Agosto 4, 2020

Commenda di libera collazione sotto il titolo dei SS. Maurizio e Antonio, dotandola coi beni della Cascina nominata di Stura, già di proprietà degli ex Padri Antoniani. 13 NOVEMBRE 1789

Commenda di libera collazione sotto il titolo dei SS. Maurizio e Antonio, dotandola coi beni della Cascina nominata di Stura, già di proprietà degli ex Padri Antoniani. 13 NOVEMBRE 1789

 

Che cos’è la collazione

La collazione è l’obbligazione in forza della quale taluni soggetti che accettano l’eredità e che hanno ricevuto donazioni in vita dal de cuius, hanno l’obbligo di conferire nell’asse ereditario quanto ricevuto, al fine di formare le porzioni.

Presupposto della collazione

Il presupposto della collazione è la situazione di comunione ereditaria del patrimonio relitto: in dottrina si è sostenuto che non sussista l’obbligo della collazione nel caso in cui il testatore disponga di una serie di legati o nel caso in cui proceda ad una divisione testamentaria. Nel caso di legittimario pretermesso, invece, acquistando la qualità di erede solamente a seguito del vittorioso esperimento dell’azione di riduzione, sarà tenuto alla collazione solamente nel momento in cui è qualificato come erede.

Soggetti tenuti alla collazione

soggetti tenuti alla collazione sono identificati dal legislatore nell’art. 737 c.c. e sono:

  • i figli;
  • i loro discendenti;
  • il coniuge.

Tali soggetti se concorrono alla successione sono tenuti, a norma dell’art. 737 del codice civile, “a conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati”.

Ovviamente una eventuale dispensa non può mai andare oltre i limiti della quota disponibile (si veda in proposito Le quote ereditarie nella successione necessaria.

L’Oggetto

L’oggetto della collazione sono le donazioni, dirette ed indirette, effettuate dal de cuius. Saranno quindi oggetto di collazione le intestazioni di beni a nome altrui (fattispecie che ricorre allorquando i genitori che acquistano un immobile intestandolo al figlio), i negozi misti con donazione (per la parte di donazione), ma non saranno compresi gli atti a titolo gratuito che non sono sorretti da spirito di liberalità.

Dispensa dalla collazione

La dispensa dalla collazione è qualificabile come un’ulteriore ed autonoma liberalità, effettuata da de cuius nel momento in cui ha compiuto la donazione, o successivamente: egli può infatti stabilire che il lascito sia imputato, per quanto capiente, sulla quota disponibile. Si faccia il seguente esempio: i successori di Tizio sono solamente i suoi due figli, Caio e Sempronio. In vita Tizio ha donato a Caio la somma di euro 40.000,00 ed il patrimonio relitto è pari a 50.000,00:

  • nel caso in cui Caio non fosse stato dispensato dalla collazione: il patrimonio relitto sarebbe 40.000+50.000=90.000 da dividersi tra Caio e Sempronio € 45.000 ciascuno. Caio, avendo già avuto 40.000, avrà diritto a soli 5.000,00 euro;
  • nel caso in cui Caio fosse stato dispensato dalla collazione: i 40.000 sarebbero imputati alla quota disponibile. Nel caso in esame la quota disponibile è 1/3 dell’eredità, quindi 1/3 di euro 90.000=30.000. Caio riterrà euro 30.000 quale quota disponibile e conferirà solamente euro 10.000. Questi euro 10.000 saranno sommati al relictum di 50.000 e, la somma, sarà divisa tra gli eredi Caio e Sempronio (10.000+50.000=60.000/2=30.000) e Caio, avendo conferito 10.000, preleverà 20.000. Alla fine Caio avrà ricevuto, oltre alla sua quota di legittima, la quota disponibile, per un totale di euro 60.000,00.

Collazione in natura o per imputazione

La collazione può farsi in natura o per imputazione: con la collazione in natura è l’intero bene, nella sua fisicità, che viene conferito nella massa ereditaria. Diversamente, la collazione per imputazione prevede una sorta di addebito del valore del bene dalla quota del coerede, e di prelevamento da parte degli altri coeredi, in modo da bilanciare le quote.

Il legislatore dispone che non sono soggette a collazione le donazioni di modico valore a favore del coniuge, le spese per il mantenimento e l’educazione dei figli e tutte quelle elencate dall’art. 742 c.c.

