📄 TESTO 1: IL GEMELLAGGIO STORICO RANVERSO – TRICARICO Sotto l’egida della Casa Madre francese e del braccio-reliquiario ministeriale
📄 TESTO 1: IL GEMELLAGGIO STORICO RANVERSO – TRICARICO Sotto l’egida della Casa Madre francese e del braccio-reliquiario ministeriale
📄 TESTO 1: IL GEMELLAGGIO STORICO RANVERSO – TRICARICO
Sotto l’egida della Casa Madre francese e del braccio-reliquiario ministeriale
TORINO. C’è un asse storico e spirituale di straordinario rilievo che attraversa l’Italia e unisce, sotto il segno di Sant’Antonio Abate, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso in Piemonte alla Città di Tricarico in Basilicata. A svelare la consistenza materiale di questo legame è l’indagine metodologica della Tracciologia Territoriale, che oggi trova un riscontro ufficiale e inopponibile nei registri dello Stato italiano.
Il fulcro di questa triangolazione risiede nella comune filiazione dalla Casa Madre francese dell’Ordine degli Antoniani (l’Abbazia di Saint-Antoine-l’Abbaye nel Delfinato). Da questa sorgente europea partivano i mandati ufficiali e i preziosi frammenti ossei, spesso affidati a frati antoniani o precettori di ritorno dai capitoli generali in Francia, destinati a consacrare i presidi della fede e dell’accoglienza ospedaliera lungo le grandi vie di pellegrinaggio.
Le indagini archivistiche hanno fatto emergere una straordinaria corrispondenza visiva e documentale, oggi vidimata dalle istituzioni. Se nell’Ottocento lo storico Goffredo Casalis censiva a Ranverso la presenza materiale di un reliquiario antropomorfo “in forma di avambraccio, e terminante in una mano”, il reperto ha trovato la sua definitiva consacrazione scientifica: la SABAP (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio) lo ha formalmente protocollato e inserito nel Catalogo Generale dei Beni Culturali con la scheda ufficiale di “reliquiario antropomorfo – a braccio, opera isolata – ambito/bottega piemontese (seconda metà sec. XVII)”, specificando i materiali costruttivi in legno intagliato, pittura e doratura, con rivestimento decorativo in argento sbalzato e una teca ovale in vetro recante il cartiglio interno “Ex ossibus S. Antonii Abat.”.
Questo spazio protettivo trova il suo perfetto riscontro speculare nel funzionamento terapeutico della celebre statua lignea di fine Quattrocento di Ranverso (in legno di noce), il cui retro è interamente cavo e apribile tramite uno sportello mobile fissato con tenoni in legno privi di metallo: un guscio sacro ideato per custodire l’avambraccio-reliquiario, che i monaci estraevano per offrirlo al bacio dei malati affetti dal “fuoco degli ardenti”.
Questo medesimo modello liturgico e simbolico della mano benedicente si ritrova millimetricamente nel reliquiario a braccio custodito nella cattedrale di Tricarico, giunto in Lucania nell’anno 1598 transitando da Arles, storico snodo dell’ordine provenzale, su concessione della casa madre francese. Tale sovrapposizione materiale e scientifica, blindata dalle schede ministeriali e speculare alla matrice formale barocca piemontese riscontrata anche a Novalesa, dimostra l’esistenza di un linguaggio comune europeo e unisce l’arte gotica internazionale di Giacomo Jaquerio in Val di Susa con la ritualità secolare della civiltà contadina lucana.
