Luglio 6, 2024

Che dire dell’autenticità delle reliquie?? di Saint’Antoine l’Abbaye Abate e San Trophime.

Che dire dell’autenticità delle reliquie?? di Saint’Antoine l’Abbaye Abate e San Trophime.

 

 

 

 

   Reliquie di Arles arrivate a Novoli nel 2006                              Reliquie in processione Maggio 2024 a Saint Antoine l’Abbaye

 

 

Che dire della questione dell’autenticità dell’una o dell’altra delle reliquie?? Reliquiari di Sant’Antonio Abate e di San Trophime.

Jean-Philibert de Montchenu (1442-1506), comandante di Sant’Antonio a Roma poi a Ranverso, protonotario apostolico, ambasciatore di Luigi XI, consigliere del vescovo di Ginevra, monaco guerriero, monaco poeta se non libertino, incaricato della missione dal papa, vescovo di Agen poi Viviers, costruttore del castello di Largentière prima di passare otto anni di prigionia come ostaggio dei pirati barbareschi ….il suo curriculum vitae lascia un sognatore e da solo merita un libro! Stemma di Jean de Montchenu, protonotario. Beneficiando della protezione del prozio, studiò a Roma e ottenne il priorato antonino di Roma nel 1459 per poi diventare commendatore di Sant’Antonio da Ranverso. Il 14 giugno 1460 fu nominato protonotario apostolico del Papa. Scomunicato due volte, nel 1461 e nel 1496, conserva tuttavia la fiducia dei papi successivi (Pio II nel 1458, Paolo II nel 1464 e Sisto IV nel 1471), e Aymar Falco, lo storico degli Antonini, lo elogia sullo stesso rango del suo prozio fondatore della Cappella della Trinità. Ma proprio, è lecito avere qualche dubbio, Falco come molti storici (tra gli altri, Auguste Roche nel suo armoriale dei vescovi di Viviers nel 1894, Don Germain Maillet-Guy nel suo articolo del 1905 nel bollettino storico della Drôme o Jean Porcher che lo cita nel 1991 nella biografia associata allo studio dello chansonnier cordiforme) hanno talvolta confuso i due Jean. Gli archivi conservati dalla famiglia hanno il merito di fornire prove indiscutibili che vanno confrontate con varie fonti storiche. Innanzitutto, il primo documento non è l’atto più glorioso ma è cronologicamente il più antico: la scomunica pronunciata il 19 dicembre 1461 dal vescovo di Vienna che sembra comunque dimostrare che Jean de Montchenu, a quel tempo, non aveva le qualità richieste per un religioso!

Questa scomunica menziona che nel 1461 Giovanni deteneva già la commenda di Ranvers, che gli fu indubbiamente ritirata a causa di questa sanzione, ma sarà ufficialmente nuovamente previsto il 22 aprile 1470 da Papa Paolo II. Questo documento, purtroppo non tradotto, non indica il motivo di tale rimprovero, ma la continuazione della carriera di Jean de Monchenu può spiegarlo a posteriori. Così, il cronista ginevrino François Bonivard ne fa un ritratto poco lusinghiero nel 1867:” era un grande mascalzone, di condotta vergognosa, immodesto tra tutti, dissoluto, pieno di vizi ” quando era consigliere del vescovo di Ginevra e aveva per varie azioni di armi e malaffare provocato le ire di Papa Sisto IV. Del suo periodo con il Vescovo di Ginevra tra il 1468 e il 1476, ricordiamo alcuni episodi armati a fianco di Carlo l’Ardito. Poi, abbandonando l’alleanza con i Burgundi, Jean de Montchenu si avvicina al re di Francia che lo incarica di preparare un trattato di pace con il duca di Bretagna, e Luigi XI, senza dubbio soddisfatto dei suoi servigi, lo fa nominare vescovo di Agen nel 1477 e poi Viviers l’anno successivo. Papa Sisto IV non aveva convalidato la nomina al vescovado di Agen, ottenne il vescovado di Viviers dove si perse in dispute con gli ufficiali del re, gli abitanti di Châteauneuf du Rhône e Bourg Saint Andéol e persino con i religiosi dell’abbazia di Cruas. Allo stesso tempo, ha intrapreso gli ampliamenti del castello di Largentière, ampliamenti che saranno proseguiti dal suo successore Claude de Tournon e che riguardano il recinto con due torri che si affacciano sulla porta principale e un corpo edilizio che collega le due torri al mastio. Si distinse per numerosi processi che gli valsero l’ira di tutte le autorità della regione al punto da essere senza dubbio oggetto di una nuova scomunica nel 1496. “Penultimo gennaio 1496. Sentenza di scomunica e sospensione pronunciata da Pierre de Sinemuro,

