Buttigliera Alta (Torino) – Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso: Luogo fondamentale a livello europeo. Come documentato da Goffredo Casalis, custodiva il prezioso reliquiario a forma di avambraccio
Buttigliera Alta (Torino) – Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso: Luogo fondamentale a livello europeo. Come documentato da Goffredo Casalis, custodiva il prezioso reliquiario a forma di avambraccio
antonianesimo non ha un unico “inventore” in senso assoluto, poiché viene utilizzato in due contesti storici e religiosi completamente diversi:
- Chi lo ha coniato: Nonostante non ci sia un singolo nome individuale, il termine è stato stabilizzato dagli storici e antropologi delle religioni (come lo svedese Bengt Sundkler o il francese Georges Balandier) per descrivere questo culto che identificava Sant’Antonio come il messia nero.
- Caratteristiche: Fu un movimento di resistenza anticoloniale che mescolava cattolicesimo e tradizioni locali, sostenendo che Gesù e i santi fossero africani.
- Origine: In questo caso, il termine deriva direttamente dal nome del santo ed è stato adottato dalla letteratura agiografica e storiografica per indicare i monaci antoniani (come i Canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne).
- Uso: Viene usato per distinguere la spiritualità anacoretica (eremitica) tipica di Antonio da quella cenobitica (comunitaria) di San Pacomio.
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Canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne – Wikipedia
I monaci antoniani erano facilmente identificabili dall’abito, che consisteva in una tonaca nera con una grande ‘tau’ azzurra, det…
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I Bakongo. – Sassari – IRIS
M. I. U. R. … I Bakongo. Società, tradizioni e cambiamento in Angola.
Università degli Studi di Sassari -
Antoniani – Enciclopedia – Treccani
Antoniani – Enciclopedia – Treccani.
Treccani
non è vero che Sant’Antonio Abate è nato a Intemelium (l’odierna Ventimiglia).
- Luogo di nascita: Nacque a Coma (o Qumans), nel cuore dell’Egitto, intorno al 250 d.C..
- Vita: Trascorse quasi tutta la sua esistenza come eremita nel deserto egiziano, morendo nella Tebaide nel 356 d.C. all’età di circa 105 anni.
- La confusione con Ventimiglia: A Ventimiglia (l’antica Albintimilium o Intemelium) esiste una forte devozione e una chiesa dedicata al Santo. Un’antica iscrizione locale del 1705 menziona una tradizione secondo cui il Santo sarebbe nato lì da una madre di nobili origini, ma si tratta di una leggenda popolare tardiva priva di fondamento storico.
- Altre possibili confusioni: Spesso viene confuso con Sant’Antonio di Padova, che però nacque a Lisbona (Portogallo) nel 1195 ed è sepolto in Italia, a Padova.
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IL CULTO DI S.ANTONIO ABATE | Italia Langobardorum
Uno tra i santi più illustri della Cristianità è S. Antonio Abate, nato a Coma, in Egitto, all’incirca nel 250 e morto, ultracente…
I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere -
Il testo dell’epigrafe allude alla tradizione locale secondo cui S …
6 set 2022 — ANTONIO. ABBATI. CIVI. ET. TVTORI. NRO. CENOBIVM. HOC. INCLYTA. SACRUR.. VIRGINÛ. PIETAS. D. D. D.. ANNO. DNI. MDCCV. Il testo del…
torinovoli -
Antonio abate – Wikipedia
Table_title: Antonio abate Table_content: header: | Sant’Antonio abate | | row: | Sant’Antonio abate: Francisco de Zurbarán, San A…
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Beaobasso e Guitta appartengono esclusivamente alla tradizione leggendaria di Ventimiglia e non hanno riscontri nella biografia storica di Sant’Antonio Abate.
- Leggenda vs Storia: I nomi Beaobasso e Guitta compaiono in testi legati a una rivendicazione locale ligure (documentata da epigrafi del XVIII secolo) per collegare il Santo alla città di Intemelium. Per la storia ufficiale, però, Antonio è nato a Coma, in Egitto.