Le donazioni escluse dalla collazione

Va in ogni caso precisato che non tutte le donazioni sono soggette a collazione.

Restano per legge escluse, infatti, le spese di mantenimento e di educazione, quelle sostenute per malattia, quelle ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze e le liberalità che si suole fare in occasione di servizi resi o in conformità agli usi (ad esempio, quindi, i regali di Natale o di compleanno).

Per quanto riguarda le spese per il corredo nuziale e quelle per l’istruzione artistica o professionale del donatario, queste sono soggette a collazione solo se, tenuto conto delle condizioni economiche del donante defunto, eccedono notevolmente la misura ordinaria.

Per completezza si segnala qui che la collazione non riguarda neanche quanto il defunto e qualche suo erede abbiano conseguito per effetto di una società contratta senza frode, purché le condizioni siano state regolate con atto di data certa.

La riunione fittizia

Affine alla collazione ma da tenere ben distinta da essa è la riunione fittizia.

Quest’ultima, infatti, è l’operazione complessa con la quale viene formata una massa di tutti beni che appartenevano al defunto quando era ancora in vita, vengono sottratti i debiti e si riuniscono fittiziamente i beni dei quali egli aveva disposto a titolo di donazione. In sostanza la riunione fittizia persegue lo scopo di determinare l’ammontare della quota disponibile attraverso l’apprezzamento del relictum, la detrazione del debitum e l’aggiunta dell’eventuale donatum.

Con riferimento a tale ultimo aspetto, sebbene il valore dei beni donati debba essere determinato facendo riferimento alle norme dettate dal codice civile per la collazione, si sottolinea che la differenza rispetto a tale ultimo istituto è, a ben vedere, netta: nella riunione fittizia, infatti, si procede ad un’operazione che ha una mera rilevanza contabile e non è concreta ed effettiva come invece avviene nella collazione. In sostanza, l’aumento dell’attivo netto dell’asse ereditario viene incrementato del valore delle donazioni solo sulla carta e non materialmente.

Il testo degli articoli del codice civile sulla collazione

Art. 737. Soggetti tenuti alla collazione.
I figli e i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati.
La dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile.

Art. 738. Limiti della collazione per il coniuge.
Non sono soggette a collazione le donazioni di modico valore fatte al coniuge.

Art. 739. Donazioni ai discendenti o al coniuge dell’erede. Donazioni a coniugi.
L’erede non è tenuto a conferire le donazioni fatte ai suoi discendenti o al coniuge, ancorché succedendo a costoro ne abbia conseguito il vantaggio.
Se le donazioni sono state fatte congiuntamente a coniugi di cui uno è discendente del donante, la sola porzione a questo donata è soggetta a collazione.

Art. 740. Donazioni fatte all’ascendente dell’erede.
Il discendente che succede per rappresentazione deve conferire ciò che è stato donato all’ascendente, anche nel caso in cui abbia rinunziato all’eredità di questo.

Art. 741. Collazione di assegnazioni varie.
È soggetto a collazione ciò che il defunto ha speso a favore dei suoi discendenti per assegnazioni fatte a causa di matrimonio, per avviarli all’esercizio di una attività produttiva o professionale, per soddisfare premi relativi a contratti di assicurazione sulla vita a loro favore o per pagare i loro debiti.

Art. 742. Spese non soggette a collazione.
Non sono soggette a collazione le spese di mantenimento e di educazione e quelle sostenute per malattia, né quelle ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze.
Le spese per il corredo nuziale e quelle per l’istruzione artistica o professionale sono soggette a collazione solo per quanto eccedono notevolmente la misura ordinaria, tenuto conto delle condizioni economiche del defunto.
Non sono soggette a collazione le liberalità previste dal secondo comma dell’articolo 770.

Art. 743. Società contratta con l’erede.
Non è dovuta collazione di ciò che si è conseguito per effetto di società contratta senza frode tra il defunto e alcuno dei suoi eredi, se le condizioni sono state regolate con atto di data certa.

Art. 744. Perimento della cosa donata.
Non è soggetta a collazione la cosa perita per causa non imputabile al donatario.

Art. 745. Frutti e interessi.
I frutti delle cose e gli interessi sulle somme soggette a collazione non sono dovuti che dal giorno in cui si è aperta la successione.

