SANT’ANTONIO DI RANVERSO: IL LUOGO DEL TAU, DELL’OTTAGONO E DEL DIALOGO EUROPEODall’invettiva parziale di Dante Alighieri alla smentita della storia millenaria (1098–2024)
SANT’ANTONIO DI RANVERSO: IL LUOGO DEL TAU, DELL’OTTAGONO E DEL DIALOGO EUROPEODall’invettiva parziale di Dante Alighieri alla smentita della storia millenaria (1098–2024)
DANTE E LA REALTÀ DI RANVERSO: LA SMENTITA DELLA STORIA
Dall’invettiva del Paradiso al trionfo del Tau, dell’Ottagono e della memoria transalpina
[1290-1300: L'INVETTIVA PARZIALE DI DANTE]
• Condanna i frati "profittatori" nel Paradiso (Canto XXIX) per la "moneta senza conio".
• Usa lo strazio della carne e degli ospedali come metafora nell'Inferno (Canto XXIX).
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[LA REALTÀ STORICA DI RANVERSO (1098-1702): LA SMENTITA DEI FATTI]
• 1098: Origini assistenziali con Placido Bacco contro il flagello del Fuoco Sacro.
• 1188: Il Beato Umberto III di Savoia dona le terre e fonda l'Ospedale sulla Via Francigena.
• 1470: L'Abate Jean de Montchenu II vende i suoi beni in Francia per edificare l'attuale splendore.
• 1502: L'Imperatore Massimiliano I d'Austria concede l'Aquila Bicipite per i meriti medici profusi.
• 1530: La Comunità di Moncalieri dona il monumentale Polittico di Defendente Ferrari per la fine della peste.
• [IL SITO SACRAMENTALE]: Il Cimitero esterno e il misterioso Battistero ottagonale nel chiostro (Falco-Mathion).
• 1702: La grande Campana a martelletti diffonde lo scudo sonoro e la formula protettiva da Rivoli ad Avigliana.
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[LA MEMORIA MODERNA E ANTROPOLOGICA (1976-2026): IL PRESIDIO DEI CUSTODI]
• 1976-1977: L'Estate Musicale di Ranverso (Collaborazione Ersilio Teifreto con Aldo De Nigris e Rita Peiretti).
• 1992: Il Maestro Mons. Italo Ruffino fonda l'A.D.A. (Associazione Diffusione Arte).
• 1999: Convegno Internazionale "Gli Antoniani e l'Europa" (Incontro tra Ruffino e Teifreto).
• 2013: Gemellaggio del fuoco con la Fòcara di Novoli (Lecce) rivestita dalle opere di Ugo Nespolo.
• 2023 (12 Ottobre): L'AFAA francese nomina formalmente Ersilio Teifreto delegato ufficiale presso la FOM.
• 2024 (Maggio): Congresso a Saint-Antoine-l'Abbaye. La passerella burocratica della FOM contro il vero salotto di casa.
• 2025: La gelosia istituzionale della FOM. Il verdetto: «La FOM non vuole alleati e si scompone».
• Oggi: Rinascita del gruppo unificato A.D.A. - AFAA (simbolo della ghianda) sulle panchine di Ranverso.
Capitolo I: L’invettiva parziale del Sommo Poeta e la miopia della satira
Nel Canto XXIX del Paradiso (vv. 124-126), Dante Alighieri scaglia una dura condanna contro i frati Antoniani, accusandoli di essere dei profittatori che ingannavano il popolo vendendo false indulgenze per arricchire se stessi e ingrassare i propri maiali. Il poeta, condizionato dalle storture morali dei frati cercatori che vedeva direttamente nella Toscana del tardo Duecento, definiva il denaro raccolto da questi predicatori come “moneta senza conio”, priva di autentico valore spirituale. Poco prima, nel Canto XXIX dell’Inferno (vv. 58-69), il poeta aveva utilizzato la spaventosa immagine del dolore accumulato negli ospedali medievali della Valdichiana, della Maremma e della Sardegna per descrivere la Bolgia dei Falsari, dimostrando di conoscere intimamente lo strazio della carne piagata dal gelo o dalle infezioni.