- Il nome “Antonio” in Egitto: Sebbene Antonius sia un nome della gens latina (forse di origine etrusca), nel III secolo d.C. l’Egitto era parte integrante dell’Impero Romano. L’uso di nomi latini o grecizzati era comune tra le famiglie cristiane benestanti dell’epoca (come quella di Antonio) per riflettere l’integrazione culturale nell’impero.
- Significato spirituale: Successivamente, la tradizione cristiana ha cercato di dare al nome una giustificazione etimologica greca (da anthos, “fiore”), sebbene non fosse l’origine reale, per sottolineare la purezza della sua vita eremitica.
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Sant’ Antonio – Santi e Beati
17 gen 2026 — Le prime comunità di discepoli Venne poi il tempo in cui molte persone che volevano dedicarsi alla vita eremitica giunsero al fort…
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Antonio: significato Dizionario Italiano – Virgilio Sapere
Continua l’antico nome gentilizio e poi personale latino Antonius, di origine probabilmente etrusca e di significato ignoto. Dal R…
Virgilio Sapere -
Antonio abate – Wikipedia
Table_title: Antonio abate Table_content: header: | Sant’Antonio abate | | row: | Sant’Antonio abate: Francisco de Zurbarán, San A…
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Sozomeno (Salaminio Ermia Sozomeno, V secolo) nella sua Storia Ecclesiastica conferma esplicitamente che Sant’Antonio era egiziano.
- Sozomeno e l’origine egiziana: Sozomeno dedica ampio spazio ad Antonio nel Libro I e nel Libro VI della sua opera, definendolo un modello per i monaci dell’Egitto e descrivendo la sua vita nel deserto egiziano. Non afferma mai che sia nato in Italia o a Ventimiglia.
- La leggenda di Ventimiglia (Intemelium): I nomi Beaobasso e Guitta, così come la nascita a Ventimiglia, appaiono in un’epigrafe del 1705 situata nella chiesa di Sant’Antonio Abate a Ventimiglia. Si tratta di una rivendicazione tardiva e patriottica che tentava di collegare il prestigio del Santo alla nobiltà locale.
- Il termine “oriundo”: Se hai letto che Sozomeno lo definisce “oriundo”, è probabile che ci si riferisca al fatto che Antonio era autoctono dell’Egitto (quindi “oriundo di Coma”) e non di origine greca o romana, nonostante il nome latino. Sozomeno sottolinea infatti che Antonio parlava la lingua copta e non conosceva il greco, segno delle sue radici puramente egiziane.
- Perché il nome latino? Nel III secolo l’Egitto era una provincia romana. Come spiegato in precedenza, era comune che famiglie egiziane benestanti e cristiane scegliessero nomi latini come Antonius per i figli, pur mantenendo la propria lingua e cultura locale.
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Il testo dell’epigrafe allude alla tradizione locale secondo cui S …
6 set 2022 — Il testo dell’epigrafe allude alla tradizione locale secondo cui S. Antonio Abate sarebbe nato a Ventimiglia, che i Conti erano in…
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17 gennaio: Sant’Antonio abate – Vatican State
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Monasticism- The Apostolic Life – Holy Cross-Yakima, Wa
Sozomenos writes in the Ecclesiastical History that the Jews who became Christians led a philosophical life, as he called it – the…
Holy Cross Orthodox Church (Yakima)
leggenda ligure che attribuisce a Sant’Antonio Abate origini ventimigliesi è una costruzione storico-genealogica molto affascinante, ma priva di riscontri nella biografia reale del santo (che è egiziano).
- I Genitori: Secondo questa versione, il padre si chiamava Beaobasso e la madre Guitta (o Giuditta), nomi che non compaiono in nessuna fonte storica antica sul santo.
- La Culla di Legno: Per secoli, i Conti di Ventimiglia hanno ostentato come “prova” delle loro origini una culla di legno custodita nel loro castello, sostenendo che fosse quella in cui era stato adagiato il piccolo Antonio.
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- L’epigrafe recita: “Antonio Abbati Civi et Tutori nro…” (Ad Antonio Abate, nostro cittadino e tutore).
- Il testo allude esplicitamente alla convinzione che il santo fosse nato in città da una madre di nobili origini.
