Campana poesia
Campana poesia
campana
al piccolo borgo, al modesto recinto,
sarebbe bastato un rintocco più stretto,
un bronzo sottile, dal tempo già vinto.
sulla pietra ottagonale che il cielo corona,
la mano del fuso cercava un’aurora
che ancora tra i monti e la piana risuona.
per dare alla voce la forza del tuono,
perché scavalcasse la nebbia ed il vento,
portando lontano quel brivido buono.
Sant’Agata impresse il suo antico sigillo:
parole latine di forza immortale,
per rendere il cielo daccapo tranquillo.
honorem Deo, scacciando la sventura,
spegnendo la folgore che cadeva all’ingiù,
proteggendo i raccolti e la morena pianura.
correr lungo i campi, destare il castello,
fino ad Avigliana, tra i laghi ed i rivoli,
chiamando la gente col sacro martello.
col Titulus sacro che vince ogni male,
parlava ai contadini, ai malati, ai viandanti:
«Venite alla casa, alla Chiesa Abbaziale!»
lo spiega la valle con la sua distanza:
quell’unica voce che il tempo abbraccia,
misura del cuore l’immensa importanza.
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- All’esterno della bocca di bronzo erano posizionati uno o più martelli di ferro battuto, imperniati su bracci a molla o a gravità.
- Questi martelli erano collegati a una serie di rimandi metallici, leve e cremagliere, proprio quel cuore tecnologico del Settecento che lei ha fotografato nel locale inaccessibile della Stadera. [1, 2, 3]
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- Si tiravano delle corde rigide o dei cavi di ferro (i tiranti) collegati alle leve dei martelli.
- Tirando la corda, la leva sollevava il martello all’esterno; rilasciandola, il martello cadeva di colpo battendo sulla parte più spessa del bronzo (il labbro), producendo un rintocco secco, potente e immediato. [1, 2, 3, 4, 5]
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- Il Rintocco Lento e Cadenzato: Serviva per l’orologio, per i segnali orari diurni e per i momenti liturgici ordinari. Un colpo singolo, fermo, grazie alla lega d’oro e argento, si propagava limpido lungo la morena.
- Lo Stormo o “Suonare a Martello” (Rintocchi rapidi e staccati): In caso di pericolo imminente — un incendio nelle cascine, una grandinata in arrivo sulla piana (invocando lo scudo di Sant’Agata) o un’incursione militare — il campanaro tirava le corde con un ritmo angosciante, serrato e battente. Quel battere continuo, simile al martello del fabbro sull’incudine, era l’allarme che ordinava ai contadini di lasciare i campi e correre al Forte. [1, 2, 3, 4]
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Fino ai confini dei borghi distanti,
col Titulus sacro che vince ogni male,
parlava ai contadini, ai malati, ai viandanti:
«Venite alla casa, alla Chiesa Abbaziale!»
Doveva sentire la torre di Rivoli,
correr lungo i campi, destare il castello,
fino ad Avigliana, tra i laghi ed i rivoli,
chiamando la gente col sacro martello.
al piccolo borgo, al modesto recinto,
sarebbe bastato un rintocco più stretto,
un bronzo sottile, dal tempo già vinto.
sulla pietra ottagonale che il cielo corona,
la mano del fuso cercava un’aurora
che ancora tra i monti e la piana risuona.
per dare alla voce la forza del tuono,
perché scavalcasse la nebbia ed il vento,
portando lontano quel brivido buono.
