Asportate e quattro tavole del polittico che è sopra l’altare, erano sostenute da tasselli di legno fissati con viti. I ladri hanno agito con estrema precisione, da «professionisti».
Asportate e quattro tavole del polittico che è sopra l’altare, erano sostenute da tasselli di legno fissati con viti. I ladri hanno agito con estrema precisione, da «professionisti».
Erano tempi tristissimi quelli: guerre, miserie, carestie, pestilenze, ogni sorta di flagelli, desolavano l’Europa. Fra i morbi ce n’era uno diffusissimo, causato dalle farine guaste e dalle granaglie avariate dalla segale cornuta. Poiché esso produceva cancrena e distruggeva i tessuti come carbonizzandoli, il popolo lo chiamò fuoco sacro. Infierendo, dopo il 1100, il fuoco sacro anche nella valle di Susa, Umberto III, detto il Bello, reduce dalla Crociata, volle erigere un ospedale con annessa chiesa e convento. In tal modo nacque Ranverso, così nominato dalla regione, ove correva un ruscello (…). Fu affidata all’Ordine degli ospitalieri antoniani, che numerosi ospedali conducevano in altre città italiane.
Queste case passarono col tempo tutte alle dipendenze di Ranverso, che assunse il titolo di precettoria generale per l’Italia. L’ospedale sorgeva isolato dalla chiesa e dal convento, e deturpata, diroccata, semi-interrata, ma pur sempre ammirevole per l’armonia delle linee e la finezza delle decorazioni – ne è ancora visibile la fronte. Sui pinnacoli di questa, come sulle cuspidi, sul campanile, sui medaglioni della chiesa, è scolpita o infissa la lettera greca T (tau), simbolo é distintivo dei monaci di S. Antonio Abate (…).
Che dire della chiesa? Originariamente di stile romanico, essa fu più volte ampliata e modificata. Nel secolo XV fu quasi del tutto rifatta in istile gotico-normanno, e tale si presenta la facciata, con le sue tre porte ogivali ornate da plurime cornici di ricchissime terracotte. Ma S. Antonio di Ranverso bisogna osservarlo, scoprirlo in tutti i suoi particolari. Vedere gli affreschi di varie epoche rimessi in luce dentro la chiesa, ammirare il prezioso polittico di Defendente Ferrari che troneggia sull’alter maggiore, visitare i vivaci dipinti della sacrestia. Ad ogni passo una sorpresa. I capitelli e le mensole del pronao sono ancora quelli romanici, ed in essi si riscontrano strane figurazioni di uomini difformi, di bestie e di mostri (…). (2)

Tra le tante sventure della storia vi fu anche il tentativo, poi vanificato dalla benemerita opera di recupero dei carabinieri, di rubarne i preziosi cimeli che, per fortuna, tornarono poi al loro posto dopo soli due mesi di indagini serrate:
Il patrimonio artistico del Piemonte ha perso una delle più note opere di Defendente Ferrari. Quattro delle cinque tavole che componevano il polittico firmato e datato 1531 sono state rubate l’altra notte nella gotica abbazia di Sant’Antonio di Ranverso. Un furto su commissione, eseguito da mani esperte con la collaudata tecnica di specialisti. Ingente il valore delle quattro tavole raffiguranti i santi Sebastiano, Antonio, Rocco e Bernardino da Siena: qualcuno ha parlato di decine, altri di centinaia di milioni. Anche se non sarà facile piazzare sul mercato simili opere, preoccupa una coincidenza. Il furto è stato commesso durante lo sciopero del personale addetto al controllo di frontiera. Le quattro tavole sono già oltre i confini? L’abbazia, nel comune di Buttigliera Alta, è a due ore di auto dal Moncenisio. Dopo il furto, i ladri potrebbero aver preso subito la strada nazionale ed aver posto al sicuro il prezioso bottino in Francia. L’antica abbazia è a metà strada tra Rivoli e Avigliana, cinquecento metri a sinistra rispetto la statale per il Moncenisio.
Appartiene all’Ordine Mauriziano. Vicino alla chiesa, splendida reliquia di gotico, sorgono cascine e un palazzo abitato dal cappellano don Mario Piccot, dipendenti e funzionari dell’Ordine. Tra questi, il sindaco di Buttigliera Alta, dott. Rollè. L’abbazia è circondata a nord e a sud da un muro, a ovest da cascine, a est da un’inferriata sulla quale s’apre un cancello, tenuto chiuso a chiave con un lucchetto. Nella chiesa, nessun dispositivo anti-furto, nessun segnale d’allarme. Entrarvi non è impresa ardua. L’abbazia è quasi isolata, pochi i passanti durante il giorno, quasi deserta la zona di notte.
Come sono penetrati in chiesa i ladri? Tranciato il lucchetto del cancello, forzata l’inferriata di una finestra, si sono trovati in sacrestia calandosi attraverso un’apertura di circa quaranta centimetri. Nessuna difficoltà per passare dalla sacrestia nella chiesa. Le quattro tavole del polittico che è sopra l’altare, erano sostenute da tasselli di legno fissati con viti. I ladri hanno agito con estrema precisione, da «professionisti».
Per levare i supporti e calare le tavole non hanno fatto una scalfittura né lasciato impronte. Se ne sono andati dalla porta della sacrestia dopo aver forzato la serratura. Impossibile precisare l’ora dell’impresa. Il cappellano, i funzionari e dipendenti del Mauriziano che abitano nell’attiguo palazzo, come i coloni, non hanno sentito alcun rumore. Il furto è stato scoperto alle dieci, ora d’apertura al pubblico dell’abbazia, da don Piccot. Dopo aver telefonato ai carabinieri il sacerdote s’è sentito male ed è dovuto tornare a letto. S’è ripreso nel pomeriggio dal leggero malore. Ha commentato: «Non credevo che si arrivasse a una simile impresa». (3)
Oggi la precettoria è ancora affidata alla gestione dell’Ordine Mauriziano che, grazie a validissime guide, permette la visita dei suoi tesori nascosti e delle sue bellezze. Come, da non trascurare, la magnifica Cascina Ranverso un tempo parte delle proprietà del complesso stesso ed oggi restaurato e rinomato agriturismo.
Rilevatore Ersilio Teifreto