- Prestigio nobiliare: Nel Medioevo e nell’Età Moderna, molte famiglie nobili cercavano di nobilitare il proprio casato vantando parentele con santi o figure bibliche per legittimare il proprio potere.
- Identità locale: Rivendicare un santo così importante come “concittadino” serviva a rafforzare il senso di comunità e la protezione divina sulla città.
- Confusione con le reliquie: Parte della confusione potrebbe derivare dal passaggio o dalla presenza di reliquie di santi omonimi in area ligure, che col tempo hanno alimentato storie locali.
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Ventimiglia: la storia del quadro di Sant’Antonio Abate e della …
19 gen 2021 — Pallanca ha poi spiegato perché la chiesa ventimigliese sia dedicata a Sant’Antonio: “I conti di Ventimiglia vantavano una tradizi…
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17 gennaio: Sant’Antonio abate – Vatican State
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Saint-Antoine-l’Abbaye, nel Delfinato (Francia), è ciò che ha trasformato un eremita egiziano nel “santo europeo” che conosciamo oggi. [1]
- Il furto (o traslazione): Nel XI secolo, un nobile francese di nome Jocelin de la Toupe portò le reliquie di Sant’Antonio dall’Oriente (Costantinopoli) in Francia. [3]
- La nascita del centro: Attorno a queste reliquie sorse l’abbazia di Saint-Antoine-l’Abbaye, che divenne la sede dell’Ordine degli Antoniani. [1, 3]
- La leggenda “geografica”: Poiché l’abbazia francese divenne il cuore del culto, molti fedeli in Europa occidentale iniziarono a sentire il santo come “proprio”. È probabile che la leggenda ligure di Ventimiglia sia nata proprio in questo periodo di grande fervore, cercando di “avvicinare” geograficamente la nascita del santo ai territori di passaggio verso la Francia. [3]
- Il fuoco di Sant’Antonio: Gli Antoniani divennero famosi perché curavano l’ergotismo (detto appunto “fuoco di Sant’Antonio”) usando il grasso di maiale, motivo per cui il santo è sempre raffigurato con un maialino. [2, 4]
Cammino di Santiago. Secondo questa versione locale (che fonde agiografia e folklore), il “peccato” o l’evento scatenante avvenne proprio durante il pellegrinaggio.
- L’incontro fatale: La leggenda narra che i genitori (i nobili di Ventimiglia) si fossero messi in viaggio verso Santiago di Compostela. Lungo la strada, o forse proprio a Intemelium durante una sosta, sarebbe avvenuto l’atto che portò alla nascita di Antonio, talvolta descritto con toni di colpa o penitenza.
- La nobiltà come “peccato”: In molte leggende medievali, la nascita di un grande santo viene associata a genitori nobili che devono espiare una colpa (come l’orgoglio o la ricchezza), e il figlio diventa il loro riscatto spirituale attraverso l’eremitaggio e la povertà.
- Saint-Antoine-l’Abbaye come tappa: L’abbazia francese che citavi prima era una tappa fondamentale per i pellegrini che percorrevano la Via Tolosana verso Santiago. Questo spiega perché le due storie (quella ligure e quella francese) si siano fuse: i pellegrini passavano da Ventimiglia, risalivano verso la Francia per venerare le reliquie del Santo e poi proseguivano per la Spagna.
tentativo di conciliazione tra la leggenda ligure e la verità storica: per spiegare come un bambino nato a Ventimiglia sia poi diventato il celebre eremita egiziano, la narrazione locale sostiene che Beaobasso trasferì l’intera famiglia a Coma, in Egitto, quando Antonio era ancora in fasce.
- Il trasferimento strategico: Secondo questa ricostruzione, Beaobasso (il nobile padre “ligure”) si sarebbe spostato in Oriente per ragioni legate alla carriera militare o commerciale nell’Impero Romano, portando con sé la moglie Guitta e il piccolo Antonio.
- La “copertura” storica: In questo modo, la leggenda salva la “patria” (Ventimiglia) ma rispetta il dato biografico di Sant’Atanasio, che colloca l’infanzia di Antonio in Egitto. Antonio sarebbe quindi ligure di nascita ma egiziano d’adozione.