dottore dei diritti, canonico custode della chiesa di Lione, giudice commissario ed esecutore apostolico, contro il venerabile frate Jean de Montchenu, vescovo di Vivarais e cellarer del monastero di Saint Antoine, iniettando a tutti gli abati, priori, sacristani, canonici, arcipreti, sacerdoti ed ex rettori delle chiese di pubblicare la detta scomunica al suono delle campane, candele accese … Gli eventi riportati dagli storici variano quindi un po ‘ e le date menzionate non sembrano conformi alla realtà. Così, secondo una versione contestata, recandosi a Napoli via mare nel 1497, sarebbe stato fatto prigioniero dai Barbari e consegnato nel 1505 dai religiosi dell’Ordine delle Misericordie – (L’Ordine dei Mercedari, chiamato anche Ordine di Nostra Signora delle Misericordie, è un ordine religioso fondato durante le crociate per riscattare i cristiani prigionieri dai pirati moreschi e ridotti in schiavitù). Un documento del 1495 firmato da Carlo VIII, figlio di Luigi XI, accredita comunque questo episodio che sarebbe quindi avvenuto prima di quella data, e non dopo il 1497. Nessuna certezza per mancanza di esplicita precisione, ma il fatto che avremmo potuto credere nella morte di Jean de Montchenu sembra confermarlo bene: “Carlo, per grazia di Dio Roy di Francia, Sicilia e Gerusalemme, al siniscalco di Beaucaire, Bailly du Vivarais e a tutti gli altri nostri vigilantes, ufficiali o loro luogotenenti, salut; …poiché ci era stato detto contro la verità che il nostro amato e orgoglioso consigliere Jean de Montchenu vescovo di Viviers era passato dalla vita alla morte, avevamo concesso le nostre lettere patenti per mettere in mano il temporale del suo santo vescovato e i frutti che dipendono da esso…. …con la quale e che da allora siamo stati informati alla verità che non era morto ma era in piena vita, e che sotto il colore del detto falso implicito non vorremmo che gli fosse rimasto impedito (di ricevere i frutti del suo vescovato),… a favore anche dei buoni e piacevoli servizi che ci ha fatto,… con la presente mandiamo e ci impegniamo.. per sollevare e rimuovere la nostra morsa per il suo bene … e lascialo godere e usare pienamente come ha fatto prima disse stranglehold… ….dato a Torino il ventiduesimo giorno di agosto dell’anno millequattrocentonovantacinque, dei nostri regni di Francia il dodicesimo e di Sicilia il primo. Dal Re al rapporto del suo Consiglio, Damont. » Tra il 1478, data della nomina di Jean de Montchenu al vescovato di Viviers, e il 1495, passano quasi 20 anni durante i quali è abbastanza plausibile collocare questo episodio nelle mani dei Barbari. Il fatto che sia stato creduto morto corrobora perfettamente questa lunga scomparsa. Più sorprendente è la data della seconda scomunica: gennaio 1496. ! Che cosa avrebbe potuto fare tra l’agosto 1495 e il gennaio 1496 per portare ad una scomunica accoppiata con la pena di “suspense”? Anche il documento non è tradotto, ma la sentenza di sospensione che comporta per l’interessato il divieto di esercitare il suo ufficio può essere spiegata dal cumulo delle funzioni di vescovo e comandante di Saint Antoine, un ufficio che Jean de Montchenu non ha mai voluto abbandonare per motivi lucrativi, mentre i due sono incompatibili. In assenza di altri documenti, ci atteniamo a queste ipotesi, che sono probabilmente abbastanza vicine alla realtà. Una piccola digressione storica per ricordare perché Carlo VIII, re di Francia, si adorna anche dei titoli di Re di Sicilia e Re di Gerusalemme. Il regno di Gerusalemme creato durante la prima crociata nel 1099 scompare nel 1291 con la riconquista dei musulmani, ma il titolo, prestigioso e ricco di storia, rimane appannaggio della casa d’Angiò poi dei re di Francia dal momento che Carlo d’Angiò, fratello di Luigi IX (San Luigi) e ultimo figlio del re di Francia Luigi VIII e di Bianca di Castiglia, che fu incoronato re di Sicilia a Roma nel 1266 e re di Gerusalemme nel 1278. Il regno di Sicilia o di Napoli, anch’esso nato dalle crociate del 1130, passa nelle mani dei sovrani d’Aragona ma con il matrimonio di Luigi II d’Angiò e Yolanda d’Aragona, ritorna per successione all’ovile della casa d’Angiò nel 1435. René d’Angiò, “il buon re René”, lascia il suo regno di Provenza a Luigi XI con il titolo più onorifico che reale di re di Sicilia e Gerusalemme. Il figlio di Luigi XI, Carlo VIII, intende far valere i diritti della corona di Francia e apre un secolo di battaglie in Italia a cui parteciperà Marin de Montchenu. Torniamo per il momento a Jean de Montchenu, con il cantante cordiforme e un’ultima, a dir poco sorprendente missione riguardante