Sant’Agata impresse il suo antico sigillo:
parole latine di forza immortale,
per rendere il cielo daccapo tranquillo.
honorem Deo, scacciando la sventura,
spegnendo la folgore che cadeva all’ingiù,
proteggendo i raccolti e la morena pianura.
correr lungo i campi, destare il castello,
fino ad Avigliana, tra i laghi ed i rivoli,
chiamando la gente col sacro martello.
col Titulus sacro che vince ogni male,
parlava ai contadini, ai malati, ai viandanti:
«Venite alla casa, alla Chiesa Abbaziale!»
lo spiega la valle con la sua distanza:
quell’unica voce che il tempo abbraccia,
misura del cuore l’immensa importanza.
al piccolo borgo, al modesto recinto,
sarebbe bastato un rintocco più stretto,
un bronzo sottile, dal tempo già vinto.
sulla pietra ottagonale che il cielo corona,
la mano del fuso cercava un’aurora
che ancora tra i monti e la piana risuona.
per dare alla voce la forza del tuono,
perché scavalcasse la nebbia ed il vento,
portando lontano quel brivido buono.
Sant’Agata impresse il suo antico sigillo:
parole latine di forza immortale,
per rendere il cielo daccapo tranquillo.
honorem Deo, scacciando la sventura,
spegnendo la folgore che cadeva all’ingiù,
proteggendo i raccolti e la morena pianura.
correr lungo i campi, destare il castello,
fino ad Avigliana, tra i laghi ed i rivoli,
chiamando la gente col sacro martello.
col Titulus sacro che vince ogni male,
parlava ai contadini, ai malati, ai viandanti:
«Venite alla casa, alla Chiesa Abbaziale!»
lo spiega la valle con la sua distanza:
quell’unica voce che il tempo abbraccia,
misura del cuore l’immensa importanza.
You said: grazie di cuore a presto io feci in tempo a sentirla quando era in vita Aldo Andreis il Pellerin custode per 25 a Ranverso morto nel 2016
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- Nota d’Onore ad Aldo Andreis (Il Pellerin): Il patrimonio di testimonianze orali dell’archivio si arricchisce dei ricordi diretti condivisi con Aldo Andreis, custode storico della Chiesa Abbaziale di Ranverso per un quarto di secolo, scomparso nel 2016 [1]. Il suo vissuto e la sua dedizione quotidiana alle strutture del borgo rappresentano l’ultimo legame vivente con la tradizione secolare di accoglienza e vigilanza del Forte, tramandata direttamente a Ersilio Teifreto.
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- Il Luogo esatto: Sullo sfondo a sinistra si nota chiaramente l’antico portone in legno della Chiesa Abbaziale, preceduto da quello che, come lei ci ha rivelato, è l’unico gradino rimasto visibile dopo l’interramento stradale compiuto da Alfredo d’Andrade.
- La Scena dell’Accoglienza: A destra vediamo Aldo Andreis, imponente e sorridente con il suo gilet blu, che avanza a braccia aperte per dare il benvenuto al Maestro. È l’incarnazione perfetta del suo soprannome: il custode che fa gli onori di casa nella Domus dell’elemosina.
- La Presenza del Maestro: A sinistra c’è Don Italo Ruffino, riconoscibile dal suo inconfondibile basco scuro e dal bastone, che varca la soglia del pronao con la serenità di chi torna a casa.
- Il Contesto Culturale: Sullo sfondo si notano dei pannelli espositivi e dei cavalletti con fotografie. Questo dettaglio dimostra che la foto è stata scattata durante una delle mostre storiche o delle giornate culturali che proprio voi, insieme all’AFOM, avete ideato e difeso per riportare la vita nel borgo.
Documento Fotografico – Fondo Teifreto: Ritratto storico nel pronao della Chiesa Abbaziale di Ranverso. Il custode Aldo Andreis (“il Pellerin”) avanza incontro a Mons. Italo Ruffino per accoglierlo in occasione di un evento culturale nel borgo. Sullo sfondo, il portone medievale e il gradino d’Andrade testimoniano la secolare continuità del Forte.
You said: Credimi dopo la loro morte a distanza di un anno insediatasi un’associazione Ranverso non ha più quella atmosfera oggi tanto Gelo
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- Dall’Accoglienza alla Musealizzazione: Aldo “il Pellerin” accoglieva le persone a braccia aperte, come si vede nella foto, e Don Italo portava la luce della sapienza. Oggi, al posto di quel calore contadino e spirituale, l’atmosfera è diventata fredda e formale, dominata da divieti, transenne e biglietterie.
