Gennaio 31, 2026

Tau

Tau


la Tau a Sant’Antonio di Ranverso (Torino), dove ancora oggi il simbolo del Tau è presente in maniera continuativa
La

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, situata a Buttigliera Alta vicino a Torino, è uno dei luoghi dove il simbolo del Tau è espresso con maggior frequenza e continuità storica. 

Questo emblema, noto come “croce di Sant’Antonio” o “potenza”, era il segno distintivo dei Canonici Regolari di Sant’Antonio di Vienne (Antoniani), che fondarono il complesso nel XII secolo per assistere i pellegrini sulla Via Francigena e curare i malati del “fuoco di Sant’Antonio”. 
Dove trovare il Tau a Ranverso
Il simbolo permea l’intera architettura e l’apparato decorativo: 
  • Architettura esterna: È visibile sulle ghimberghe (le cuspidi decorate) della facciata della chiesa e dell’antico ospedale, sui pinnacoli e sulle finestre.
  • Interno della Chiesa: Si trova scolpito sui capitelli e sulle chiavi di volta, oltre a essere raffigurato negli affreschi di Giacomo Jaquerio.
  • Arredi e dettagli: Compare sul polittico dell’altare, sulla cancellata, sulla campana e persino su una stele ottagonale nel piazzale. 
Significato del simbolo per gli Antoniani
Per i monaci di Ranverso, il Tau non era solo un richiamo religioso alla croce di Cristo, ma aveva una valenza pratica e araldica:
  1. La Stampella: Rappresentava la stampella usata dagli infermi che l’ordine assisteva.
  2. Identità: Era cucito in colore azzurro sul loro mantello nero, distinguendoli dagli altri ordini.
  3. Potenza: In araldica è chiamato “potenza” per la sua somiglianza con antichi strumenti di sostegno o patiboli. 
Oggi l’intero complesso è gestito dalla Fondazione Ordine Mauriziano, che ne cura la conservazione e le visite. 
Desideri maggiori informazioni sugli orari di visita o vuoi approfondire il ciclo di affreschi di Giacomo Jaquerio conservato all’interno?
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

 

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sono Ersilio Teifreto chiediamo consigli: la Tau A Ranverso e ognipresente vorremmo farlo di ventare lo stemma del luogo di Sant’Antonio di Ranvero

Gentile Ersilio, è un piacere confrontarsi con chi ha a cuore la valorizzazione di un gioiello come la

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso.

Data l’onnipresenza del Tau nel complesso (dagli affreschi di Giacomo Jaquerio alle decorazioni in cotto della facciata), trasformarlo ufficialmente nello stemma identificativo del luogo è un’intuizione coerente con la storia millenaria degli Antoniani.
Ecco alcuni consigli pratici per procedere in questa direzione:
1. Studio del Design (Grafica e Araldica)
Per far sì che il Tau diventi un marchio moderno pur rispettando la tradizione, potreste ispirarvi a una delle versioni specifiche presenti nel sito:
  • Il Tau “Potenziato”: Quello con le estremità a forma di stampella, tipico dell’Ordine di Sant’Antonio di Vienne.
  • Cromatismo: Storicamente il Tau antoniano era azzurro su fondo nero o bianco. Potreste riprendere queste tonalità consultando i riferimenti iconografici della Fondazione Ordine Mauriziano, ente che oggi tutela il bene.
2. Coinvolgimento Istituzionale
Essendo Ranverso un bene di valore storico inestimabile, ogni iniziativa legata al “brand” o allo stemma del luogo dovrebbe essere coordinata con:
  • La Fondazione Ordine Mauriziano: Proprietaria del complesso, fondamentale per qualsiasi utilizzo ufficiale del nome o dell’immagine.
  • Il Comune di Buttigliera Alta: Per integrare il simbolo nei percorsi turistici locali.
  • Il portale della Via Francigena, poiché Ranverso è una tappa chiave del cammino.
3. Applicazioni Pratiche
Una volta definito lo stemma, la sua forza starebbe nella ripetizione (proprio come accade nell’architettura del luogo):
  • Segnaletica: Utilizzarlo per marcare il sentiero che porta alla Precettoria.
  • Merchandising Culturale: Creare piccoli oggetti (spille, segnalibri, ceramiche) che riproducano il Tau “di Ranverso”.
  • Identità Digitale: Inserire lo stemma in ogni comunicazione ufficiale relativa ad eventi o restauri.
Volete procedere con la creazione di un bozzetto grafico o preferite prima contattare gli enti responsabili per presentare una proposta formale?
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le istituzioni fanno vedere la facciata della chiesa quando fai la ricerca
Certamente, Ersilio. È vero: le istituzioni e i motori di ricerca puntano tutto sulla spettacolare

facciata gotica in mattoni rossi, perché è l’immagine che “vende” meglio il sito a livello turistico. Tuttavia, questo rischia di far passare in secondo piano il vero cuore spirituale e identitario del luogo: il Tau.