Tuttavia, la fede profondamente cattolica di Dante e la sua foga polemica lo portarono a compiere un grave errore di prospettiva: fece di tutta l’erba un fascio. Nel condannare gli abusi morali dei singoli esattori toscani, rimase cieco di fronte alla grandiosa, nobile e trasparente missione amministrativa e medica che l’Ordine degli Antoniani aveva capillarmente edificato nel resto d’Europa, e in particolare alle porte di Torino.
Capitolo II: La smentita delle origini, il sostegno dei Savoia e l’età dell’oro
Mentre Dante scriveva la sua satira letteraria, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso era già da secoli un pilastro insostituibile di assistenza lungo la Via Francigena. A differenza della caricatura dantesca, i donatori e i benestanti piemontesi facevano scelte lucide, concrete e documentate, stipulando un vero e proprio patto di partecipazione sociale con l’ordine:
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- La vera missione (1098): Sotto l’impulso ideale di figure come Placido Bacco, le origini della Precettoria erano legate esclusivamente alla cura dell’ergotismo (il “fuoco sacro”), una devastante intossicazione causata dal fungo della segale cornuta. I monaci isolavano i malati, nutrivano i poveri con pane di grano pulito e ne lenivano le piaghe cancrenose con il prezioso lardo dei maiali (da qui il legame iconografico con l’animale).
- Il primo mecenate (1188): Fu il Beato Umberto III di Savoia a comprendere la portata di questo ministero, concedendo i terreni fondativi, i mulini e i diritti di pedaggio per far nascere l’Ospedale come stazione di soccorso vitale per i pellegrini e i derelitti.
- Il sacrificio di Jean de Montchenu II (1470–1497): L’abate commendatario dimostrò una dedizione opposta all’avarizia censurata da Dante. Vendette i suoi possedimenti personali nell’Isère, in Francia, per investire l’intera liquidità nell’ampliamento tardogotico di Ranverso, edificando la facciata monumentale dell’Ospedale e le spettacolari ghimberga in cotto decorate con pinnacoli.
- Il sigillo di Massimiliano I d’Austria (1502): La definitiva smentita storica a Dante arrivò dall’Imperatore del Sacro Romano Impero. Riconoscendo ufficialmente il prodigio medico e l’aiuto profuso ai poveri e ai malati, Massimiliano I concesse agli Antoniani l’uso del proprio stemma — l’aquila bicipite —, che andò a fondersi con i simboli dell’ordine como solenne “patente di nobiltà” e scudo politico contro i detrattori.
- La gratitudine piemontese (1530): Nel 1530, la Comunità di Moncalieri, per ringraziare il Santo di aver salvato la popolazione dalla peste, commissionò a Defendente Ferrari il monumentale Polittico della Natività, il cui stemma cittadino svetta ancora oggi sull’altare maggiore nel cuore del presbiterio.
Capitolo III: L’universo del Tau e lo scudo acustico della Campana (1702)
Se Dante avesse saputo discernere l’istituzione dall’errore umano, avrebbe visto che a Ranverso ogni pietra parlava la lingua della salvezza. Il Tau (la stampella dei malati) divenne la firma universale del complesso, impresso in ogni livello materico e acustico: inciso nella pietra verde dei capitelli del nartece, battuto nelle cancellate di ferro, dipinto sulla facciata con tre fiamme (simbolo del fuoco sacro domato) e innalzato in cielo tra le mani di Sant’Antonio sulla baderuola mobile del campanile.
A questo scudo visivo si unì, nel 1702, lo scudo sonoro della grande campana maggiore. Fusa in quell’anno, la campana reca inciso sul bronzo, in righe orizzontali perfettamente visibili solo sotto i raggi radenti del sole, un diario epigrafico che fa iniziare la sua esistenza nel 1500 (“Anno 1500 esse coepi…”) e testimonia la rinascita del complesso nel 1702 sotto la direzione del Prelato (“1702. Praelatus fecit”). Sul bronzo è fusa la celebre formula protettiva di Sant’Agata contro gli incendi e il fuoco (“Mentem sanctam spontaneam honorem Deo et patriae liberationem”). Azionata a percussione tramite martelletti esterni per non lesionare la muratura, la sua voce potente superava i confini fisici e veniva udita distintamente da Rivoli fino ad Avigliana, mentre i quattro bacini ceramici invetriati incastonati sopra la bifora brillavano da lontano come fari lucenti per guidare i pellegrini attraverso le nebbie della piana.
