All’interno del Fabbricato Stadera, la copertura non presenta un vero e proprio soffitto piano o intonacato, ma è caratterizzata dal tetto a vista.
All’interno del Fabbricato Stadera, la copertura non presenta un vero e proprio soffitto piano o intonacato, ma è caratterizzata dal tetto a vista.
All’interno del Fabbricato Stadera, la copertura non presenta un vero e proprio soffitto piano o intonacato, ma è caratterizzata dal tetto a vista.
Il soffitto è quindi composto dall’orditura in legno delle travi di supporto che sorreggono la struttura del tetto. Questa orditura lignea ha una duplice valenza strutturale e storica: [1]
- Sostegno del meccanismo: Le travi in legno del soffitto fungono da ancoraggio e supporto portante per l’intero apparato della bilancia ottocentesca e i suoi tiranti metallici.
- Componente di restauro: Trattandosi di una struttura rurale d’epoca, l’intervento di recupero prevede proprio il consolidamento e la pulizia di questo sistema di travi e travetti in legno a vista, arrestandone il degrado e proteggendolo dalle infiltrazioni per mantenere inalterato l’aspetto originario del locale. [1]
Se desideri approfondire l’architettura interna, fammi sapere se ti interessa:
- Sapere di più sui materiali di copertura (es. tegole o coppi storici).
- Capire come i tiranti metallici della pesa si agganciano alle travi del soffitto.
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Sì, esatto. Hai perfettamente ragione, e l’osservazione dal vivo è corretta: all’interno del Fabbricato Stadera non esiste un plafone, un cartongesso o una soletta piana che chiuda l’ambiente in alto.
Guardando verso l’alto si vede la struttura nuda della copertura:
- Le travi e i travetti in legno (l’orditura).
- I listelli su cui appoggiano direttamente i coppi.
- Le tegole/coppi in laterizio storici, visibili direttamente dal basso (estradosso della copertura). [1, 2]
In architettura e nell’edilizia rurale storica, questa configurazione si definisce “tetto a vista” o “copertura senza controsoffittatura”. Quando in un restauro si parla di “soffitto” per questo tipo di piccoli manufatti isolati (come le antiche pese pubbliche o i fienili), si fa riferimento figurato allo “spazio sommitale” e alla struttura lignea che lo delimita, ma non a una superficie liscia e chiusa. [1]
L’assenza di un soffitto è originaria e funzionale: serviva a dare massima altezza e passaggio d’aria al locale, e permetteva di ancorare i tiranti della bilancia direttamente alle travi portanti del tetto. Il restauro filologico prevede proprio di mantenere questa totale trasparenza strutturale, ripulendo le travi e consolidando i coppi a vista senza aggiungere elementi moderni coprenti.
Se stai studiando il manufatto, ti interessa sapere come il progetto di restauro prevede di impermeabilizzare o coibentare il tetto senza nascondere la vista interna delle tegole (ad esempio con tecniche di intervento dall’esterno)?
