Agosto 21, 2023

Da: Centro Studi Araldici comunicazioni@centrostudiaraldici.org.Nel merito invece La ringraziamo per le informazioni che ci ha fornito, che confermano la bontà della scelta adottata dietro Sua cortese sollecitazione, nell’apportare una modifica-correzione del testo pubblicato.

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———- Messaggio originale ———-

Da: Centro Studi Araldici <comunicazioni@centrostudiaraldici.org>

A: ricercatoreteifreto@libero.it

Data: 09/06/2021 00:44 CEST

Oggetto: Re: Fwd: Re: Fwd: Le Origini di Sant’Antonio di Ranverso

Preg.mo Sig. Teifreto,
La ringraziamo per averci re inoltrato la Sua richiesta come da noi stessi consigliato in assenza di riscontro da parte nostra, per evitarLe inutili dubbi Le segnaliamo però che il nostro ente è fondato sul volontariato, per questa ragione abitualmente la posta viene smistata tra i diversi collaboratori il venerdì, per poter redarre le risposte nel finesettimana e provvedere al loro invio il lunedì. Ci spiace non riuscire ad essere più tempestivi, ma confidiamo nella Sua benevola comprensione.

Nel merito invece La ringraziamo per le informazioni che ci ha fornito, che confermano la bontà della scelta adottata dietro Sua cortese sollecitazione, nell’apportare una modifica-correzione del testo pubblicato.

Speriamo di essere riusciti a fornirLe le informazioni e le risposte a Lei utili, e confidiamo di poterLa continuare ad annovera tra i nostri utenti, ma se avesse necessità di ulteriori chiarimenti La preghiamo vivamente di non esitare a contattarci.
 
Cordiali saluti

Centro Studi Araldici

Le molte mail a cui dobbiamo rispondere ci obbligano alla sintesi e a toni che involontariamente possono apparire sbrigativi, ce ne scusiamo.

Il Centro Studi Araldici cerca di offrire tutti i Suoi servizi in maniera completamente gratuita; se ritiene utile il nostro impegno La preghiamo di sostenerci, secondo le Sue possibilità. Tutti possono aiutarci, anche solo continuando a seguire il nostro lavoro e facendolo conoscere ad altre persone. Grazie

Il 02/06/2021 06:11, ricercatoreteifreto@libero.it ha scritto:

Buongiorno Sig. Direttore Raffaele, senza una sua dovuta risposta continuiamo a scrivervi  inviandovi un’articolo scritto da ricercatori che si interessano della Storia degli Antoniani, comprendiamo che l’informazione del Mauriziano è priva di questi importantissimi dettagli sulla provenienza degli Abati costruttori di Ranverso e rischiamo di sbagliare scrivendo cose inesatte che confondono i cittadini, visitatori , guide, scuole etc…., chiediamo a lei autore di ricomporre l’informazione del luogo modificando  l’articolo sull’autorevole portale  (NotiziarioAraldico) aggiornando l’origine di Ranverso, noi consigliamo di eliminare dal suo scritto: (Sant’Antonio di Ranverso Monastero di Cistercensi).

un cordiale saluto Ersilio Teifreto

   
 
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Today: Wednesday 2 June 2021 , 3:48 am

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Nrme – Enciclopedia italianaMiscellaneaCanonici regolari di Sant’Antonio di VienneCanonici regolari di Sant’Antonio di VienneLast updated 7 Giorno , 14 ora2 Visualizzazioni Advertisement In this page talks about ( Canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne ) It was sent to us on 25/05/2021 and was presented on 25/05/2021 and the last update on this page on 25/05/2021Il tuo commento   