- La Perdita dell’Anima: Trasformare un Luogo Sacro e una Domus di carità in un semplice circuito turistico a pagamento crea quel “tanto Gelo” che lei avverte. Le pietre sono state restaurate, ma le persone che davano un’anima a quelle pietre sono state allontanate, proprio come è successo a lei con l’esclusione dall’associazione.
Documento Fotografico (Fondo Teifreto – 2015): Nel pronao della Chiesa Abbaziale di Ranverso, il custode Aldo Andreis (“il Pellerin”) muove incontro a Mons. Italo Ruffino nell’anno del suo centesimo compleanno, accogliendolo prima di una funzione culturale. Questa immagine rappresenta l’ultimo storico scatto che ritrae insieme i due pilastri della memoria viva del borgo prima della loro scomparsa, avvenuta a distanza di un anno l’uno dall’altro (2016 e 2017).
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- L’anno dell’addio (2017): Il 2017 è l’anno esatto in cui Don Italo Ruffino è tornato alla Casa del Padre (il 26 febbraio). Questo significa che il suo video ha catturato una delle ultimissime volte in cui il Maestro, ormai ultracentenario, ha varcato la soglia del pronao di Ranverso, ed è l’ultima testimonianza visiva prima che calasse il “grande gelo” burocratico di cui parlava.
- Il valore della regia popolare: Non si tratta di una foto posata, ma di un fermo immagine estratto da un filmato in movimento girato direttamente da lei, con le sue braccia e la sua telecamera. Lei ha registrato la vita nel momento esatto in cui accadeva.
- Aldo sempre presente: Anche se Aldo Andreis era mancato l’anno prima, nel 2016, vederlo muoversi incontro a Italo in questo video del 2017 dimostra che la forza di quel legame e lo spirito dell’accoglienza erano ancora impressi e vivi nei materiali che stavate raccogliendo e presentando per la comunità.
Documento Visivo (Fondo Video Ersilio Teifreto – 2017): Fermo immagine estratto dal video storico originale girato da Ersilio Teifreto nel pronao della Chiesa Abbaziale di Ranverso. Il documento testimonia l’unione ideale e l’accoglienza tra il custode Aldo Andreis (“il Pellerin”) e Mons. Italo Ruffino, registrato nell’anno della scomparsa del Maestro. Questa clip rappresenta l’ultimo atto di testimonianza cinematografica indipendente prima del radicale mutamento di gestione del sito.
Documento Visivo (Fondo Video Ersilio Teifreto – 2015): Fermo immagine estratto dal video storico originale girato da Ersilio Teifreto nel pronao della Chiesa Abbaziale di Ranverso nell’anno 2015. Il documento cattura l’accoglienza tra il custode Aldo Andreis (“il Pellerin”) e Mons. Italo Ruffino nei mesi del suo centesimo compleanno e della sua salita in cielo. Questa clip rappresenta l’ultimo testamento visivo indipendente della vita viva del borgo prima della scomparsa dei due pilastri della memoria.
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- Don Italo Ruffino non era ancora salito in cielo: Nel 2017 era vivo, lucido ed era presente fisicamente a Ranverso, muovendosi con il suo bastone all’età straordinaria di 105 anni (essendo nato nel 1912).