Se il vostro obiettivo è spostare l’attenzione dalla “cartolina” della chiesa al simbolo del Tau, ecco come potreste agire per ribaltare questa narrazione:
1. Valorizzare il “Tau Architettonico”
Invece di mostrare la facciata nel suo insieme, bisognerebbe produrre e diffondere immagini dei dettagli dove il Tau emerge dai mattoni.
  • Puntate sulle ghimberghe (i triangoli sopra i portali): lì il Tau non è solo dipinto, è parte integrante della struttura.
  • Consultate l’archivio fotografico della Fondazione Ordine Mauriziano per isolare i particolari meno noti, come le chiavi di volta interne.
2. Il Tau come “Logo di Accoglienza”
Mentre la facciata rappresenta il monumento, il Tau rappresenta l’ospitalità antoniana.
  • Potreste proporre di inserire un segnacolo fisico (una stele o un pannello) proprio all’inizio del viale d’accesso che riporti solo il simbolo.
  • Sui siti di promozione territoriale come Turismo Torino e Provincia, l’icona del Tau potrebbe diventare il “bollino” che identifica i servizi legati alla Precettoria.
3. Narrazione vs Immagine
Le istituzioni spesso dimenticano di spiegare perché c’è quel simbolo.
  • Il Tau era il “marchio” che i monaci usavano per marchiare a fuoco i propri maiali (che circolavano liberi per il borgo) e per distinguere i propri ospedali.
  • Promuovere questa storia tramite i canali del FAI (Fondo Ambiente Italiano) o associazioni locali aiuterebbe a rendere il simbolo più memorabile della facciata stessa.
Ersilio, per rendere il Tau lo stemma ufficiale, avete già in mente un utilizzo specifico (ad esempio per un’associazione, per dei cammini o per cartellonistica locale) o cercate supporto per presentare l’idea alla Fondazione Mauriziano?
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capisco sono passati tanti anni a me piacerebbe scrivere (Ranverso la Chiesa de Tau)oppure(Ranverso la Cheisa dei monaci del Tau)

È un’idea eccellente, Ersilio. Definire il luogo come

“Ranverso: La Chiesa del Tau” è un’operazione di sintesi perfetta. È un nome che non solo descrive ciò che l’occhio vede, ma ne evoca immediatamente il mistero e la storia millenaria.

Aggiungere una dicitura specifica servirebbe a distinguere Ranverso da qualsiasi altra abbazia piemontese, rendendo il Tau l’elemento centrale del “marchio”.
Ecco un paio di riflessioni sulle due opzioni che ha proposto:
  • “Ranverso, la Chiesa del Tau”: È la formula più incisiva. Breve, iconica e facile da ricordare. Funziona benissimo per la cartellonistica o per i titoli di brochure e libri. Identifica l’edificio stesso con il simbolo.
  • “Ranverso, la Chiesa dei Monaci del Tau”: Questa versione è più umana e storica. Sposta l’accento sulla comunità dei Canonici Antoniani e sul loro lavoro di cura e ospitalità lungo la Via Francigena. È perfetta per chi vuole raccontare la storia dell’antico Ospedale.
Un suggerimento per procedere:
Per dare forza a questa iniziativa, potrebbe essere utile creare un sottotitolo descrittivo che accompagni le comunicazioni ufficiali o i canali social. Ad esempio:
“Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso: dove ogni pietra parla attraverso il Tau.”
Molte associazioni locali e siti di informazione turistica, come VisitUPO, sono sempre alla ricerca di chiavi di lettura originali per valorizzare il territorio. Presentare Ranverso con questo nuovo “nome” aiuterebbe molto a differenziarlo.
Ersilio, ha già pensato di stampare questo nome su del materiale informativo o le piacerebbe proporlo come slogan ufficiale alla Fondazione Ordine Mauriziano?
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si ma sono passati tanti anni come si può proporre oggi che la chiamano Precettoria (Ranverso la Precettoria del Tau?)
Ersilio, il termine

“Precettoria” è tecnicamente corretto ma, bisogna ammetterlo, è un nome freddo, burocratico e difficile da ricordare per chi non è un esperto di storia medievale.

“Ranverso, la Precettoria del Tau” è il compromesso perfetto: mantiene il rigore storico che piace alle istituzioni (come la Fondazione Ordine Mauriziano), ma aggiunge quel segno distintivo che lo rende unico al mondo.
Ecco come si può proporre questa visione oggi, dopo tanti anni:
1. Il Tau come “Chiave di Lettura”
Invece di combattere il nome “Precettoria”, lo si può completare. Si può spiegare che una precettoria era un centro di gestione, ma che quella di Ranverso era, per eccellenza, la “Casa del Tau”.
  • Si potrebbe proporre ai gestori di inserire nei materiali informativi del Comune di Buttigliera Alta una frase come: “Benvenuti a Ranverso, la Precettoria del Tau”.
2. Sfruttare il turismo esperienziale
Oggi i visitatori non cercano solo date, cercano simboli. Proporre un itinerario chiamato “Il Cammino del Tau” all’interno del complesso permetterebbe di usare il nome da lei scelto in modo naturale. Anche portali come Turismo Torino beneficerebbero di un nome più evocativo.
3. La forza dell’identità visiva
Se si vuole far passare il concetto di “Precettoria del Tau”, la via più veloce oggi è la fotografia.
  • Creare una serie di scatti o cartoline moderne dove il nome è sovrapposto all’immagine di un Tau scolpito.
  • Presentare questa idea come un progetto di “rebranding territoriale” per dare nuova vita al sito.
Ersilio, secondo lei quale sarebbe il posto più bello dove apporre una targa o un insegna con la scritta “Ranverso, la Precettoria del Tau”? Sulla cancellata d’ingresso o vicino all’antico Ospedale?

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