Maggio 25, 2026

ERSILIO TEIFRETO: L’AMBASCIATORE DELLA FÒCARA E IL CUSTODE DEL FUOCO ANTONIANO

ERSILIO TEIFRETO: L’AMBASCIATORE DELLA FÒCARA E IL CUSTODE DEL FUOCO ANTONIANO

ERSILIO TEIFRETO: L’AMBASCIATORE DELLA FÒCARA E IL CUSTODE DEL FUOCO ANTONIANO
Il ritratto, le memorie e le scoperte storiche di un ricercatore indipendente (classe 1947) che, partendo dalle radici contadine del Salento, ha portato la grandezza della cultura novolese nel Nord Italia e nel cuore della Precettoria di Ranverso.
Dalla Puglia a Lione, fino al Piemonte: Il DNA di un “Noulinu Ufanu”
Ersilio Teifreto nasce a Novoli nel 1947, crescendo nel cuore pulsante di una tradizione millenaria. Fin da ragazzino respira l’aria del cantiere della pira, quando con un carretto girava per le strade del paese in cerca di legna per il falò. Erano tempi diversi, un’epoca in cui le famiglie conservavano gelosamente le leune per scaldarsi in casa a causa del freddo e offrivano dolci ai ragazzi. Lo slogan di allora era semplice e assoluto: “Tuttu è bbuenu pe la Fòcara”. Si raccoglievano vecchi tavoli, sedie e mobili rotti, ma con una ferrea filosofia ecologica: era bandita la plastica, la gomma o qualsiasi materiale inquinante.
Nel 1964, le vicende della vita e del lavoro portano Ersilio lontano, a Lione, e successivamente in Piemonte, a Grugliasco. Ma la distanza geografica non ha mai scalfito il suo DNA. Ersilio ha trasformato la nostalgia in una straordinaria energia culturale, diventando il principale divulgatore indipendente della Fòcara nel Nord Italia e un punto di riferimento per gli studi antoniani, trovando la sua seconda casa spirituale presso la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso.
Il “Poi Arrivò…” che cambiò la Storia
Da storico e testimone diretto, Ersilio ha codificato la grande transizione sociale e tecnologica di Novoli:
    • L’arrivo dei termosifoni: L’introduzione del riscaldamento moderno nelle case ha liberato la legna. Le famiglie non hanno più dovuto razionarla per l’inverno e l’hanno donata interamente al Santo, dando alla Fòcara la spinta verso le sue dimensioni monumentali.
    • Il Parco del Negramaro: La cooperazione territoriale ha unito i viticoltori del territorio guidati da Novoli, permettendo alla pira di raggiungere un diametro di 22 metri e un’altezza di 28 metri.
    • Il Limite Sacro di “Mesciu Ucciu”: Ersilio custodisce l’insegnamento di suo padre, Mesciu Ucciu Leccese, stimato scalpellino della pietra leccese, il quale ripeteva una regola ferrea e teologica: la Fòcara non avrebbe mai potuto superare in altezza il campanile del Santuario, perché l’opera dell’uomo deve sempre inchinarsi davanti al Santo Patrono.

Il Neologismo: La “Notte di Tregenda” del 2017
Tra le cronache più celebri firmate da Ersilio Teifreto vi è l’incredibile notte del 16 gennaio 2017, per la quale ha coniato l’efficace termine “Notte di Tregenda”, entrato di diritto nella memoria collettiva locale.
In quella serata, una tempesta improvvisa sferzata dal vento gelido “Buran” costrinse i fedeli a rifugiare la statua lignea del Santo nella Chiesa della Madonna del Pane, regalando alla comunità lo storico e inedito incontro sotto lo stesso tetto dei due Santi Patroni di Novoli.
Mentre la pioggia rischiava di compromettere la festa, impedendo al grande falò di accendersi, Ersilio ha documentato l’eroico e tempestivo intervento del maestro costruttore Claudio De Blasi (l’anima “ufana te Noule”), il quale radunò la squadra e salì con incredibile agilità sulle altissime scale a pioli appoggiate lungo la pendenza della pira, accendendola manualmente con una fasciddhra. Scale che, per rito, rimasero lì a bruciare con la struttura stessa, destinata a consumarsi per tre giorni prima di risorgere l’anno successivo dalle sue ceneri, raccolte e sparse nei filari delle vigne del Salento.
Il Gemellaggio del 2013 e l’Incontro con l’Avanguardia
Nel 2013, la famiglia Teifreto, insieme a figure del calibro del Monsignor Italo Ruffino, Teresa Ponzetto ed Elvino Politi (storico e guida professionale), ha promosso un pionieristico gemellaggio virtuale tra Ranverso e Novoli all’interno del progetto “La diffusione dell’intitolazione di luoghi sacri e feste dedicate a Sant’Antonio Abate”. Una visione scientifica immensa: unire il luogo in cui nacque l’ordine ospedaliero degli Antoniani in Italia, dedito alla cura medica del “fuoco” (herpes zoster) lungo la Via Francigena, con la più grande manifestazione pirica dedicata al Santo nel Mediterraneo.
Per coronare questa unione tra il Piemonte e la Puglia, Ersilio ha coinvolto direttamente il celebre maestro dell’avanguardia torinese Ugo Nespolo, che nel 2013 ha firmato l’iconografia della Fòcara, impreziosendola e accendendola con i suoi famosi e giganteschi numeri colorati (il “16” della data della festa), segnando l’inizio glorioso della stagione di Fòcara Arte.
Il “Manifesto” in dialetto della Fòcara
A sigillo della sua opera di divulgazione pura e senza scopo di lucro, Ersilio ha scritto un testo di altissimo valore antropologico, dando voce in prima persona al monumento del fuoco per scuotere l’orgoglio del suo popolo:
MISSAGGIU ALLI NOULINI
“Ciau, me chiamu Fòcara. Ritornu tutti l’anni, me trou a Noule. Lu mesciu e li vuluntari cu me costruiscene usane le leune ca ccoiene quannu facene la putatura te le igne. Pe la festa me rinnou e su stata sempre nnu puntu te ncontru pe tutti li fideli allu Santu Patrunu Antoniu Abbate; ca quannu passa cu la prucissione iou me nginucchiu, li cristiani riane numirosi te ogni parte cu me canuscene.
Nu me fazzu bbitere chiui finu all’annu prussimu. Intra sti urtimi anni me sta facia ecchia, cu fazzu parlare te mie aggiù scumudati pitturi, filusufi ecc… ca me nnuminane quannu me mpizzicane e le fasciddhre ca sprigionu, e lu scriene intra le lingue te tuttu lu munnu. Crisciu ca aggiu datu mutu… ”Certu me pare ca baggiu viziati”. Nu stati cursi cu mie, suntu rari l’anni ca pe curpa te lu forte ientu nun aggiu brusciate le sarcine allu versu giustu. Scusame se usu ste parole forti, ma è la Fòcara ca te parla e bboiu rispettu pee mmie e puru pe ttie.
Perce tie sinti lu veru patrunu miu! Nu mme ticere ca stai rassignatu?? Ricurdate ca iou me chiamu Fòcara, lu ticia puru Dante (E tie sinti Noulinu Ufanu). Sta Fòcara l’ha criata nonnuta, iou suntu pruprità toa, e tieni tuttu lu dirittu cu me cuntrolli. Te lu ticu cu tuttu lu core, iutame cu lluciscu comu nna fiata, nu mme lassare cu mme sbinnene, ffruntamu tuttu nsieme cussi ete ncora cchiu beddhra la festa noscia te lu fuecu. Mpussessate te la Fòcara toa!


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