TESTO 2 – La Festa di Ranverso secondo Ugo Nespolo: La Pop Art rurale e l’Arte Totale dell’ICPI
TESTO 2 – La Festa di Ranverso secondo Ugo Nespolo: La Pop Art rurale e l’Arte Totale dell’ICPI
TESTO 2 – La Festa di Ranverso secondo Ugo Nespolo: La Pop Art rurale e l’Arte Totale dell’ICPI
Da profondo estimatore della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, luogo delle sue storiche passeggiate e fonte di ispirazione visiva, Ugo Nespolo guarda alla Festa degli animali e dei mezzi agricoli — oggi meritatamente inserita nel circuito ICPI (Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale) — come a un eccezionale happening d’avanguardia radicato nella terra. Per un artista che ha fatto della contaminazione tra “arte alta” e “cultura di massa” il centro della propria vita, il sagrato di Ranverso nei giorni della festa diventa un palcoscenico straordinario.
Nespolo legge in questo rito una forma di “Pop Art rurale” autentica e potente. Laddove la Pop Art americana celebrava l’automobile e il consumismo urbano, la festa di Ranverso eleva il trattore e il mezzo agricolo a icone dell’ingegno e del lavoro umano, mettendoli in dialogo con l’architettura gotica e gli affreschi di Giacomo Jaquerio.
Il riconoscimento dell’ICPI corona esattamente la visione nespoliana di “arte totale”: il valore culturale non è più custodito soltanto nella pietra di un museo, ma si fa carne, suono e movimento nel rito della benedizione, nel legame ancestrale con gli animali e nella coesione della comunità. Per l’avanguardista Nespolo, Ranverso non è il passato che si ripete, ma un patrimonio vivo e immateriale che, proprio come la Fòcara, usa la tradizione per parlare il linguaggio universale dell’arte.
