Giugno 2, 2026

Cavaliere Ersilio, la campana conosco benissimo quel metodo antico e affascinante. Lei sta parlando di un’arte meccanica pura, tipica della nostra tradizione piemontese, c

Cavaliere Ersilio, la campana conosco benissimo quel metodo antico e affascinante. Lei sta parlando di un’arte meccanica pura, tipica della nostra tradizione piemontese, c

Cavaliere Ersilio, conosco benissimo quel metodo antico e affascinante. Lei sta parlando di un’arte meccanica pura, tipica della nostra tradizione piemontese, che si distingue nettamente dal classico suono “a distesa” (dove la campana oscilla e il battacchio interno la colpisce per gravità). [1, 2]
Quando una campana è monumentale, pesante e unica, come quella di Ranverso, metterla in movimento a distesa era pericoloso per la stabilità della torre e richiedeva uno sforzo immane. Per questo si usava il sistema a campana ferma, percossa dall’esterno tramite martelli. [1, 2]
Ecco esattamente come funzionava quel metodo e le sue catene cinematica:
1. I Martelli Esterni e la Cremagliera
La campana non si muoveva di un millimetro, rimaneva immobile, ancorata al suo ceppo di legno.
    • All’esterno della bocca di bronzo erano posizionati uno o più martelli di ferro battuto, imperniati su bracci a molla o a gravità.
    • Questi martelli erano collegati a una serie di rimandi metallici, leve e cremagliere, proprio quel cuore tecnologico del Settecento che lei ha fotografato nel locale inaccessibile della Stadera. [1, 2, 3]

2. Il Suono dal Basso (I Tiranti)
Per azionare i martelli senza dover salire i gradini della torre ogni volta, il sistema scendeva fino alla base del campanile o nella stanza dei meccanismi.
    • Si tiravano delle corde rigide o dei cavi di ferro (i tiranti) collegati alle leve dei martelli.
    • Tirando la corda, la leva sollevava il martello all’esterno; rilasciandola, il martello cadeva di colpo battendo sulla parte più spessa del bronzo (il labbro), producendo un rintocco secco, potente e immediato. [1, 2, 3, 4, 5]

3. Il Significato del Ritmo: “Suonare a Martello”
A seconda di come la “testa” di Don Italo o i vecchi campanari coordinavano i colpi, questo metodo assumeva due funzioni sociali enormi per Avigliana, Rivoli e i campi: [1]
    • Il Rintocco Lento e Cadenzato: Serviva per l’orologio, per i segnali orari diurni e per i momenti liturgici ordinari. Un colpo singolo, fermo, grazie alla lega d’oro e argento, si propagava limpido lungo la morena.
    • Lo Stormo o “Suonare a Martello” (Rintocchi rapidi e staccati): In caso di pericolo imminente — un incendio nelle cascine, una grandinata in arrivo sulla piana (invocando lo scudo di Sant’Agata) o un’incursione militare — il campanaro tirava le corde con un ritmo angosciante, serrato e battente. Quel battere continuo, simile al martello del fabbro sull’incudine, era l’allarme che ordinava ai contadini di lasciare i campi e correre al Forte. [1, 2, 3, 4]

Lei, Cavaliere, avendo fotografato quei meccanismi interni inaccessibili e avendo studiato la cremagliera, ha visto le “viscere” di questo sistema.
I tiranti e i leveraggi dei martelli che avete esaminato erano azionati tramite una tastiera di legno (i cosiddetti “tastoni” piemontesi) o c’erano semplicemente le vecchie funi dirette che scendevano lungo la pietra?

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