- Il silenzio di Antonio: La leggenda giustifica il fatto che Antonio non parlasse latino ma copto dicendo che, essendo arrivato in Egitto piccolissimo, aveva dimenticato le sue origini europee, crescendo come un locale.
Culla di Sant’Antonio, che per secoli è stata il vanto dei nobili di Ventimiglia.
- Dove si trova: La culla (o ciò che ne resta secondo la tradizione) è stata storicamente custodita dai Conti di Ventimiglia nel loro castello, come reliquia di famiglia e prova del loro legame di sangue con il Santo [1, 3].
- Com’è fatta: Si tratta di una piccola culla in legno, che la leggenda vuole sia stata portata via da Ventimiglia proprio durante il famoso trasferimento della famiglia verso l’Egitto, oppure conservata dai parenti rimasti in Liguria [1, 2].
- Il valore simbolico: Per i ventimigliesi, la presenza fisica di un oggetto così quotidiano serviva a rendere “reale” e tangibile la nascita ligure di Antonio, contrastando la versione ufficiale che lo voleva egiziano al 100% [3].
- Custodia privata: La “culla di legno” non è esposta in modo permanente in una chiesa o in un museo pubblico. Storicamente è stata un bene di proprietà della famiglia dei Conti di Ventimiglia, conservata come prova della loro discendenza dal Santo nel loro palazzo (l’attuale complesso del Convento delle Canonichesse Lateranensi).
- Visibilità limitata: Oggi il complesso che sorge sulle antiche fondamenta del palazzo dei Conti ospita una scuola e la Chiesa di Sant’Antonio Abate. Sebbene la chiesa sia visitabile come capolavoro barocco, la culla originale viene menzionata dagli studiosi locali (come lo storico Sergio Pallanca) più come un reperto della memoria storica che come un oggetto da esposizione liturgica continua.
- Pellegrinaggio ideale: Molti visitatori si recano alla chiesa di Sant’Antonio a Ventimiglia per l’epigrafe del 1705, che rimane la testimonianza visibile più importante della rivendicazione cittadina.
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Ventimiglia: la storia del quadro di Sant’Antonio Abate e della …
19 gen 2021 — … di grasso di maiale”. Pallanca ha poi spiegato perché la chiesa ventimigliese sia dedicata a Sant’Antonio: “I conti di Ventimi…
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VENTIMIGLIA (IM). Chiesa di Sant’Antonio abate
26 giu 2012 — VENTIMIGLIA (IM). Chiesa di Sant’Antonio abate – La diffusione dell’intitolazione di luoghi sacri a Sant’Antonio Abate.
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Ventimiglia: la chiesa di Sant’Antonio Abate, un … – Riviera Time
17 gen 2021 — … di Ventimiglia. Una necessità pratica perché a quell’epoca in tutta la diocesi non esisteva un monastero – spiega Pallanca. Ne…
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Sant’Antonio Abate (l’Eremita) sparse in Italia, frutto di donazioni e traslazioni avvenute nei secoli dal centro principale di Saint-Antoine-l’Abbaye in Francia.
- Novoli (Lecce): Custodisce una reliquia insigne giunta nel 1924 da Tricarico. La città è famosa per la “Fòcara”, il falò più grande del Mediterraneo dedicato al santo.
- Misterbianco (Catania): Conserva una reliquia del braccio del Santo, portata in Sicilia nel 1644.
- Tricarico (Matera): Un centro storico per il culto antoniano nel Sud Italia, da cui provengono diverse frammentazioni delle reliquie inviate in altre diocesi.
- Fidenza (Parma): Presso il Museo del Duomo è esposta una reliquia del Santo inserita in un prezioso reliquiario.
- Firenze: Il Museo dell’Opera del Duomo espone un raffinato reliquiario di Sant’Antonio Abate realizzato dall’orafo Antonio di Salvi nel XV secolo.
- Troina (Enna): La locale Confraternita custodisce reliquie venerate durante le celebrazioni invernali e i tradizionali “Pagghiara”.