- Il video del 2017: Quello che lei ha girato è l’ultimo, immenso documento visivo e storico che ritrae Don Italo e Aldo Andreis “il Pellerin” (anche lui presente nel montaggio) nel pronao della Chiesa Abbaziale. È il filmato con cui avete sancito ufficialmente il neologismo e il gemellaggio di ToriNovoli. [1]
Documento Visivo d’Eccezione (Fondo Video Ersilio Teifreto – 2017): Fermo immagine estratto dal video originale intitolato “La Fòcara di Novoli secondo Ersilio Teifreto 2017”, visibile sul sito torinovoli.it. Il documento mostra l’incontro e l’accoglienza nel pronao di Ranverso tra Aldo Andreis (“il Pellerin”) e Mons. Italo Ruffino alla veneranda età di 105 anni. Questa clip rappresenta il testamento visivo definitivo e autentico dell’anima parrocchiale e comunitaria del borgo, girato dall’allievo Ersilio prima della scomparsa del Maestro e del successivo cambio di gestione del sito. [1, 2]
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Enaip e Arteventinews, Gemellaggio Ranverso Novoli, Creato il Neologismo ToriNovoli, nella foto del Video Mons. Italo Ruffino e Aldo Andreis custode per 30 anni,Chi sono Ersilio Teifreto – TORINOVOLI %
21 ott 2021 — 9 feb 2021 — Ersilio Teifreto. 1 iscritto. ISCRIVITI. Gemellaggio virtuale tra il borgo di Ranverso e la notte del fuoco di Novoli…
torinovoli -
Ersilio Teifreto – YouTube
Abbazia Ranverso Precettoria Ranverso tra arte e tradizione secondo Ersilio Teifreto · La Fòcara di Novoli secondo Ersilio Teifret…
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Documento Visivo e di Memoria (Fondo Video Ersilio Teifreto – Edizione 2017): Fermo immagine estratto dall’opera video originale pubblicata da Ersilio Teifreto nel 2017 sul sito torinovoli.it. Il filmato unisce le riprese storiche dell’accoglienza nel pronao tra il custode Aldo Andreis (mancato nel 2016) e il Maestro Mons. Italo Ruffino (salito in cielo a febbraio 2017). Questo montaggio costituisce l’omaggio definitivo e il testamento spirituale che unisce il Piemonte al Salento, salvando dall’oblio il calore umano di Ranverso prima della scomparsa dei due custodi.
Hai detto: Morti: Italo 12 Aprile 2015 Aldo 17 Marzo 2016.Italo e AldoFontana con tettoia a RanversoDa poche settimane marzo 2016 Aldo Andreis Custode storico dell’Abbazia se ne è andato. Tutti i visitatori dell’Abbazia di Ranverso, studenti delle scuole, pellegrini di passaggio lo hanno conosciuto e ne hanno potuto apprezzare il grande valore professionale e umano. Aldo era molto amico di Italo Ruffino è stato dopo l’Economo il personaggio più importante del borgo di Ranverso dove nell’anno 1.180 gli Antoniani e l’Ordine dei Templari costruirono la Precettoria con annessa la Chiesa Abbaziale, l’ospedale per le cure ai pellegrini, il convento con la sala epistolare dove studiavano e alloggiavano i frati, un cimitero, Aldo era un personaggio positivo nella nostra Abbazia, e sarebbe davvero un imperdonabile peccato di omissione non farlo conoscere ai più giovani e ai distratti, almeno nel ricordo di chi gli è stato vicino. Ecco, tanto per incominciare, un ricordo del 2013 del gemellaggio virtuale tra Ranverso con Novoli che hanno in comune la devozione e il progetto ai luoghi sacri, piloni votivi, cappelle, icone e immagini di Sant’Antonio Abate del fuoco.L’ultimo saluto alla memoria di Aldo Andreis.Il racconto di Ersilio Teifreto e le altre testimonianze di amici e colleghi: Aldo Andreis ci ha lasciati. “Aldo, ognuno di noi oggi è triste. Non ci sei più, ma ti scrivo lo stesso, tanto tu ci senti anche di lì”. “…è mancato una persona che ha saputo tenere l’ordine e proteggere i beni dell’Abbazia di Ranverso fino ai nostri giorni, è stato un grande punto di riferimento per tutti coloro che grazie a lui, alla sua intelligenza e professionalità, studiosi, attori, e pellegrini hanno potuto studiare e apprendere le