie parrocchie della diocesi e l’iconografia esposta ho notato come frequentemente è raffigurato, su tela o in pietra leccese, l’immagine di Sant’Oronzo ora in modeste dimensioni ora in modo più vistoso. Ho notato pure che molti altari espongono incisa nella pietra la data di costruzione e ricorre spesso l’anno 1743 talvolta con leggere varianti di qualche anno come ho verificato nella chiesa parrocchiale di Vernole, di Acaya, di Pisignano.

L’edilizia sacra e l’iconografia del tempo fanno pensare ad un certo rapporto fortemente emotivo e collettivo dipendente da quel terremoto che scosse la nostra terra e con essa scosse il sentire religioso della nostra gente che continua a mantenere vivo il ricordo mediante la festa del Patrocinio con l’accensione dei falò nelle varie contrade della diocesi di Lecce.

rilevatore Ersilio Teifreto  titolare www.torinovoli.it

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