Art. 746. Collazione d’immobili.
La collazione di un bene immobile si fa o col rendere il bene in natura o con l’imputarne il valore alla propria porzione, a scelta di chi conferisce.
Se l’immobile è stato alienato o ipotecato, la collazione si fa soltanto con l’imputazione.

Art. 747. Collazione per imputazione.
La collazione per imputazione si fa avuto riguardo al valore dell’immobile al tempo della aperta successione.

Art. 748. Miglioramenti, spese e deterioramenti.
In tutti i casi, si deve dedurre a favore del donatario il valore delle migliorie apportate al fondo nei limiti del loro valore al tempo dell’aperta successione.
Devono anche computarsi a favore del donatario le spese straordinarie da lui sostenute per la conservazione della cosa, non cagionate da sua colpa.
Il donatario dal suo canto è obbligato per i deterioramenti che, per sua colpa, hanno diminuito il valore dell’immobile.
Il coerede che conferisce un immobile in natura può ritenerne il possesso sino all’effettivo rimborso delle somme che gli sono dovute per spese e miglioramenti.

Art. 749. Miglioramenti e deterioramenti dell’immobile alienato.
Nel caso in cui l’immobile è stato alienato dal donatario, i miglioramenti e i deterioramenti fatti dall’acquirente devono essere computati a norma dell’articolo precedente.

Art. 750. Collazione di mobili.
La collazione dei mobili si fa soltanto per imputazione, sulla base del valore che essi avevano al tempo dell’aperta successione.
Se si tratta di cose delle quali non si può far uso senza consumarle, e il donatario le ha già consumate, si determina il valore che avrebbero avuto secondo il prezzo corrente al tempo dell’aperta successione.
Se si tratta di cose che con l’uso si deteriorano, il loro valore al tempo dell’aperta successione è stabilito con riguardo allo stato in cui si trovano.
La determinazione del valore dei titoli dello Stato, degli altri titoli di credito quotati in borsa e delle derrate e delle merci il cui prezzo corrente è stabilito dalle mercuriali, si fa in base ai listini di borsa e alle mercuriali del tempo dell’aperta successione.

Art. 7

Stessa data, altre con le quali S.M. istituisce
una nuova Commenda di libera collazione sotto
il titolo dei SS. Maurizio e Antonio, dotandola
coi beni della Cascina nominata di Stura, già di
proprietà degli ex Padri Antoniani.
13 NOVEMBRE 1789
Altre, di erezione di una terza Commenda di
libera collazione sotto il titolo di San Carlo e
della Beata Margherita di Savoia, sopra alcuni
effetti e beni esistenti al di là della Dora,
smembrati dalla maggiore Tenuta di Ranverso,
detti il Castelletto, la Grangietta e la Gran
Vigna già spettanti al soppresso Monastero
degli Antoniani.
14 OTTOBRE 1791
Regie Magistrali Patenti, per cui S.M. erige
una quarta Commenda di libera collazione sotto
il titolo di San Ferdinando, con beni ed effetti
situati nel territorio di Rosta, denominati
“Cascina Nuova”, smembrati dai beni della
grande Tenuta di Sant’Antonio di Ranverso.
25 NOVEMBRE 1791
Regio Viglietto portante concessione d’uso
privato della Chiesa e Sacrestia di Sant’Antonio
Abate unite a questo Ordine, nonché delle
suppellettili, mobilio, lingerie ed alloggio
gratuito per due Preti e Sacrestano, a favore
dell’Opera della Mendicità di Torino, eretta
sotto l’invocazione dei SS. Filippo Neri e
Vincenzo de Paoli, mediante l’osservanza delle
ivi ingiunte obbligazioni.
6 MARZO 1792
Bolla Pontificia con la quale, stante il
dubbio se S.M. Generale Gran Maestro potesse
rettamente e legittimamente, ai sensi delle ivi
già citate Bolle, conferire ai Principi suoi figli
la Commenda e pensioni di Santa Maria di
Lucedio, ancorché non professi nell’Ordine dei
SS. Maurizio e Lazzaro, il Papa Pio VI concede
al detto Reale Gran Maestro pro tempore la
facoltà di conferire tanto agli stessi Principi,
come agli altri in avvenire, di sangue Reale le
Commende e Pensioni del citato Ordine, senza
obbligo di fare la regolare professione,
bastando loro la sola professione di fede,
secondo la forma e il modo prescritti dalle ivi
riferite Lettere Apostoliche.

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