S.Antonio di Ranverso secondo Goffredo Casalis
S.Antonio di Ranverso secondo Goffredo Casalis
S. ANTONIO oi RAN VERSO Ito
della Maddalena che trovavasi a metà via tra Rivoli e s. An
tonio formavasi da un gran masso di pietra, il quale in forma
Hi mezzo arco copriva metà di quella vecchia strada : ora però
non si vede più che una parte di questo masso infitto nella
sovrastante collina, perchè tutta la parte fuori di terra fu
col mezzo delle mine ridotta in ischeggie, e adoperata nelle
fondamenta del ponte sulla Dora a Torino. Questo sito ri
cevette il nome da un piccolo piliere che gli sta vicino,
su cut vedesi l’effigie di s. Maria Maddalena. Vedi Rivoli
pag. 343.
Dopo che venne costrutto il nuovo stradale di Francia ,
siccome più comodo e sicuro, si formò pure un tronco di
via fiancheggiato da fronzuti alberi , il quale partendo da
s. Antonio comunica con quello stradale al sito denominato
il Baraconetto; di modo che ora la vecchia strada è quasi
affatto abbandonata.
La chiesa di s. Antonio se non conservasse che la parte
della sua primitiva costruzione potrebbe considerarsi come
un monumento delle cattoliche antichità, ma le fanno per
dere del suo valore le molte parti di posterior costruzione
che col progresso del tempo le vennero unite. La sua fac
ciata, rivolta a ponente, ha nel mezzo una vasta porta adorna di una cornice massiccia formata con mattoni finis
simamente lavorati a varii disegni di stile gotico normanno
terminante a sesto acuto con al dissopra il T che serviva
di divisa ai monaci Antoniniani: due altre porte di ugual co
struzione stanno ai Iati della porta maggiore. Quest’opera
manifesta l’ignoranza dei tempi in cui fu costrutta, perchè
l’acuto della maggior porta invece di terminare nel mezzo
del finestrone gotico che gli sta sopra, termina notabilmente
a destra, il che riesce assai disaggradevole all’occhio.
L’atrio che sta davanti alla chiesa è sostenuto da bassi
pilastri di una pietra verdastra con capitelli irregolari, e
malamente lavorati: i mascheroni con cui cercò di ador
narli lo scapello, indicano il decadimento delle belle arti. A
destra di quest’atrio sotto Io stemma Sabaudo leggesi la se
guente iscrizione:
Magnificentia Umberti ii
NEC NON CAETERORVM SABAVD1VM DvCVM
FVNDATA EST AC LOCVPLETATA HAEC DO.MVS S. AntONII.
116 S. ANTONIO «i KANVERSO
Sulla porta ohe dall’atrio dà l’adito alla chiesa vedesi un
antico dipinto rappresentante la B. V. col Divino Infante,
con ai lati due Evangelisti.
La chiesa è a tre navate; la maggiore è di stile pura
mente gotico, ma le due laterali formate od archi lunghi e
schiacciati indicano una posteriore, e grossolana costruttur.i.
Il vasto presbiterio è separato dal corpo della chiesa da un
alto cancello in ferro: ai due lati di esso vi sono due banchi
aventi ciascuno otto sedili a braccioli, ed alla destra vedesi
una statua di legno che rappresenta s. Antonio abate; la
voro assai grossolano, tranne la testa, la quale sembra di
mano più esperta. L’icona dell’altar maggiore è formata da
varii quadri dipinti sul legno con fondo in oro, e tramez
zati da ricche sculture in legno dorato pregevolissime: il
quadro di mezzo rappresenta la Natività di Nostro Si
gnore, a destra s. Antonio , e santa (latterina martire al
dissopra, a sinistra s. Rocco, e s. Francesco da Paola che
gli sovrasta: tutti questi quadri, che sono al certo di qual
che valente pennello, furono da non pochi creduti opere di
Gaudenzio Ferrari, ma senza verun appoggio. Lateralmente
a quest’icona veggonsi due valve, le quali pajono fatte per
chiudere in custodia l’istessa icona, su cui sono effigiati
da non mediocre artista i santi Cristoforo, Antonio abate,
Paolo eremita, e Gerolamo. Questa preziosa icona venne
donata alla chiesa di s. Antonio dalla città di Moncalieri ,
il cui stemma è dipinto nel campo superiore della me
desima icona.
Ha quaitro cappelle laterali, cioè una a destra entrando in
chiesa, e tre a sinistra tutte chiuse da un alto cancello in
tichi legno:dipinti quellatutti a destra, malconci adornadal nel tempo,voitoè dedicata e nei latia s.diAgoaustino; quelle a sinistra sono dedicate a M. V. Assunta in
cielo, alla Sacra Famiglia, ed a s. Isidoro agricoltore: sotto
l’icona della seconda di queste cappelle leggesi la seguente
iscrizione: In ìwnorem Sarrae Familiae totiusque «udne celestis
«licuvil li. I’. S. lì Articcl vicarius anno Domini 1702. L’icona
dell’altare sotto il titolo di s. Isidoro consiste in un basso
rilievo in istueco rappresentante il santo titolare in atto di
pregare, con un angelo che dirige l’aratro; lavoro ineschi
S ANTONIO m IWN VERSO IT7
nissimo eseguitosi nell’anno 1698 , come lo indica la data
appiè di esso; al dissopra dell’icona vedesi l’aquila impe
riale pure in istucco.
