Agosto 4, 2021

Armoiries Ranverso il problema delle fonti.

Armoiries Ranverso il problema delle fonti.

L’ordine di S. Antonio di Vienne tra fonti scritte e leggendaIl problema delle fonti

  1. L’ordine di S. Antonio di Vienne tra fonti scritte e leggenda
  2. Il problema delle fonti
    Sul finire dell’XI secolo, presso La Motte Saint-Didier, nel Delfinato, si formò una
    fraternità laica sotto l’invocazione di sant’Antonio d’Egitto1
    . Secondo Aymar Falco,
    primo storico antoniano, le spoglie del santo eremita furono portate nella località dal
    cavaliere Jocelin2
    , che le ricevette dall’imperatore di Bisanzio, Romano IV Diogene
    1 La vita di Antonio d’Egitto, Antonio eremita o Antonio abate (251 ca-357), anacoreta, è
    conosciuta grazie alla Vita Antonii attribuita ad Atanasio vescovo di Alessandria (295-373 ca), che
    combatté al suo fianco contro l’arianesimo. L’opera, famosa soprattutto per la descrizione della lotta
    di Antonio contro le tentazioni, ebbe un ruolo importante nell’affermazione degli ideali di vita
    monastica, cfr. Atanasio, Vita di Antonio, a cura di G. J. M. Bartelink, con introduzione di C.
    Mohrmann, Roma 1991. Morto il santo, le sue spoglie vennero sepolte in un luogo segreto, poi
    traslate ad Alessandria d’Egitto e successivamente trasferite a Costantinopoli, cfr. L. Fenelli, Il Tau, il
    fuoco, il maiale, Fondazione Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 2006, p. 19-24.
    Sulla traslazione delle spoglie si veda anche A. Foscati, I tre corpi del santo. Le leggende di
    traslazione delle spoglie di sant’Antonio abate in Occidente, «Hagiographica», 20 (2013), p. 144-181.
    La bibliografia sull’ordine ospedaliero di S. Antonio di Vienne è molto ricca. Si farà riferimento nel
    corso del capitolo a molteplici studi, ma il lavoro più noto è costituito dalla lunga serie di saggi
    pubblicati da Luc Maillet-Guy nei primi decenni del ‘900, e dal più recente A. Mischlewski, Un ordre
    hospitalier au Moyen Age. Les chanoines réguliers de Saint-Antoine-en-Viennois, Grenoble 1995. Il
    primo, nato nel 1864, era conosciuto anche come Dom Germain Maillet-Guy. Fu canonico
    dell’Immacolata Concezione, bibliotecario all’Université catholique di Lione e abate. Studiò la storia
    antoniana durante i suoi anni di permanenza a Lione, raccogliendo, collazionando e trascrivendo
    interamente le fonti archivistiche ma, quando nel 1930 la sua abitazione fu travolta da una terribile
    frana della Fourvière, gran parte del suo prezioso archivio privato andò perduta. Adalbert
    Mischlewski, fondatore del Centro Studi e dei quaderni annuali «Antoniter Forum» di Memmingen
    (Germania), è tra i maggiori esperti di storia antoniana, e in particolare della storia antoniana in
    Germania. Il suo primo lavoro dato alle stampe fu Der Antoniterorden in Deutschland, «Archiv für
    mittelrheinische Kirchengeschichte», 10 (1958), p. 39-66. 2 A. Falco, Antonianae historiae compendium ex variis iisdemque gravissimis ecclesiasticis
    scriptoribus, necnon rerum gestarum monumentis collectum, una cum externis rebus quam plurimis
    scitu memoratuque dignissimis, excudebat Theobaldus Payen, Lugduni 1534, ff. 35v-39r. Il Falco fu il
    primo biografo dell’ordine. Non è nota la sua biografia, lui stesso ne traccia un breve profilo
    nell’opera (fol. 107v), ma senza alcun riferimento cronologico. Luc Maillet-Guy, servendosi dei
    minutari del notaio Gohart custoditi presso gli Archives Départementales du Rhône a Lione (da qui
    ADR), e di repertori quali G. De Rivoire De La Batie, Armorial de Dauphiné, contenant les Armoiries
    figuerées de toutes les Familles nobles et notables de cette Province, accompagnées de notices
    généalogiques completant les nobiliaires, Lyon 1867, e N. Chorier, L’Estat politique de la province
    de Dauphiné, III, Grenoble 1671, p. 244, lo presenta come esponente di una famiglia che annoverava
    tra le sue fila numerosi canonici antoniani. Fu precettore della casa antoniana di Bar-le-Duc, e
    successivamente di quelle di Grenoble e Montpellier. Fu inviato a Roma dal Capitolo Generale
    dell’Ordine nel 1524, e richiamato nel 1528 a seguito delle diatribe scaturite dall’elezione a gran abate
    di Antoine de Langeac, avvenuta un anno prima e confermata solo nel 1529 con la definitiva chiusura
    della querelle. Il Falco fu vicario generale dell’abate de Langeac e del suo successore Jacques de
    Joyeuse (1537-1542), e fu nuovamente inviato in Italia. Morì al principio del 1545. Cfr. L. MailletGuy, Aymar Falco, historien de St-Antoine, «Bulletin de la Société d’archéologie et de statistique de la
    Drôme», 44 (1910), p. 45-61, in part. p. 46-48

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