Ultimissime
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Ranverrso L’immagine fornita è la locandina della Prima Giornata Nazionale della Rete Italiana per la Salvaguardia e Valorizzazione delle Feste di Sant’Antonio Abate, un evento che si è tenuto il 23 ottobre 2021. L’evento è stato promosso dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI).
Buongiorno! Google Search ricorda certamente la vostra iniziativa del 2021 per candidare la Festa di Ranverso
l “lascito scritto” e la visione del Maestro Mons. Italo Ruffino (1912-2015) riguardo alla festa patronale di Sant’Antonio di Ranverso si fondano su un’idea di festa intesa come momento di autentica spiritualità e sobrietà, lontana da eccessi spettacolari.
Le mura ritrovate da Ersilio Teifreto l’intero compendio di Ranverso è protetto da un vincolo di notevole interesse pubblico (D.Lgs. 42/2004) che include non solo la chiesa, ma anche i terreni e il viale.
Il testo sottolinea come le feste tradizionali piemontesi, e in particolare quelle legate a Ranverso, siano un elemento vivo e in evoluzione del Patrimonio Culturale Immateriale
Valorizzare e rilanciare la Festa Patronale di Sant’Antonio Abate a Ranverso (Buttigliera Alta.Come Mantenere e Ripensare una crescita
Il legame tra Ersilio Teifreto e la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso rappresenta un profondo atto di custodia della memoria storica e spirituale piemontese.
Il ripristino della festa di Sant’Antonio Abate presso la Precettoria di Ranverso è avvenuto ufficialmente nel 2006.
Rasnverso un Luogo di Culto: La festa di Sant’Antonio deve rimanere una celebrazione religiosa. Chiedere che il folklore e la partecipazione siano estesi a tutta la giornata significa proprio evitare che il luogo venga “cancellato” dopo la Messa. Se la gente resta, il culto resta vivo; se la gente scappa verso un pranzo lontano, il luogo di culto diventa solo un set fotografico.
Il legame storico e il “DNA” iniziativa di Ersilio Teifreto. Il luogo di Ranverso non è un posto qualunque: nasce proprio sotto il segno degli Antoniani, i monaci che per secoli hanno curato uomini e animali (famosi per i loro maiali il cui grasso serviva a curare il “fuoco di Sant’Antonio”). Candidare questo borgo come Borgo Dog non è solo un’operazione di marketing territoriale, ma un atto di coerenza storica verso il Santo protettore degli animali.