l’autenticità delle reliquie di Sant’Antonio. Questo “chansonnier cordiforme”, non che questo sia il suo principale titolo di gloria, darà un segno particolarmente originale alla sua carriera monastica Si tratta di una piccola raccolta di 72 pagine di canzoni d’amore latine e francesi su pergamena a forma di cuore (doppio cuore aperto), unica nel suo genere per l’epoca. Dopo molte vicissitudini, questo documento venne lasciato in eredità al barone de Rothshild che lo donò alla Biblioteca Nazionale nel 1949. Datato con certezza tra il 1460 e il 1470, porta lo scudo dei Montchenu e dei Terniers (suo nonno materno), il tau degli Antonini e il cappello nero ecclesiastico dei protonotari (funzione che Giovanni occupava in quel momento nella Santa Sede), ulteriore datario che indica che non era ancora vescovo Infine, nonostante questo percorso a dir poco atipico, Jean de Montchenu manterrà la fiducia del papato che gli darà nel 1491 la missione di risolvere la disputa tra Sant’Antonio in viennese per quattro secoli e l’Abbazia di Montmajour riguardo alle reliquie di Sant’Antonio In origine, le reliquie erano state affidate ai benedettini di Montmajour per fondare un priorato a La Motte aux Bois, ma data la crescente fama del santo e l’afflusso di pellegrini a Dauphiné, poi la decisione del papa di creare l’ordine antonino, l’antagonismo tra le due abbazie non fece che peggiorare nel tempo. L’abbazia di Montmajour I Benedettini rivendicando il possesso delle reliquie, anche apparentemente sostenendo – ma nessuna fonte storica affidabile lo conferma – di aver conservato parte di esse, il papa inviò Giovanni di Montchenu in missione per cercare di risolvere la disputa. In effetti, il problema di fondo riguardava anche-e soprattutto? – una questione pecuniaria, la regalità che Sant’Antonio viennese doveva versare ogni anno ai Benedettini di Montmajour come sussidiaria. I negoziati si conclusero con una bolla papale del 31 dicembre 1495 che aboliva l’unione delle due abbazie, ma la questione delle reliquie sembra essere rimasta irrisolta. Ancora oggi rimangono due reliquiari, uno a Saint Antoine, e un altro ad Arles presso la chiesa di Saint Trophime dove fu trasferito dopo la rovina di Montmajour … Che dire della questione dell’autenticità dell’una o dell’altra delle reliquie?? Reliquiari di Sant’Antonio Abate e di San Trophim Giovanni di Monchenu morì nel 1505 o 1506 nella casa madre di Sant’Antonio. Un terzo antonino religioso Giovanni di Montchenu nel XV secolo? Tra il prozio Jean e il suo prozio JeanPhilibert, un altro Jean, zio di Jean-Philibert, e quindi nipote del prozio Jean (stai seguendo?), prese anche l’abitudine degli Antonini. È lui o JeanPhilibert che sarebbe rappresentato nel “Libro delle ore per l’uso degli Antonini” datato dal XV secolo? Questo “Libro d’ore per l’uso degli Antonini” conservato presso la biblioteca comunale di Clermont Ferrand con la referenza MS84 è stato oggetto di una tesi di dottorato di Nathalie Foron-Dauphin (gli illuminatori alla Corte dei Duchi di Savoia nel XV secolo – Clermont Ferrand 1986) che purtroppo non sono riuscita ad entrare in possesso. Questo storico non solo attribuisce a Jean de Montchenu il possesso di questo documento, ma specifica che è rappresentato nei fogli 19 e 77. Nella foto sopra (folio 19 – fonte internet), vediamo due religiosi antonini, l’abate, in piedi, e un canonico, inginocchiato, (il tau cucito sui loro abiti, l’abito tipico degli ospitalieri di Sant’Antonio in viennese lo attestano), uno dei quali sarebbe quindi un Jean de Monchenu. L’autore del libro delle ore, artista illuminante alla Corte dei Principi di Piemonte, titolo che i duchi di Savoia si sono arrogati fin da Amedeo VIII nel 1418, avrebbe quindi ricevuto un ordine da questo Jean de Montchenu? Il riavvicinamento che può inevitabilmente essere fatto con la cordiforme suggerisce che è davvero lo stesso Jean all’origine di questi due documenti. In assenza di qualsiasi altro elemento, ci limiteremo a conservare una nuova prova del coinvolgimento del Montchenu nella vita degli Antonini per ammirare questo magnifico manoscritto di passaggio. Un articolo abbondantemente illustrato è stato pubblicato sulla rivista “gli Antonini”, (n ° 26 del gennaio 2017 Associazione francese degli amici degli Antonini nell’Abbazia di Saint Antoine). Ci sono rappresentati un gran numero di illuminazioni e commenti riguardanti questo manoscritto di 150 fogli su pergamena dove sono dettagliate le “ore” di preghiera: mattutino, lodi, primo, terzo, sesto, nessuno, vespri e compieta.

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