Giugno 2, 2026

🏛️ La Grande Stadera di Ranverso: Relazione Storica e Cronologia dei Silenzi-Assensi

🏛️ La Grande Stadera di Ranverso: Relazione Storica e Cronologia dei Silenzi-Assensi

🏛️ La Grande Stadera di Ranverso: Relazione Storica e Cronologia dei Silenzi-Assensi . Il Testo e Supportato dai moderni assistenti virtuali IA
A cura di: Ersilio Teifreto – Sentinella di Ranverso e della Via Francigena
Per conto di: Associazione ADA (Associazione Difesa Sant’Antonio di Ranverso)
Status del Bene: Monumento Storico Vincolato (SABAP) e Comune Aderente alla Rete Nazionale

PARTE I: LA RELAZIONE STORICA SULLA STADERA (1864)
🗺️ L’Ingresso al Borgo e la Scelta Urbanistica
Provenendo da Corso Moncenisio e superato il viale alberato, si entra nel cuore del concentrico di Ranverso, nel Comune Turistico di Buttigliera Alta (TO). Il primo, straordinario monumento visibile che accoglie i pellegrini sulla Via Francigena è la Stadera, la monumentale bilancia romana.
La struttura si impone nello spazio con il suo possente braccio in metallo sporgente e la sua grande trave portante: un manufatto d’ingegneria rurale puro, che reca impresso il solo valore della sua storia, senza nomi di persone o marchi di Enti a contaminarne l’autenticità. Fu posizionato in modo mirabile dagli ingegneri dell’epoca nell’angolo esatto tra la Via Francigena e via Sant’Antonio di Ranverso, creando un punto di sosta e di passaggio obbligato per i flussi di merci, pellegrini e carri agricoli.
🪵 Dalla Posta del Baraccun alla Sapienza dei Mattoni di Risulta
Secondo gli studi metrologici e storici della Curatrice Lia Apparuti, nella sua prima vita a fine Settecento, la Stadera operava all’aria aperta presso la Stazione di Posta del Baraccun lungo la strada di Susa. Lavorava protetta presumibilmente solo da una grande tettoia per riparare la trave e i meccanismi principali dalle intemperie [^2].
La svolta avvenne nel 1864, quando l’Ordine Mauriziano ne decise il trasferimento e la definitiva collocazione a Ranverso [^2]. Per accoglierla fu edificato un fabbricato dedicato [^2]. La straordinaria armonia di questo edificio deriva da una scelta d’avanguardia degli architetti: non vennero impiegati mattoni nuovi, ma furono sapientemente recuperati e riutilizzati i mattoni di risulta storici del luogo [^2]. Questa scelta di recupero materico ha permesso alla Stadera di integrarsi in modo naturale e coerente con il tessuto delle adiacenti costruzioni medievali [^2].
🎨 La Lungimiranza degli Architetti e il Tributo a Jean de Montchenu
Nel pianificare la costruzione d’angolo, i progettisti dell’Ottocento dimostrarono una grandissima intelligenza e sensibilità culturale: scelsero infatti di lasciare completamente libera la monumentale facciata quattrocentesca dell’Ospedale [^2].
Evitando di addossare la nuova struttura all’antico ospedale, ne hanno preservato intatto l’impatto visivo, rendendo omaggio alla memoria del suo grande creatore: Jean de Montchenu [^2]. Riconosciuto da Papa Pio II come Abate, Commendatario e Cellerario di Ranverso, Montchenu fu un immenso mecenate [^2]. Pur di finanziare la meraviglia della Precettoria, vendette i propri beni personali nella regione francese dell’Isère, concentrando in questo piccolo spazio una densità di bellezza, arte e storia gotica che oggi tutto il mondo ci invidia [^2].
⚙️ I Meccanismi Interni e l’Appello di ADA
Nonostante i grandi progetti e gli stanziamenti annunciati per il recinto dell’Ospedale, i lavori di cantiere non sono ancora iniziati. Nel vano interno della Stadera, che attende il recupero, sono custoditi i meccanismi originali che rischiano l’usura definitiva e l’ossidazione a causa delle infiltrazioni dal tetto [^2]:
    • Le catene storiche di sospensione e sollevamento dei carichi carichi di vendemmie [^2].
    • I pesi originali in ferro per la misurazione delle tonnellate [^2].
    • La cremagliera e gli ingranaggi di riduzione per l’equilibrio della trave [^2].

L’Associazione ADA chiede che le future opere proteggano prioritariamente l’antico soffitto in legno e mettano in sicurezza questi ingranaggi secolari unici in Italia, affinché il manufatto torni un giorno a essere accessibile al pubblico e al centro della vita culturale del borgo [^2].

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