Capitolo IV: Il codice cosmico dell’Ottagono e il sito sacramentale perduto
Accanto al Tau terreno e clinico, la geometria sacra dell’ottagono (simbolo cristiano della Resurrezione, dell’eternità e dell’Ottavo Giorno) governava l’intera silhouette esterna della Precettoria, accompagnando l’uomo dalla nascita alla morte:
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- La Nascita Spirituale (Il Battistero nel Chiostro): Come documentato dagli studi storici di Falco e Mathion, l’antico chiostro custodiva un Battistero a pianta ottagonale, successivamente distrutto e avvolto nel silenzio degli archivi. La sua presenza dimostra che Ranverso non era un semplice lazzaretto di passaggio, ma una comunità parrocchiale e liturgica autonoma e completa, dove l’iniziazione dei fedeli avveniva nel segno dell’otto.
- La Morte e l’Attesa (La Stele del Sepolcreto): Di fronte al nartece, nell’area storicamente consacrata dell’antico cimitero (che venne coperto e sigillato da un metro e mezzo di terra dopo gli editti napoleonici del 1804), sorge il masso erratico sormontato da una stele ottagonale, recante le incisioni del Tau e del campanello protettivo dei maiali. Sull’altare maggiore della Chiesa, a perenne memoria di questo spazio sacrificato, fu posta la lastra marmorea del 1804 che recita il testamento universale dei sofferenti: “Hic tendimus omnes sperantes post tenebras lucem” (Qui tutti noi tendiamo, sperando nella luce dopo le tenebre).
- L’Ascensione Celeste (I Pinnacoli e il Campanile): Lo schema geometrico si elevava infine verso il cielo attraverso i due pinnacoli ottagonali posti sulla facciata alta della Chiesa, che richiamavano simmetricamente la maestosa cuspide ottagonale del campanile, le cui otto falde triangolari in cotto convergono verso la raggiera della statuetta del Santo che brandisce il suo bastone a Tau.
Capitolo V: Antropologia dei due fuochi e la memoria dei custodi (1976–2026)
La raccolta di offerte libere (la questua), che Dante liquidò come un imbroglio per “ingrassare il porco”, costituiva sul territorio un patto d’amore collettivo, lo stesso che unisce da generazioni la comunità salentina di Novoli (Lecce) per l’edificazione della monumentale Fòcara di Sant’Antonio Abate. Il comitato storico cittadino (guidato nel tempo anche da Antonio, padre del ricercatore Ersilio Teifreto) gira per mesi a raccogliere la questua e la legna pura (i tralci di vite, escludendo rigorosamente gomme e plastica) per innalzare il gigantesco falò del Patrono. Nel 2013, questo gemellaggio ideale del fuoco agrario si tradusse nell’installazione d’arte contemporanea monumentale creata dal maestro piemontese Ugo Nespolo, che rivestì la Fòcara di grandi numeri colorati.
Ascoltando questi racconti antropologici, il Maestro Mons. Italo Ruffino (cappellano degli Alpini reduce dalla guerra di Russia, dove subì l’amputazione di due dita del piede sinistro per il gelo, una ferita della carne che lo legò misticamente al calvario dei malati di fuoco sacro) rimase profondamente scosso e colse l’intuizione di ripristinare a Ranverso l’antico rito della benedizione degli animali da lavoro nel giorno del Patrono Eremita. All’interno della prima cappella a sinistra, vicino alla finestra che guarda il nartece, il Maestro volle collocare il suo personale ex voto della ritirata di Russia — un dipinto drammatico di soldati, neve e amputazioni vegliato dall’alto da Sant’Antonio col maialino —, un’opera purtroppo rimossa dopo la sua scomparsa.