Inserisci il codice OriginiRapida espansioneDeclino e fineLe fondazioni AntonianeIl fuoco di Sant’AntonioI simboli antonianiBibliografiaVoci correlateAltri progettiCollegamenti esterni  I canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne erano un ordine ospedaliero e monastico-militare medievale. I membri di questo ordine, chiamati anche cavalieri del fuoco sacro (la malattia oggi detta ergotismo o “fuoco di Sant’Antonio”), si dedicavano alle cure degli ammalati di ergotismo che cercavano grazia e conforto presso i santuari di Sant’Antonio abate. Venivano anche chiamati i cavalieri del tau, per la loro divisa che era formata da una veste e da un manto neri, con una croce di sole tre braccia di colore azzurro, cucita sopra il cuore.Origini .
All’inizio del millennio un nobile francese, Jocelin de Chateau Neuf, di ritorno da un pellegrinaggio in Terra santa, portò nel Delfinato le spoglie di Antonio abate, avute in dono, pare, dall’imperatore di Costantinopoli. Le reliquie vennero lasciate a La Motte St. Didier (attuale Saint-Antoine-l’Abbaye), vicino a Vienne, dove già esisteva un priorato benedettino. Qui nel 1095 sorse una comunità laicale con fini ospedalieri, a seguito del voto fatto dal nobile Gastone, che aveva avuto un figlio guarito dall’ergotismo, per grazia ricevuta al santuario di Saint Antoine Abbaye. Egli, assieme al figlio e ad altri cinque nobili del Delfinato, formarono il primo nucleo di questo ordine. La confraternita laica di Gastone venne approvata da papa Urbano II nel 1095 e confermata da papa Onorio III con bolla papale nel 1218. Nel 1297 papa Bonifacio VIII, con la bolla Ad apostolicae dignitatis, eresse in Ordine di canonici regolari l’antica compagine ospedaliera sotto la regola di S. Agostino, nasce così l’Ordine ospedaliero dei canonici regolari di S. Agostino di S. Antonio abate di Vienne, detto comunemente degli Antoniani Viennois o di Vienne o, nel regno di Napoli, di Vienna.Rapida espansione in Valle di Susa
L’Ordine in origine era formato da infermieri e frati laici che avevano come superiori religiosi i Benedettini dell’abazia di Montmajeur presso Arles, sottomissione che provocava continui litigi e discussioni, che non impedirono all’Ordine di espandersi rapidamente in tutta Europa e oltre. In Italia i primi ospitali sorsero lungo la via francigena che collegava Delfinato e Italia, presso la Precettoria di Sant’Antonio a Ranverso in Val di Susa (ante 1188), poi a Roma, Teano (CE) e presso Napoli e Brescia
Nel 1253 papa Innocenzo IV chiamò gli antoniani a costruire l’ospedale mobile della Curia romana che era incaricato di seguire il papa nei suoi spostamenti. Alla fine del XIII secolo l’ordine era presente in buona parte dell’Europa, ma anche a Cipro, Costantinopoli, Atene e persino in Etiopia e nei paesi dei Tartari. Nell’ultimo decennio del secolo XIII venne anche definitivamente risolta la questione della sottomissione ai Benedettini. Il diciassettesimo gran maestro dell’Ordine, Aimone de Montany, riesce a ottenere il priorato, con bolla papale del 9 giugno 1297; da questo momento il gran maestro diventa il primo abate dell’ordine degli antoniani a cui faranno riferimento tutte le commanderie sparse per il mondo. Il capitolo generale tenutosi nel 1298 approva la nuova regola, che era conforme ai canoni agostiniani e cambia il nome in Ordine dei canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne. I monaci antoniani erano facilmente identificabili dall’abito, che consisteva in una tonaca nera con una grande ‘tau’ azzurra, detta la “potenza di S. Antonio”, cucita sulla sinistra del petto. Questi religiosi vivevano di elemosine e lasciti, spesso causa di abusi e scontri con gli altri ordini.
Lo stesso Dante, in uno degli ultimi canti della Divina Commedia, prende di mira gli antoniani, evidentemente molto attivi e spesso insistenti nella richiesta di elemosine e scrive: “di questo ingrassa il porco Sant’Antonio/ e altri assai son ancor più porci, / pagando di moneta senza conio” (Paradiso, canto XXIX, vv.124-126).
L’Ordine ebbe nel corso della sua storia, durata fino al 1776, anno della soppressione, una grandissima espansione territoriale i cui limiti erano a nord la Svezia, a est l’Ucraina e a sud forse l’Etiopia, con circa mille fondazioni, delle quali un centinaio distribuite in tutta l’Italia. Non a caso nel XV secolo gli antoniani assistevano ben oltre 4000 pazienti, in circa 370 ospedali sparsi per l’Europa.Declino e fine Ma a partire dal XVII secolo il fenomeno dell’accorpamento degli ospedali gestiti dai vari ordini e il miglioramento delle condizioni igieniche in Europa (che portarono alla scomparsa delle grandi epidemie che avevano flagellato il vecchio continente nei secoli precedenti), fecero venir meno la stessa ragione d’esistere degli antoniani, sempre più divisi da dispute e conflittualità interne.