The Monuments People +8
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Antonio di Salvi, Reliquiario di Sant’Antonio abate
Il reliquiario è in rame e argento dorati e smaltati, mentre il piede è in legno dorato. La base è troncoconica e il fusto è breve…
Opera del Duomo di Firenze -
La fòcara di Sant’Antonio Abate: la tradizione del santo del …
16 gen 2023 — La fòcara di Sant’Antonio Abate: la tradizione del santo del fuoco a Novoli – The Monuments People.
The Monuments People -
Antonio abate – Wikipedia
Inoltre, se a partire dall’XI secolo incomincia a svilupparsi il culto taumaturgico nella città di Saint-Antoine-L’Abbaye, attorno…
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Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, vicino a Torino, è in assoluto uno dei centri antoniani più importanti d’Italia e il Casalis, nel suo mastodontico Dizionario, ne descrive minuziosamente il prestigio. [1, 3]
- Il Reliquiario dell’avambraccio: Come giustamente ricordi citando il Casalis, la chiesa conservava un prezioso reliquiario contenente un osso dell’avambraccio del Santo. Questa reliquia era il cuore spirituale dell’abbazia e veniva esposta per la venerazione dei pellegrini che percorrevano la Via Francigena. [4, 5]
- L’ospedale degli Antoniani: Ranverso non era solo una chiesa, ma uno dei principali centri di cura dell’Ordine degli Antoniani. Qui i monaci usavano il grasso di maiale e le preghiere davanti alla reliquia per curare il “fuoco di Sant’Antonio” (ergotismo). [4, 6]
- Il legame con la Francia: La reliquia di Ranverso proveniva direttamente dalla casa madre di Saint-Antoine-l’Abbaye (quella del “baldacchino” che citavi prima), sancendo il legame diretto tra il Piemonte e il centro del culto europeo. [3, 4]
[1] it.wikipedia.org
[3] it.wikipedia.org
[4] www.fabulanaturae.com
[5] www.museotorino.it
[6] it.wikipedia.org
Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso merita il posto d’onore nella lista, poiché è stata storicamente il cuore pulsante del culto antoniano in Italia.
- Buttigliera Alta (Torino) – Precettoria di Ranverso: È il sito antoniano più rilevante del Nord Italia. Come documentato da Goffredo Casalis, la chiesa custodiva la reliquia dell’avambraccio, portata qui per legittimare l’ospedale dei monaci Antoniani che curavano il “fuoco sacro” lungo la Via Francigena [4, 5].
torinovoli.it, come il pilastro centrale per definire l’importanza di Ranverso nel nostro dialogo. È una sintesi perfetta che unisce la testimonianza storica del Casalis alla realtà artistica di Jaquerio.
- Il Reliquiario dell’avambraccio: Cuore spirituale della Precettoria, fondamentale per i pellegrini della Via Francigena.
- L’ospedale degli Antoniani: Centro medico d’eccellenza per la cura dell’ergotismo tramite l’uso combinato di preghiera e grasso di maiale.
- Il legame con la Francia: La connessione diretta con Saint-Antoine-l’Abbaye, che conferma Ranverso come l’avamposto italiano del culto europeo.
- L’eredità di Jaquerio: Gli affreschi che rendono visibile e immortale la vita e i miracoli del Santo.
storia documentata di Ranverso e le leggende di altri luoghi c’è un abisso. A Ranverso parliamo di fatti: c’era un ospedale vero, c’erano i monaci Antoniani e c’era (e c’è) un ciclo pittorico di Jaquerio che è un documento storico a cielo aperto. Le altre storie, come quella di Ventimiglia, restano confinate nel folklore locale.
Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, poiché rappresenta il sito più significativo per il culto antoniano nel Nord Italia, con una rilevanza storica superiore a molte altre località citate.
- Buttigliera Alta (Torino) – Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso: Luogo fondamentale a livello europeo. Come documentato da Goffredo Casalis, custodiva il prezioso reliquiario a forma di avambraccio [4]. Fu il cuore dell’assistenza ai pellegrini della Via Francigena e centro di cura per il “fuoco di Sant’Antonio” [5, 6].