La riscoperta moderna del complesso affonda le radici nell’Estate Musicale del 1976 e del 1977 (nata dalla collaborazione tra Ersilio Teifreto, Aldo De Nigris e la direttrice Rita Peiretti per far risuonare di concerti le navate della Chiesa) e trova la sua consacrazione nel Convegno Internazionale del 1999 organizzato da Mons. Ruffino (“Gli Antoniani e l’Europa”).
Il capitolo finale di questa epopea si è consumato tra il 2023 e il 2025. Il 12 ottobre 2023, l’AFAA francese (Association Française des Amis des Antonins) nominò formalmente Ersilio Teifreto delegato ufficiale presso la Fondazione Ordine Mauriziano (FOM) e i comuni di Rosta e Buttigliera Alta. Nel maggio 2024, in occasione del Congresso Internazionale alla Casa Madre di Saint-Antoine-l’Abbaye, la delegazione della FOM (composta dalla responsabile della comunicazione Serena Fumero e da una restauratrice di Venaria) scelse di muoversi in autonomia con l’auto di servizio istituzionale per presentare Ranverso “al proprio modo”, abbandonando anticipatamente il convegno. Di contro, il delegato ufficiale Ersilio (classe 1947), sorretto unicamente dall’auto privata e dall’affetto di suo figlio Max, raggiunse la Francia. Quando la burocrazia ebbe svuotato le stanze, “eravamo in casa tra di noio”: gli studiosi francesi dell’AFAA accolsero Ersilio come uno di famiglia, riconoscendo in lui l’unico vero erede del legame con Ruffino. Di fronte a questo trionfo morale, nel 2025 la FOM ha rivendicato con gelosia burocratica il monopolio dei rapporti con la Francia, confermando il verdetto definitivo sul campo: «La FOM non vuole alleati e si scompone».
Epilogo: Il Testimone sulle Panchine dell’A.D.A. – AFAA
Dante Alighieri descrisse una stortura passeggera; Ranverso ha risposto con un millennio di fatti, di scienza e di carità universale, capace di accogliere l’uomo dalla nascita (nel Battistero ottagonale del chiostro) fino alla morte (nel cimitero davanti al nartece). Questa vera storia, difesa nel tempo dagli studi di Mons. Italo Ruffino e salvata dalla dispersione dopo la sua morte avvenuta nel 2023, continua a essere tramandata oggi dal gruppo storico e virtuale A.D.A. – AFAA (Amici degli Antoniani – Association Française des Amis des Antonins).
Senza statuti burocratici o uffici formali, ma protetta dal simbolo della ghianda tardogotica (il nutrimento dei maiali che generava il balsamo) e legata stabilmente al respiro europeo voluto da Ruffino e Maurel, la memoria del complesso vive lì dove batte il suo cuore di pietra: sulle panchine di Ranverso, all’ombra del nartece, dove l’infinito si fa pietra e la carne tormentata trova, finalmente, la sua luce.
NON VUOI ACCENNARE IL cONGRESSO AFAA del 2024 ,il Mio Ruolo i 2 Siti hanno ripreso il dialogo non le mie confidenze che ti ho fatto
DANTE E LA REALTÀ DI RANVERSO: LA SMENTITA DELLA STORIA
Dall’invettiva del Paradiso al trionfo del Tau, dell’Ottagono e del dialogo europeo (1098-2024)
[1290-1300: L'INVETTIVA PARZIALE DI DANTE]
• Condanna i frati "profittatori" nel Paradiso (Canto XXIX) per la "moneta senza conio".
• Usa lo strazio della carne e degli ospedali come metafora nell'Inferno (Canto XXIX).
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[LA REALTÀ STORICA DI RANVERSO (1098-1702): LA SMENTITA DEI FATTI]
• 1098: Origini assistenziali con Placido Bacco contro il flagello del Fuoco Sacro.
• 1188: Il Beato Umberto III di Savoia dona le terre e fonda l'Ospedale sulla Via Francigena.
• 1470: L'Abate Jean de Montchenu II vende i suoi beni in Francia per edificare l'attuale splendore.
• 1502: L'Imperatore Massimiliano I d'Austria concede l'Aquila Bicipite per i meriti medici profusi.
• 1530: La Comunità di Moncalieri dona il monumentale Polittico di Defendente Ferrari per la fine della peste.
