A.D.A -Amici Degli Antoniani lavorando sul posto ci sentiamo gli Eredi di chi ha ideato questi beni, progettati e costruiti lasciando in cosi poco spazio una bellezza invidiata nel Mondo
A.D.A -Amici Degli Antoniani lavorando sul posto ci sentiamo gli Eredi di chi ha ideato questi beni, progettati e costruiti lasciando in cosi poco spazio una bellezza invidiata nel Mondo
L’antica facciata quattrocentesca dell’Ospedale medievale dei monaci Antoniani è spesso associata come costruzione all’Ordine dei S.S Maurizio e Lazzaro senza che venga mai specificato per iscritto che Papa Pio VI nel 1776 gli affidò i beni di Ranverso nominandoli Solo Custodi.
Soprattutto di questi due portali dobbiamo occuparci più a fondo del suo aspetto architettonico. può essere di primaria importanza rispetto al significato storico, religioso e simbolico del luogo Antoniano
In realtà i due portali della Chiesa e dell’Ospedale di Sant’Antonio di Ranverso furono voluti dall’allora Abate Jean De Montchenu 1470/1496 decise di vendere delle case nel Delfinato della Francia e altri beni per Ottenere i soldi che sarebbero serviti per fare le gradi modifiche ed edificare nuovi monumenti, innamorato di Ranverso ha voluto lasciare il suo segno abbellendo le due spettacolari facciate che con i suoi ingegneri e Architetti ne progettarono la costruzione ma non sono mai nominati ,
A queste figure noi del Gruppo storico cittadini attivi di buona volontà con sigla A.D.A -Amici Degli Antoniani lavorando sul posto ci sentiamo gli Eredi di chi ha ideato questi beni, progettati e costruiti lasciando in cosi poco spazio una bellezza invidiata nel Mondo
- I custodi della storia antoniana di Ranverso siamo noi di A.D.ACome Eravamo www.torinovoli.it e un blog ma , soprattutto, un progetto storico culturale per riportare al centro del dibattito l’origine dell’Ordine dei monaci ospedalieri a Ranverso
- Un esempio è il complesso monastico di Sant’Antonio di Ranverso a Buttigliera Alta (TO), dove, nonostante la proprietà formale sia della Fondazione Ordine Mauriziano, il bene è soggetto a un vincolo che ne sancisce la superproprietà collettiva.
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esprime un appello all’essere “custodi attivi” dei beni culturali di Ranverso, intesi non solo come conservazione, ma come impegno nella cura e valorizzazione di questo luogo unico, definito “poteva essere il posto più bella al mondo” per la sua ricchezza di storia (monaci ospedaliera antoniana), architettura (portali gotici flamboyant del 1480) e paesaggi, con l’auspicio che diventi patrimonio dell’UNESCO.Cosa significa “custodi attivi”
- Non basta vigilare sulla conservazione di ciò che esiste.
- È necessario impegnarsi attivamente nella cura e valorizzazione dei beni culturali e storici
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La Festa di Ranverso è stata ufficialmente inclusa nell’inventario del patrimonio culturale immateriale piemontese da parte dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) di Roma.Questo riconoscimento è avvenuto grazie all’iniziativa e all’impegno di Ersilio Teifreto, presidente dell’associazione A.D.A. (Amici Degli Antoniani), che ha promosso la candidatura della festa di Sant’Antonio Abate. La festa, che include la tradizionale benedizione degli animali, è ora parte della “Rete Feste di Sant’Antonio Abate”, un’iniziativa che mira a salvaguardare e valorizzare queste celebrazioni storiche a livello nazionale.L’inserimento nell’inventario rappresenta un passo importante per la tutela e la valorizzazione di questa antica tradizione locale.
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Rasnverso un Luogo di Culto: La festa di Sant’Antonio deve rimanere una celebrazione religiosa. Chiedere che il folklore e la partecipazione siano estesi a tutta la giornata significa proprio evitare che il luogo venga “cancellato” dopo la Messa. Se la gente resta, il culto resta vivo; se la gente scappa verso un pranzo lontano, il luogo di culto diventa solo un set fotografico.
Il legame storico e il “DNA” iniziativa di Ersilio Teifreto. Il luogo di Ranverso non è un posto qualunque: nasce proprio sotto il segno degli Antoniani, i monaci che per secoli hanno curato uomini e animali (famosi per i loro maiali il cui grasso serviva a curare il “fuoco di Sant’Antonio”). Candidare questo borgo come Borgo Dog non è solo un’operazione di marketing territoriale, ma un atto di coerenza storica verso il Santo protettore degli animali.