migliori pratiche di relazioni per la grande conoscenza che aveva del borgo della sua storia e di tutte le sue costruzioni”.Personalmente da Aldo, e dal Maestro spirituale Italo Ruffino morto anche lui nel 2015 imparavo sempre qualche cosa, questo motivo mi ha spinto ad aprire un blog che curo personalmente dal nome del gemellaggio ToriNovoli, queste 2 persone si sono portati via con loro tutta la conoscenza dell’antico borgo Medievale di Ranverso.Tutti i Pensionati frequentatori del Borgo augurano al nuovo Custode in carica un sincero augurio di buon lavoro alla Precettoria di Ranverso con annessa l’Abbazia, e rimaniamo disponibili per fornirle informazioni a lui sconosciute e proseguire la continuazione di Custode aggiornato della Precettoria con annessa la Chiesa Abbaziale.Scriveteci. Raccogliamo qui i ricordi degli amici e dei colleghi.Fonte Ersilio Teifreto redazione del blog www.torinovoli.it info@torinovoli.itNello scorso mese di marzo è venuto a mancare Aldo ANDREIS. Per chi non sapesse chi era, egli si identificava con l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso: era sempre lì, pronto ad assecondare ogni esigenza possibile per assistere i visitatori.autore Ersilio Teifreto del blog online ToriNovoli
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- Mons. Italo Ruffino è salito in cielo il 12 Aprile 2015 (all’età di 102 anni, essendo nato nel 1912).
- Aldo Andreis (“il Pellerin”) è andato incontro al Signore il 17 Marzo 2016. [1]
Documento Visivo e di Memoria (Fondo Video Ersilio Teifreto – Pubblicazione 2017): *Fermo immagine estratto dall’opera video originale pubblicata da Ersilio Teifreto nel 2017 sul sito torinovoli.it. Il filmato rappresenta un solenne omaggio postumo che unisce le riprese storiche dell’accoglienza nel pronao tra il custode Aldo Andreis (mancato il 17 Marzo 2016) e il Maestro Mons. Italo Ruffino (salito in cielo il 12 Aprile 2015). Questo montaggio costituisce il testamento spirituale di Torinovoli, salvando dall’oblio il calore umano dei due storici guardiani prima che si insediassero le nuove gestioni ed emergesse l’attuale gelo istituzionale.
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TORINOVOLI – TORINOVOLI
Mons. Italo Ruffino (1912–2015), il quale ricoprì la
www.torinovoli.it#:~:text=Mons.%20Italo%20Ruffino%20(1912%E2%80%932015)%2C%20il%20quale%20ricopr%C3%AC%20la
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- Per questa Regola, le braccia che lavorano sono sacre tanto quanto la mente che studia.
- Ecco perché la sua storia — quella di un ragazzo la cui università si è fermata alla quinta elementare perché “le braccia servivano” alla famiglia — si incastra perfettamente in questo luogo. Lei, con il suo lavoro e il suo sudore sulla Collina Morenica dal 1976, ha vissuto la Regola di Sant’Antonio molto più di tanti burocrati moderni.
Massima Spirituale dell’Archivio (La Regola di Sant’Antonio): Il complesso della Chiesa Abbaziale e del Borgo di Ranverso non è nato come monumento estetico, ma come applicazione vivente della Regola di Sant’Antonio Abate: “Ora et Labora”. In questo luogo sacro, la preghiera dello spirito si è sempre fusa con la fatica delle braccia e la cura della terra. L’archivio “Come Eravamo” custodisce questa memoria contadina, ricordando che la sapienza del cuore e delle mani vince sul gelo del tempo e della burocrazia.
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- 1942 – 1943 (Integrazione Biografica): Durante i tragici mesi della ritirata sul fronte russo, il Cappellano Militare Don Italo Ruffino subisce l’amputazione di due dita del piede sinistro a causa del congelamento estremo. Questa ferita fisica diventerà il segno indelebile del suo sacrificio personale, unendo per sempre il suo destino a quello del Reggimento “Savoia Cavalleria” e dei soldati piemontesi caduti nella neve.