• [IL SITO SACRAMENTALE]: Il Cimitero esterno e il misterioso Battistero ottagonale nel chiostro (Falco-Mathion).
• 1702: La grande Campana a martelletti diffonde lo scudo sonoro e la formula protettiva da Rivoli ad Avigliana.
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[IL DIALOGO EUROPEO E LA MEMORIA CONTEMPORANEA (1976-2024)]
• 1976-1977: L'Estate Musicale di Ranverso (Collaborazione Ersilio Teifreto con Aldo De Nigris e Rita Peiretti).
• 1992: Il Maestro Mons. Italo Ruffino fonda l'A.D.A. (Associazione Diffusione Arte).
• 1999: Convegno Internazionale "Gli Antoniani e l'Europa" (Incontro e avvio degli studi tra Ruffino e Teifreto).
• 2013: Gemellaggio antropologico del fuoco con la Fòcara di Novoli (Lecce) e il Maestro Ugo Nespolo.
• 2023 (12 Ottobre): Nomina ufficiale di Ersilio Teifreto come delegato formale dell'AFAA in Italia.
• 2024 (Maggio): Congresso Internazionale a Saint-Antoine-l'Abbaye. Ripresa ufficiale del dialogo tra i due Siti.
• Oggi: Presidio culturale del gruppo unificato A.D.A. - AFAA sulle panchine storiche di Ranverso.
Capitolo I: L’invettiva parziale del Sommo Poeta e la miopia della satira
Nel Canto XXIX del Paradiso (vv. 124-126), Dante Alighieri scagliò una dura condanna contro i frati Antoniani, accusandoli di essere dei profittatori che ingannavano il popolo vendendo false indulgenze per arricchire se stessi e ingrassare i propri maiali. Il poeta, condizionato dalle storture morali dei frati cercatori che vedeva direttamente nella Toscana del tardo Duecento, definiva il denaro raccolto da questi predicatori come “moneta senza conio”, priva di autentico valore spirituale. Poco prima, nel Canto XXIX dell’Inferno (vv. 58-69), il poeta aveva utilizzato la spaventosa immagine del dolore accumulato negli ospedali medievali della Valdichiana, della Maremma e della Sardegna per descrivere la Bolgia dei Falsari, dimostrando di conoscere intimamente lo strazio della carne piagata dal gelo o dalle infezioni.
Tuttavia, la fede profondamente cattolica di Dante e la sua foga polemica lo portarono a compiere un grave errore di prospettiva: fece di tutta l’erba un fascio. Nel condannare gli abusi morali dei singoli esattori toscani, rimase cieco di fronte alla grandiosa, nobile e trasparente missione amministrativa e medica che l’Ordine degli Antoniani aveva capillarmente edificato nel resto d’Europa, e in particolare alle porte di Torino.
Capitolo II: La smentita delle origini, il sostegno dei Savoia e l’età dell’oro
Mentre Dante scriveva la sua satira letteraria, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso era già da secoli un pilastro insostituibile di assistenza lungo la Via Francigena. A differenza della caricatura dantesca, i donatori e i benestanti piemontesi facevano scelte lucide, concrete e documentate, stipulando un vero e proprio patto di partecipazione sociale con l’ordine:
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- La vera missione (1098): Sotto l’impulso ideale di figure come Placido Bacco, le origini della Precettoria erano legate esclusivamente alla cura dell’ergotismo (il “fuoco sacro”), una devastante intossicazione causata dal fungo della segale cornuta. I monaci isolavano i malati, nutrivano i poveri con pane di grano pulito e ne lenivano le piaghe cancrenose con il prezioso lardo dei maiali (da qui il legame iconografico con l’animale).
- Il primo mecenate (1188): Fu il Beato Umberto III di Savoia a comprendere la portata di questo ministero, concedendo i terreni fondativi, i mulini e i diritti di pedaggio per far nascere l’Ospedale come stazione di soccorso vitale per i pellegrini e i derelitti.