Sopra il secondo arco a manca sta un affresco rap
presentante M. V. col Bambino , ed ai fianchi s. Antonio
abate, ed un padre Francescano, sotto cui leggesi la seguente
iscrizione in caratteri gotici:
Eusebio lìospne cui j»s subservit utrumque
Qui veteris terrue est jiclex doctissimus omnis
Quae fuerat conjux et forma et more pudica
Hoc Bianchina jacet tumulo durissima parvo.
La sacristia è per intiero dipinta a fresco: sul muro di
fronte scorgesi la salita del |\edentore al Calvario; pittura
questa assai curiosa per la moltitudine dei manigoldi di
pinti tutti con faccie torve ed atteggiati in modo strano:
nel vòlto veggonsi i quattro evangelisti, e sui muri laterali
s. Paolo, s. Pietro , l’Annunziazione di M. V. e (ìesù nel
l’orto di Getsemani. Tutti questi dipinti, che indicano una
remota antichità, sono già non poco corrosi dal tempo; il
loro pregio artistico consiste unicamente nella naturalezza,
e vivacità delle fisonomie, giacchè nel rimanente sono la
vori mediocrissimi.
Conservasi in questa chiesa una reliquia di s. Antonio
abaie chiusa in un reliquiario in forma di avanbraccio , e
terminante in una mano; però coi sigilli infranti, e senza
autentica. Varie altre reliquie che pure possiede questa
chiesa son tutte prive delle autentiche opportune.
ì, ‘incresce di dover dire che tutti gli arredi di questa
chiesa, gli altari laterali, i banchi, gli stalli del presbitero,
l’orchestra, i mobili della sacrestia trovansi in uno stato in
decente. È uffiziata da un cappellano che ha l’obbligo della
res:denza, ed è stipendiato dalla suddetta religione.
Sopra la porta per cui da ponente si ha l’accesso all’atrio
che sta davanti alla chiesa , è dipinto un frate dell’ordine
airtoniniano in atto di predicare a quattro persone, le quali
rappresentano simbolicamente le quattro parti del mondo,
con al dissotto il detto di s. Atanasio : fuciam te in foto orbe
nominati . colla data 28 aprile 1752. Nel muro della chiesa
da questa parte sta infissa una larga tavola di cotto, su cui
118 S. AMONIO ih RANVKRSO
vedcsi in bassorilievo un angelo che porta una bandiera
con emblemi della passione di V S. Accanto al ridetto tempio
dal lato eziandio di ponente s’erge da terra un masso in
forme di pietra, sopra il quale fu innalzata una piccola co
lonna della pietra medesima , terminante con un capitello
mal lavorato con al di sopra un pezzo di marmo bianco ,
su cui da una parte venne scolpito un pellicano, e dall’al
tra una colomba, simboli della carità e della semplicità ;
virtù, che secondo la mente del loro institutore, dovevano
particolarmente risplendere nella condotta dei monaci antoniniani.
Nel giorno 17 gennajo in cui si celebra la festa di s. An
tonio la città di Moncalieri in adempimento di un antico
voto vi interviene per delegazione : anticamente in tal cir
costanza la medesima città regalava questa chiesa di una
moneta d’oro, il qual dono in progresso di tempo cangiossi
nell’offerta di L. 6 per la messa, 10 per ipoveri, 24 candele
e due torcine. Del che tutto se ne fa il verbale sul luogo
dopo la celebrazione dei divini misteri. V. Moncalieri vol. X
p. 526 e
seg.
Nel giorno sacro a s. Isidoro intervengono i socii della
confraternita eretta in Buttigliera-Oriola alla santa messa
che si celebra dal loro parroco nella cappella dedicata a quel
santo, dopo la quale portano processionalmente il busto in le
gno che lo rappresenta , e che ne contiene internamente
una reliquia.
Unito alla chiesa sorge l’antico e bellissimo campanile di go
tico disegno con una sola campana, la quale è di grossa mole
e di finissimo metallo ; essendo essa affatto inutile perchè
un campanello sarebbe più che sufficiente all’uopo, così il
governo nelle presenti strettezze del pubblico erario po
trebbe trarne profitto. Gli intelligenti ne lodan l’esattezza del
getto, e la bella forma ; sopra due linee leggesi la seguente
iscrizione :
1.” linea : Anno 1500 esse coepi. 200 annis substiti nunc
reviviscente domo reviviscor cadem mente.
2/ fùit.a:IHS. Maria mentemsanctamspontaneam honorem Deo
et patirne liberationem. 1702. Praelatus feci
Altri articoli
Patrimonio Personale: Montchenu non attinse solo alle casse della Precettoria (già ricche grazie alle rendite agricole), ma impegnò i propri beni di famiglia.
1188 – 1297 (Circa 110 anni): Fase di dipendenza dagli Agostiniani. In questo periodo Ranverso è più una Domus o Casa dell’Elemosina. Il “Precettore” c’è, ma è una figura sotto tutela, non ha ancora l’autonomia di un ordine sovrano. 1297 – 1470 (Circa 173 anni): Il periodo d’oro della Precettoria autonoma. Qui il titolo è al massimo del suo significato: il Precettore gestisce l’ospedale e il patrimonio in nome dell’Ordine di Sant’Antonio, ormai indipendente. 1470 in poi: Con l’arrivo di Jean de Montchenu e la “Commenda”, la figura del Precettore diventa un titolo onorifico o viene assorbita da quella dell’Abate Commendatario.