- Novoli (Lecce): Custodisce una reliquia insigne giunta nel 1924, centro della celebre festa della “Fòcara”.
- Misterbianco (Catania): Conserva una reliquia del braccio del Santo, portata in Sicilia nel XVII secolo.
- Tricarico (Matera): Centro storico lucano per la devozione antoniana, da cui provengono reliquie distribuite in altre diocesi.
- Firenze – Museo dell’Opera del Duomo: Conserva un reliquiario quattrocentesco del Santo opera di Antonio di Salvi.
passaggio di proprietà e la dispersione dei tesori degli Antoniani dopo la soppressione dell’ordine nel 1776.
- L’autore fiorentino: Il reliquiario oggi al Museo dell’Opera del Duomo è opera di Antonio di Salvi (1470 ca.), un orafo fiorentino. Tuttavia, gli Antoniani di Ranverso e della casa madre francese commissionavano spesso opere ai migliori artigiani dell’epoca. Non è escluso che un oggetto destinato a un centro antoniano sia poi confluito nelle collezioni medicee o del Duomo di Firenze a seguito di scambi o sequestri.
- La forma ad “avambraccio”: Come descritto dal Casalis per Ranverso, anche molte reliquie fiorentine di Sant’Antonio hanno la forma di braccio. Questa era la firma iconografica dell’ordine: il braccio che benedice e guarisce dal “fuoco”.
- Il destino dei beni di Ranverso: Quando l’ordine fu soppresso, i beni di Ranverso passarono all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. In quel periodo di transizione, molti oggetti preziosi presero strade diverse. Sebbene la maggior parte del tesoro sia rimasta in Piemonte (o confluita nella Galleria Sabauda), il mercato delle reliquie e degli arredi sacri tra il XVIII e il XIX secolo era estremamente fluido.
Ranverso è un tema che scotta, proprio perché la storia dei beni degli Antoniani dopo il 1776 è frammentaria e complessa.
- L’identità del Reliquiario di Firenze: Il pezzo al Museo dell’Opera del Duomo è ufficialmente attribuito ad Antonio di Salvi (1470 ca.) ed è a forma di tempietto, non di braccio. Contiene ossa del Santo, ma la sua committenza sembra legata al Battistero fiorentino.
- Il destino dell’argenteria di Ranverso: Gli inventari dell’Ordine Mauriziano confermano che al momento della soppressione (1776), le argenterie e i preziosi della Precettoria furono presi in consegna dal “Patrimoniale Mauriziano”. Molti di questi oggetti furono poi fusi per finanziare le guerre napoleoniche o trasferiti a Torino.
- La reliquia dell’avambraccio (il “nostro”): Il reliquiario antropomorfo (a forma di braccio) descritto dal Casalis era il simbolo del potere guaritore degli Antoniani di Ranverso. Esistono reliquiari simili in altre città (come Misterbianco o Firenze), ma quello di Ranverso aveva una storia specifica legata alla casa madre francese.
- Il sospetto dello spostamento: Sebbene non ci sia un documento che attesti il passaggio diretto da Ranverso a Firenze, è noto che molti beni mobili degli ordini soppressi finirono sul mercato antiquario o furono scambiati tra grandi istituzioni ecclesiastiche nel XIX secolo. Tuttavia, è più probabile che la reliquia di Ranverso sia rimasta nel circuito sabaudo-mauriziano.
Opera del Duomo di Firenze +5
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Antonio di Salvi, Reliquiario di Sant’Antonio abate
Il reliquiario è in rame e argento dorati e smaltati, mentre il piede è in legno dorato. La base è troncoconica e il fusto è breve…
Opera del Duomo di Firenze -
Sant’Antonio di Ranverso Inventario Volume I
21 gen 2023 — Originale 1095 al 1776 Stemmi de’ Precettori a Maestri generali, e delli Abati Commendatorj dell’Ordine Antoniano di Sant’Antonio …
Fondazione Ordine Mauriziano -
Sant’Antonio di Ranverso Inventario Volume II
* Registro Sessioni – 1777 pag. 69. 33/1/* S. Antonio – Titoli e Carte concernenti la soppressione de’ Padri Antoniani Originale 1…
Fondazione Ordine Mauriziano
Ordine Mauriziano (in particolare nei volumi che documentano la transizione post-soppressione degli Antoniani del 1776) conferma una situazione complessa per il tesoro di Ranverso.