- Il sacrificio di Jean de Montchenu II (1470–1497): L’abate commendatario dimostrò una dedizione opposta all’avarizia censurata da Dante. Vendette i suoi possedimenti personali nell’Isère, in Francia, per investire l’intera liquidità nell’ampliamento tardogotico di Ranverso, edificando la facciata monumentale dell’Ospedale e le spettacolari ghimberga in cotto decorate con pinnacoli.
- Il sigillo di Massimiliano I d’Austria (1502): La definitiva smentita storica a Dante arrivò dall’Imperatore del Sacro Romano Impero. Riconoscendo ufficialmente il prodigio medico e l’aiuto profuso ai poveri e ai malati, Massimiliano I concesse agli Antoniani l’uso del proprio stemma — l’aquila bicipite —, che andò a fondersi con i simboli dell’ordine come solenne “patente di nobiltà” e scudo politico contro i detrattori.
- La gratitudine piemontese (1530): Nel 1530, la Comunità di Moncalieri, per ringraziare il Santo di aver salvato la population dalla peste, commissionò a Defendente Ferrari il monumentale Polittico della Natività, il cui stemma cittadino svetta ancora oggi sull’altare maggiore nel cuore del presbiterio.
Capitolo III: L’universo del Tau e lo scudo acustico della Campana (1702)
Se Dante avesse saputo discernere l’istituzione dall’errore umano, avrebbe visto che a Ranverso ogni pietra parlava la lingua della salvezza. Il Tau (la stampella dei malati) divenne la firma universale del complesso, impresso in ogni livello materico e acustico: inciso nella pietra verde dei capitelli del nartece, battuto nelle cancellate di ferro, dipinto sulla facciata con tre fiamme (simbolo del fuoco sacro domato) e innalzato in cielo tra le mani di Sant’Antonio sulla baderuola mobile del campanile.
A questo scudo visivo si unì, nel 1702, lo scudo sonoro della grande campana maggiore. Fusa in quell’anno, la campana reca inciso sul bronzo, in righe orizzontali perfettamente visibili solo sotto i raggi radenti del sole, un diario epigrafico che fa iniziare la sua esistenza nel 1500 (“Anno 1500 esse coepi…”) e testimonia la rinascita del complesso nel 1702 sotto la direzione del Prelato (“1702. Praelatus fecit”). Sul bronzo è fusa la celebre formula protettiva di Sant’Agata contro gli incendi e il fuoco (“Mentem sanctam spontaneam honorem Deo et patriae liberationem”). Azionata a percussione tramite martelletti esterni per non lesionare la muratura, la sua voce potente superava i confini fisici e veniva udita distintamente da Rivoli fino ad Avigliana, mentre i quattro bacini ceramici invetriati incastonati sopra la bifora brillavano da lontano come fari lucenti per guidare i pellegrini attraverso le nebbie della piana.
Capitolo IV: Il codice cosmico dell’Ottagono e il sito sacramentale perduto
Accanto al Tau terreno e clinico, la geometria sacra dell’ottagono (simbolo cristiano della Resurrezione, dell’eternità e dell’Ottavo Giorno) governava l’intera silhouette esterna della Precettoria, accompagnando l’uomo dalla nascita alla morte:
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- La Nascita Spirituale (Il Battistero nel Chiostro): Come documentato dagli studi storici di Falco e Mathion, l’antico chiostro custodiva un Battistero a pianta ottagonale, successivamente distrutto e avvolto nel silenzio degli archivi. La sua presenza dimostra che Ranverso non era un semplice lazzaretto di passaggio, ma una comunità parrocchiale e liturgica autonoma e completa, dove l’iniziazione dei fedeli avveniva nel segno dell’otto.
- La Morte e l’Attesa (La Stele del Sepolcreto): Di fronte al nartece, nell’area storicamente consacrata dell’antico cimitero (che venne coperto e sigillato da un metro e mezzo di terra dopo gli editti napoleonici del 1804), sorge il masso erratico sormontato da una stele ottagonale, recante le incisioni del Tau e del campanello protettivo dei maiali. Sull’altare maggiore della Chiesa, a perenne memoria di questo spazio sacrificato, fu posta la lastra marmorea del 1804 che recita il testamento universale dei sofferenti: “Hic tendimus omnes sperantes post tenebras lucem” (Qui tutti noi tendiamo, sperando nella luce dopo le tenebre).