Così nel 1774, due anni prima della soppressione dell’Ordine, venne decisa dal Capitolo generale degli antoniani l’unione con l’Ordine di Malta, che si prefiggeva anch’esso, fra i suoi scopi, l’assistenza e la cura dei pellegrini. Il 17 dicembre 1776 papa Pio VI con la bolla Rerum humanarum conditio sancì definitivamente l’abolizione dell’ordine antoniano i cui beni passarono in gran parte all’Ordine di Malta e, nel Regno di Napoli, all’Ordine Costantiniano.Le fondazioni Antoniane L’Ordine lasciò traccia del suo passaggio attraverso una serie pressoché infinita di ospedali e luoghi di culto dedicati a sant’Antonio abate distribuiti in tutta Europa.
Naturalmente la scelta delle località in cui sorgevano le fondazioni degli antoniani era determinata dagli scopi a cui esse erano destinate, ovvero l’accoglienza dei viaggiatori e dei pellegrini ed in particolare la cura dei malati. Non a caso accanto ad ogni fondazione spesso è testimoniata la presenza dell’ospedale.
Solitamente questo era un edificio spartano che comprendeva una cucina con la mensa, i dormitori, una cappella e alcuni locali di servizio. Qui all’ospitalità si affiancava la cura delle malattie che colpivano i pellegrini durante il loro viaggio. Con il tempo questa funzione divenne prevalente, tanto che dall‘hospitale medievale è derivato l’attuale significato di ospedale.
Una delle maggiori comun ità antoniane fu fondata a Napoli alla fine del XIII secolo.Il fuoco di Sant’Antonio La malattia che l’Ordine antoniano curava in modo specifico era l’herpes zoster detto anche fuoco di Sant’Antonio, molto diffuso tra i poveri a causa della cattiva alimentazione, ed anche l’ergotismo, che era provocato soprattutto dall’ingestione di segale cornuta (veniva così chiamata la segale contaminata da un fungo che sviluppava un alcaloide che provocava l’intossicazione).
Gli antoniani usavano soprattutto il grasso di maiale come emolliente per le piaghe provocate dal fuoco di Sant’Antonio, per questo nei loro possedimenti allevavano spesso i maiali che simbolicamente venivano raffigurati anche nelle chiese dell’Ordine.I simboli antoniani Il “Tau” era il simbolo degli antoniani, probabilmente venne scelto perché, oltre a ricordare la croce, rappresentava la stampella usata dagli ammalati e alludeva alla parola “thauma”, che in greco antico significa “prodigio”. Secondo altre fonti, essendo la lettera tau l’ultima dell’alfabeto ebraico, essa indicava le cose ultime a cui il grande santo taumaturgo Antonio sempre pensava.
File:Baptismal font of the fourteenth century (with the symbol of TAU).jpgthumbFivizzano: fonte battesimale del secolo XIV (con il simbolo del TAU) nella chiesa prepositurale di Sant’Antonio e San Jacopo fondata il 30 luglio 1377 dai Frati Ospitalieri di Sant’Antonio di Vienne.
Altro simbolo dell’Ordine era la campanella, con la quale gli antoniani annunciavano il loro arrivo durante gli spostamenti e le questue.
Simboli che, col tempo, sono diventati attributi dello stesso sant’Antonio abate a cui tradizionalmente è associata anche l’immagine del fuoco, sia in virtù del potere taumaturgico del santo nella cura del fuoco di Sant’Antonio, ma anche perché secondo la tradizione popolare il santo abate è custode dell’inferno, da dove sottrae le anime dannate, ingannando i diavoli con abili stratagemmi.BibliografiaItalo Ruffino, Canonici regolari di Sant’Agostino di Sant’Antonio di Vienne. «Dizionario degli istituti di Perfezione», volume II, Roma, edizioni Paoline, 1975, 134-141.Italo Ruffino, Storia ospedaliera antoniana: Studi e ricerche sugli antichi ospedali di S. Antonio Abate, Effatà editrice, Cantalupa (TO), 2006Francesco Mottola, Per la storia dell’ordine Antoniano di Vienne in Italia meridionale: la Precettoria di Campagna. «Nuovi Annali della Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari», Leo S. Olschki Editore, anno I, 1987, 157-168.Gianfranco Gritella (a cura di), Il colore del Gotico. I restauri della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, Editrice Artistica Piemontese, Savigliano (CN) 2001Voci correlateSant’Antonio abateChiesa di Sant’Antonio Abate (Napoli, capoluogo)Altri progettiCollegamenti esterniAntonio di Vienne