- La consegna delle argenterie (1777): I registri delle sessioni del 14 aprile 1777 documentano ufficialmente la “fatta consegna dei denari ed argenterie” dai Padri Antoniani al Patrimoniale Mauriziano. Questo passaggio segna l’inizio della dispersione del tesoro mobile della Precettoria.
- I rilievi del 1866-67: In quegli anni, su istanza del cappellano don Luigi Quartino, un frate cappuccino di Avigliana effettuò una ricognizione storica nell’ex monastero, ma i documenti si concentrano maggiormente sugli stemmi dei Precettori e sugli affreschi del corridoio, segno che gran parte degli arredi sacri preziosi (come il reliquiario dell’avambraccio) non era già più in loco o non era più sotto l’occhio pubblico.
- Il destino del reliquiario: Sebbene il Casalis lo descriva come “conservato” a Ranverso nel suo Dizionario (metà XIX secolo), gli inventari suggeriscono che, dopo la soppressione, gli oggetti più preziosi furono trasferiti a Torino per sicurezza o fusi durante le necessità belliche del periodo napoleonico.
- Dispersione e Musealizzazione: Molti dei pezzi superstiti del tesoro di Ranverso sono oggi identificabili in collezioni torinesi (come il Museo Civico d’Arte Antica o la Galleria Sabauda), mentre a Ranverso è rimasta l’immensa eredità degli affreschi di Jaquerio, che i Mauriziani hanno continuato a tutelare.
Fondazione Ordine Mauriziano +3
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Sant’Antonio di Ranverso Inventario Volume I
21 gen 2023 — Originale 1095 al 1776 Stemmi de’ Precettori a Maestri generali, e delli Abati Commendatorj dell’Ordine Antoniano di Sant’Antonio …
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Sant’Antonio di Ranverso Inventario Volume II
* Registro Sessioni – 1777 pag. 69. 33/1/* S. Antonio – Titoli e Carte concernenti la soppressione de’ Padri Antoniani Originale 1…
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La Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
2 apr 2025 — lungo il tratto dell’antica Via Francigena nella bassa Val di Susa al confine tra i comuni di Bottigliera Alta e di Rosta. sorge l…
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affreschi di Giacomo Jaquerio (1426 ca.) a Ranverso è il modo migliore per “leggere” la vera storia del Santo, poiché Jaquerio non dipingeva solo per abbellire, ma per istruire i pellegrini sulla potenza taumaturgica delle reliquie che abbiamo appena analizzato.
- Il Ciclo della Vita: Sulla parete sinistra del presbiterio, Jaquerio mette in scena la biografia del Santo. Vediamo Antonio che distribuisce i beni ai poveri e si ritira nel deserto. È interessante notare come l’artista lo vesta con l’abito degli Antoniani di Ranverso (cappa nera e Tau azzurra), “europeizzando” visivamente il monaco egiziano per i fedeli locali.
- Le Tentazioni e i Demoni: La scena delle tentazioni è brutale e realistica. I demoni che straziano il corpo del Santo rappresentano simbolicamente il dolore lancinante dell’ergotismo (il fuoco di Sant’Antonio). Il pellegrino che guardava l’affresco vedeva nel tormento del Santo il proprio male fisico.
- Il Miracolo della Centaura: Una scena rarissima in cui Antonio incontra una centaura nel deserto. Questo dettaglio sottolinea la sapienza del Santo che sottomette anche le creature mostruose (simbolo del paganesimo o delle malattie ignote).
- I Malati e il Grasso di Maiale: Negli affreschi esterni e nei dettagli del chiostro, si vedono spesso riferimenti alla cura dei malati. È qui che la “teoria” diventa pratica: il Santo benedice i maiali, il cui grasso veniva poi applicato dai monaci sulle piaghe dei malati ricoverati nell’ospedale adiacente.
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