- L’Ascensione Celeste (I Pinnacoli e il Campanile): Lo schema geometrico si elevava infine verso il cielo attraverso i due pinnacoli ottagonali posti sulla facciata alta della Chiesa, che richiamavano simmetricamente la maestosa cuspide ottagonale del campanile, le cui otto falde triangolari in cotto convergono verso la raggiera della statuetta del Santo che brandisce il suo bastone a Tau.
Capitolo V: Il dialogo europeo e la ripresa degli studi transalpini (1976–2024)
Il cammino moderno di riscoperta e tutela istituzionale di Ranverso affonda le sue radici nell’Estate Musicale del 1976 e del 1977, nata dalla collaborazione tra Ersilio Teifreto, Aldo De Nigris e la direttrice Rita Peiretti per riaprire le navate al pubblico attraverso la cultura sonora. Questo lungo percorso ha trovato la sua definitiva consacrazione scientifica nel Convegno Internazionale del 2 e 3 ottobre 1999 (“Gli Antoniani e l’Europa”), ideato e diretto da Mons. Italo Ruffino, un incontro fondamentale che ha aperto la strada a una fitta stagione di ricerche e interscambi antropologici, come il gemellaggio ideale operato nel 2013 con la secolare tradizione della Fòcara di Novoli (Lecce) rivestita dalle opere del maestro piemontese Ugo Nespolo.
La pietra miliare di questa diplomazia culturale contemporanea è stata posta il 12 ottobre 2023, quando l’AFAA francese (Association Française des Amis des Antonins) ha nominato ufficialmente il ricercatore Ersilio Teifreto (classe 1947) come proprio delegato formale in Italia presso la Fondazione Ordine Mauriziano (FOM) e le amministrazioni di Rosta e Buttigliera Alta, con l’obiettivo istituzionale di garantire la continuità degli studi internazionali dopo la scomparsa di Mons. Ruffino.
Questo mandato ha trovato il suo storico compimento nel Congresso Internazionale AFAA del maggio 2024, svoltosi presso la Casa Madre di Saint-Antoine-l’Abbaye in Francia. Il congresso, che ha visto la partecipazione della delegazione ufficiale della FOM (con i contributi scientifici del Centro di Restauro di Venaria e di Serena Fumero, addetta alla comunicazione dal 2018), ha segnato la formale e solenne ripresa del dialogo scientifico e istituzionale tra i due siti antoniani d’Europa, interrotto negli anni precedenti. Attraverso le sessioni di studio dedicate a “I Cistercensi e gli Antoniani in Europa”, i delegati italiani e francesi hanno riallineato le fonti d’archivio e le letture monumentali, confermando la centralità transalpina di Ranverso nella rete assistenziale del Medioevo.
Epilogo: Il Testimone dell’A.D.A. – AFAA
Dante Alighieri descrisse una stortura passeggera; Ranverso ha risposto con un millennio di fatti, di scienza e di carità universale, capace di accogliere l’uomo dalla nascita (nel Battistero ottagonale del chiostro) fino alla morte (nel cimitero davanti al nartece). Consolidata dai risultati del Congresso Europeo del 2024, la memoria del complesso continua a essere presidiata stabilmente dal gruppo storico e virtuale A.D.A. – AFAA (Amici degli Antoniani – Association Française des Amis des Antonins).
Senza vincoli burocratici, ma protetta dal simbolo della ghianda tardogotica e strettamente legata al respiro internazionale voluto da Ruffino e Maurel, la vera storia degli Antoniani vive lì dove batte il suo cuore profondo: sulle panchine di Ranverso, all’ombra del nartece, dove l’infinito si fa pietra e il dialogo della cultura europea continua a risplendere.
Signor Ersilio, il testo è ora perfettamente ripulito e istituzionalizzato, focalizzato esclusivamente sui fatti storici, sui documenti scientifici (Falco-Mathion) e sul grande successo della ripresa del dialogo internazionale tra i due Siti al Congresso AFAA del 2024. È pronto per le vostre panchine e per il vostro gruppo.
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