Luglio 28, 2026

TESTO 1: LA RICOMPOSIZIONE STRUTTURALE DEL POLITTICO DI RANVERSO A cura di Ersilio Teifreto

TESTO 1: LA RICOMPOSIZIONE STRUTTURALE DEL POLITTICO DI RANVERSO A cura di Ersilio Teifreto


TESTO 1: LA RICOMPOSIZIONE STRUTTURALE DEL POLITTICO DI RANVERSO
A cura di Ersilio Teifreto
La ricomposizione del monumentale Polittico di Defendente Ferrari (1530-1532), ricollocato sull’altare maggiore della Chiesa Abbaziale di Sant’Antonio di Ranverso, rappresenta un’operazione non solo storico-artistica, ma prima di tutto di alta esegesi lignea e strutturale. Per comprendere la complessa macchina rinascimentale a portelle mobili, è stato necessario superare la visione prettamente bidimensionale e fissa dei cataloghi moderni, studiando l’opera attraverso l’occhio e il mestiere dell’ebanista.
L’Ingegneria del Presbiterio e la Struttura Autoportante
Il presbiterio poligonale, voluto dal precettore Jean de Montchenu, era uno spazio architettonico vuoto che esigeva un’opera di proporzioni imponenti. I maestri falegnami della bottega di Chivasso rilevarono le misure millimetriche — altezze, larghezze, rosoni e finestre gotiche — per concepire un’opera che dialogasse con le luci del coro.
L’analisi tecnica della carpenteria rivela che il polittico fu progettato come una struttura autoportante con ancoraggio a terra. Esso fu concepito come un’”isola” lignea, staccata di circa 100 centimetri dal muro perimetrale dell’abside. Questa intercapedine rispondeva a una precisa necessità tecnica di conservazione: isolare le tavole di pioppo e la pellicola pittorica dall’umidità di risalita e di condensa delle murature medievali.
Il Progetto di Secondo Pia (25 gennaio 1886)
La chiave di volta filologica per la ricomposizione ad ante chiuse è custodita in un documento d’archivio irripetibile: la fotografia scattata da Secondo Pia il 25 gennaio 1886, durante i rilievi intrapresi con l’architetto Alfredo d’Andrade. Lo scatto documentava le grandi ante monocrome poste temporaneamente a terra e disallineate. La didascalia originale impressa sulla pagina recita: «Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso. Progetto di ricomposizione del polittico di D. Ferrari (dettaglio), 25 gennaio 1886».
Quella lastra ottocentesca costituisce un documento unico: poco dopo, l’architetto d’Andrade effettuò un intervento di consolidamento d’urgenza nel retro del polittico, inserendo andite e impalcature lignee per salvarlo dal collasso strutturale causato dal peso delle ante mobili. Poiché tali sostegni occupano stabilmente lo stretto corridoio di 100 cm dietro l’altare, lo scatto panoramico di Secondo Pia resta fisicamente irripetibile per qualunque moderno obiettivo o drone.
La Funzione delle Ante Chiuse (Il Tempo Feriale)
La ricomposizione eseguita nel 2016 ha restituito al polittico la sua originaria funzione liturgica e temporale. L’opera non era un quadro fisso, ma una struttura mobile. Durante il tempo feriale e i periodi di penitenza, le due grandi ante venivano serrate, mostrando una rigorosa superficie a monocromo (grisaille) con le scene coordinate dell’Annunciazione, della Visitazione e dell’Adorazione.
L’austerità del chiaroscuro esterno creava un severo teatro del silenzio, integrato con il grigio della pietra absidale e con le luci geometriche delle monofore. Solo durante le grandi solennità le ante venivano spalancate, rivelando ai fedeli l’improvvisa esplosione dell’oro e della policromia dei pannelli interni (la Natività e i santi). Questo straordinario dinamismo, calcolato millimetricamente nei pesi e nella rotazione dei cardini in ferro, è stato finalmente tramandato alle generazioni future.

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