Ottobre 17, 2017

Amsterdam

Amsterdam

    

ecco a te:

La camera di Arles, ottobre 1888, olio su tela 72×90 cm

(Amsterdam, Rijksmuseum Vincent Van Gogh)

La cosa che salta subito agli occhi in questo che può essere considerato uno dei capolavori di van Gogh, è il letto: è vuoto perché qualcuno s'è alzato, ma non è in disordine. E' stato rifatto, eppure sembra mattino presto, dalla tanta luce che riempie il dipinto.

Dietro al letto un cappello e altri indumenti d'uso quotidiano appoggiati a un attaccapanni: dunque chi li usa non è ancora uscito di casa, e noi sappiamo che questa è la stanza da letto dell'artista.

La finestra è semichiusa, come quando, appena alzati, si va ad aprirla per respirare un po' d'aria fresca; anche le ante esterne sono semichiuse. Perché? Forse se fossero state spalancate sarebbe entrata troppa luce che avrebbe dato fastidio, essendo in linea diretta allo sguardo del pittore.

E' strana, perché vuota, la sedia rivolta verso il letto: sembra avere la funzione di un comodino. Qualcosa vi è stato forse appoggiato prima di dormire e tolto subito dopo il risveglio: un libro? Van Gogh ha dipinto un'altra sedia in un altro quadro con una pipa sopra. Qui però non c'è, per cui la sedia ha un che di particolare, come se qualcuno dovesse sedercisi.

L'artista ha rifatto il letto e messo tutto in ordine. Anche sul tavolo lo si vede, dove le cose utili per la toilette personale sono già state usate e risistemate: la brocca, dentro il catino, non contiene acqua.

Il quadro è talmente impressionista da sembrare una sequenza filmata. Pare di vedere il pittore in azione: s'è alzato dal letto, si è lavato, avrà fatto colazione, ha rifatto il letto, ha ripreso la pipa che aveva appoggiato sulla sedia prima d'addormentarsi, poi, siccome non sapeva dove andare o cosa fare, si sarà chiesto, guardandosi attorno, perché non dipingere la sua stessa stanza.

E questa, sotto le sue mani creative, si trasforma. Il letto non è un semplice letto, ma è lo stesso artista con la sua presenza ingombrante, che riempie di 1/3 l'intero quadro, è un letto che vuole apparire formalmente composto, ordinato, ma che ha bisogno di una presenza viva che lo osservi da seduto, sulle due sedie, che infatti stanno aspettando che qualcuno apra la porta e le usi. E' lo stesso letto, solitario, che lo chiede.

Il pittore non vuole aprire la finestra per vedere chi c'è fuori della stanza, ma chiede che qualcuno entri e si metta a sedere, per stargli vicino. I quadri appesi alle pareti non sono sufficienti allo scopo. Sono obliqui, disarmonici rispetto alle linee perpendicolari del muro. I ritratti dell'amico Boch e di Milliet (quest'ultimo sostituito da un ritratto di donna nella successiva replica) sembra che stiano quasi per cadere.

Dirà lo stesso van Gogh nella lettera 554 (pdf), illudendosi che la forma possa sublimare la sostanza: "qui il colore deve fare tutto, e poiché con il suo effetto semplificante conferisce maggiore stile alle cose, esso dovrà suggerire riposo o sonno in generale. In una parola, guardare il quadro deve far riposare il cervello, o piuttosto l'immaginazione […] Questo come una sorta di vendetta per il riposo forzato al quale sono stato obbligato".

Esiste un'evidente prospettiva, che però non rispetta una vera e propria geometria: il letto infatti è troppo grande rispetto al resto; anzi, sembra essere visto di fronte, come la sedia in fondo, mentre la sedia e il tavolino sembrano visti dall'alto. La prospettiva è stravolta da esigenze soggettive.
"La prospettiva sembra estrema, ma verso la fine della sua carriera Van Gogh non era solo in rivolta contro i colori opachi degli artisti olandesi dell'epoca; egli si stava anche sbarazzando delle regole della prospettiva, che imponevano un approccio preciso e realistico all'opera da un punto di vista prospettico. Van Gogh respinse spesso le leggi della prospettiva convenzionale nell'ultima parte della sua carriera, in modo particolare in molti dei suoi dipinti di Arles"(cfr www.vggallery.com)

Il dipinto è attraversato da tre linee fondamentali che s'intersecano nel punto della sedia più vicina al letto. In quel punto sta il significato del quadro, cioè il desiderio di un incontro.
Il punto principale non è solo quello di fuga ma anche quello di vista, cioè pur sembrando arretrato sullo sfondo, in realtà emerge in primo piano e coinvolge direttamente lo spettatore, che però non può che ammirare un'assenza, un campo vuoto, uno spazio d'attesa, un evento che non c'è.

Lo spettatore alla fine ha l'impressione che debba essere lui stesso a mettersi a sedere su una delle due sedie, perché nel quadro è evidente lo sforzo di farsi accettare, che resta però "forzoso", a causa dell'eccessiva preminenza del letto, fisica e prospettica.

Van Gogh considerava questo dipinto uno dei suoi più riusciti, tant'è che ne fece altre due versioni su tela, mentre si trovava volontariamente confinato nel manicomio di Saint-Rémy. "Mi sembra -disse in proposito

? ρ?ι?σ∂??ιzια ? · 8 anni fa

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