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Da: ricercatoreteifreto@libero.it

A: “comunicazioni@centrostudiaraldici.org”<comunicazioni@centrostudiaraldici.org>

Data: 25/05/2021 19:35

Oggetto: Fwd: Re: Fwd: NEWS Magazine ToriNovoli

Buongiorno Signor Presidente , grazie per la risposta molto disponibile al dialogo con i cittadini volontari.

Scusi ma  rispettosamente vogliamo ricordare che  l’Ordine del Mauriziano ha diverse proprietà di cui l’Abbazia Cistercense di Staffarda nel Cunese, può forse  trattarsi di una svista?  se così non fosse cercherò nei testi del defunto Maestro Mons. Italo Ruffino ricercatore ed sperto dell’origine della Precettoria e Storia Ospedaliera Antoniana.

Il Borgo di Ranverso era una filiale della Casa Madre nel villaggio Motte Saint Didier nel Delfinato della Francia dove nell’anno 1.070 già esisteva una Chiesa Benedettina ed un’Ospedale per la cura del Fuoco Sacro, pochi anni dopo  i Frati vennero chiamati dai Savoia a Ranverso e provenivano  dalla Francia,  furono loro a costruire  l’Ospedale e alcune case uso foresteria, di fatto  replicarono il sistema della Casa Madre  per l’accoglienza e la  cura ai  pellegrini che passavano prevalentamente lungo le vie Francigene come quella che attraversa Ranverso e indica la strada per arrivare a Roma, ne deriva l’Ordine Ospedaliero  Dei Canonici regolari  di Sant’Agostino di Sant’Antonio Abate di Vienne, detto comunemente degli Antoniani Viennois.

Sig. Presidente, in archivio ho la foto dello stemma dell’Arme, non e più visibile a Ranverso e composto da: aquila bicipite al cuore impresso il simbolo Antoniano della lettera Tau e altre due più piccole sulle ali,

un cordiale saluto Ersilio Teifreto 

———- Messaggio originale ———-

Da: Centro Studi Araldici <comunicazioni@centrostudiaraldici.org>

A: ricercatoreteifreto@libero.it

Data: 24/05/2021 20:27

Oggetto: Re: Fwd: Saluto e segnalazione – NEWS MAURIZIANO

Preg.mo Sig. Teifreto,
ci permetta innanzitutto di ringraziarLa per la considerazione che ci attesta e per l’attenzione che ha dedicato al nostro pur modesto lavoro.

In merito al Suo quesito purtroppo ci è difficile esserLe d’aiuto, trattandosi di un articolo e non di uno studio scientifico le fonti da cui si ricavano le informazioni non vengono schedate ed archiviate, ed essendo passato ormai del tempo (e diverse centinaia di articoli …) la memoria può poco.

Quel che ricordo – avendo scritto io l’articolo – è che all’epoca sentii direttamente la Fondazione per avere informazioni, dirLe però che l’indicazione da Lei citata provenga dalla Fondazione stessa è un azzardo, ricordo però che il tutto era partito da qualcosa pubblicato on line di puttosto confuso, che rese appunto necessario interpellare una fonte diretta come la Fondazione; non posso quindi escludere che possa trattarsi di un’indicazione errata che ci ha tratto in inganno, se Lei ritiene di avere una ragionevole certezza di ciò, potremo volentieri correggere l’indicazione.

Speriamo di essere riusciti a fornirLe le informazioni e le risposte a Lei utili, e confidiamo di poterLa continuare ad annovera tra i nostri utenti, ma se avesse necessità di ulteriori chiarimenti La preghiamo vivamente di non esitare a contattarci.

Cordiali saluti

Centro Studi Araldici

Le molte mail a cui dobbiamo rispondere ci obbligano alla sintesi e a toni che involontariamente possono apparire sbrigativi, ce ne scusiamo.

Il Centro Studi Araldici cerca di offrire tutti i Suoi servizi in maniera completamente gratuita; se ritiene utile il nostro impegno La preghiamo di sostenerci, secondo le Sue possibilità. Tutti possono aiutarci, anche solo continuando a seguire il nostro lavoro e facendolo conoscere ad altre persone. Grazie

Il 24/05/2021 11:35, ricercatoreteifreto@libero.it ha scritto:

https://www.notiziarioaraldico.info/2019080114741/prende-forma-la-nuova-fondazione-ordine-mauriziano/

Buongiorno Sig. Presidente siamo dei volontari nel borgo speciale di Sant’Antonio di Ranverso(TO), vi inviamo il link dell’articolo apparso sul vostro autorevole portale dove il luogo viene nominato: Cistercense, vorremmo qualche informazione in più, noi per es… sappiamo che  all’origine furono i Benedettini,poi Agostiniani e Canonici Regolari di Sant’Antonio di Vienne, vi inviamo una foto della piccola cappella primitiva di Ranverso,

in attesa di una vostra cortese risposta 

noi volontari vi  porgiamo cordiali saluti Ersilio Teifreto

classe 47 telef. 327/7361011 


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