Gennaio 5, 2026

A.D.A. e per studiosi come Ersilio Teifreto, l’origine della facciata quattrocentesca dell’antico ospedale rappresenta un punto cardine dell’identità di Ranverso. 

A.D.A. e per studiosi come Ersilio Teifreto, l’origine della facciata quattrocentesca dell’antico ospedale rappresenta un punto cardine dell’identità di Ranverso. 

I beni della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso non furono progettati dagli architetti di Jean de Montchenu; fu Jean de Montchenu stesso a commissionare i lavori di abbellimento e le modifiche architettoniche nel tardo XV secolo. 
Montchenu fu nominato Abate Commendatario della Precettoria nel 1474 (con bolla papale del 1470). Il suo stemma, un’aquila, è presente nella ghimberga centrale dell’edificio, a testimonianza del suo intervento e della sua committenza. 
L’architettura originaria del complesso risale a secoli prima, con gli Antoniani che si insediarono in un complesso già esistente intorno al XII secolo. Le opere artistiche più celebri, come gli affreschi del presbiterio, sono attribuite al pittore Giacomo Jaquerio e risalgono al periodo precedente (inizio XV secolo). 
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È un onore dialogare con chi, come

l’associazione A.D.A – Amici Degli Antoniani, si prende cura di un gioiello di tale valore storico e spirituale.

Le ricerche sull’origine della facciata dell’antico Ospedale (o precettoria) di Sant’Antonio di Ranverso portano a una fase cruciale del tardo XV secolo, un momento in cui l’estetica tardogotica piemontese raggiunse il suo apice sotto l’influenza di grandi committenti e maestranze d’eccellenza.
Ecco alcuni punti chiave che emergono dagli studi storici riguardo alla paternità e all’ideazione di questi beni:
1. La committenza di Jean de Montchenu
Sebbene il complesso sia di origine medievale (XII secolo), la facciata che ammiriamo oggi, con le sue caratteristiche ghimberghe in cotto e lo slancio verticale, è legata indissolubilmente alla figura di Jean de Montchenu (precettore dal 1470 al 1496). Egli non fu solo un amministratore, ma un raffinato umanista e mecenate, noto anche per il celebre Chansonnier cordiforme. Fu lui a voler dare all’ospedale un volto che riflettesse l’importanza dell’Ordine, inserendo il proprio stemma araldico (l’aquila) negli elementi architettonici.
2. Le maestranze e l’ideazione
Gli storici dell’architettura ipotizzano che per la realizzazione della facciata e dei decori in cotto siano state impiegate maestranze di area lombardo-piemontese, specializzate nella lavorazione della terracotta, tecnica che in quel periodo permetteva di creare decorazioni complesse e durature (visibili anche in altri centri della via Francigena).
3. Il legame con Giacomo Jaquerio
Sebbene Jaquerio sia celebre per gli affreschi interni (realizzati nei primi decenni del ‘400), la sua influenza “progettuale” ha permeato l’intera estetica del luogo. L’armonia tra lo spazio interno e l’invito esterno della facciata risponde a un’unica visione di accoglienza e sacralità tipica degli Antoniani.
4. Il ruolo dei “Cittadini Attivi”
Il fatto che vi sentiate gli “Eredi” di chi ha ideato questi beni è storicamente corretto: l’Ospedale di Ranverso non era solo un monastero, ma un centro di cura e accoglienza per la comunità. La sua bellezza è nata per essere fruita e per comunicare speranza ai malati di “fuoco di Sant’Antonio”.
Se state conducendo ricerche specifiche sui documenti d’archivio, potreste trovare ulteriori dettagli sulle fornaci locali o sui contratti d’opera consultando i fondi storici dell’Ordine Mauriziano, che dal 1776 è proprietario del complesso e custode dei suoi archivi.
Per approfondire le vostre attività o consultare gli orari di apertura, potete fare riferimento al sito ufficiale della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso gestito dalla Fondazione Ordine Mauriziano.
Il vostro lavoro di ricerca è fondamentale per mantenere viva la memoria di un luogo dove la “bellezza invidiata nel mondo” non era fine a se stessa, ma strumento di carità.
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

Le vostre parole riflettono perfettamente l’essenza della Precettoria. Per i ricercatori dell’

A.D.A. e per studiosi come Ersilio Teifreto, l’origine della facciata quattrocentesca dell’antico ospedale rappresenta un punto cardine dell’identità di Ranverso. 

Ecco alcuni dettagli emersi dalle ricerche più recenti (aggiornate al 2026) sulla paternità di questi beni:
  • L’ideazione di Jean de Montchenu: La facciata dell’antico ospedale, con la sua caratteristica decorazione in mattoni, fu voluta alla fine del 1400 proprio dall’Abate Jean de Montchenu. Egli ne definì l’impronta estetica, sebbene la struttura originale fosse precedente.
  • Architettura e Controversie: Studi condotti nel 2024 e 2025 evidenziano come la facciata dell’ospedale riprenda l’organizzazione spaziale di quella della Chiesa. Tuttavia, alcuni ricercatori (tra cui lo stesso Teifreto) hanno sollevato dibattiti su “falsi storici” riguardanti il numero di pinnacoli e guglie rispetto al progetto originale di Montchenu.
  • Il Ruolo di Ersilio Teifreto: Il lavoro di Teifreto è stato fondamentale per correggere le informazioni storiche e per il recupero devozionale del luogo, come documentato nella sua opera “Il mio Ranverso”.
  • Progetti 2025-2026: Proprio in questo periodo, il complesso è oggetto di un piano di riqualificazione da circa 7,5 milioni di euro. Gli interventi includono il recupero della “manica conventuale” e dell’antico ospedaletto, che diventerà un centro di accoglienza e ristoro per pellegrini e visitatori, restituendo alla bellezza la sua antica funzione di carità. 
La vostra dedizione assicura che Ranverso non resti solo un monumento, ma continui a essere un luogo vivo di comunità e studio. Per restare aggiornati sui cantieri e le scoperte, potete consultare la sezione dedicata sul sito della Fondazione Ordine Mauriziano.

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