Ottobre 12, 2017

Renucio Boscolo Nostradamus guarda la Pellerina di Torino

Renucio Boscolo Nostradamus guarda la Pellerina di Torino

Quando Nostradamusguardava la Pellerina

Della dimora torinese del veggente restano pochi mattoni e una lapide

 

La scritta dice: «1566. Nostradamus alloggia qui dov'è il Paradiso. L'Inferno, il Purgatorio». Era affissa al muro della «Domus Morozzo», oggi è in casa di Renucio Boscolo, uno dei più grandi studiosi di Nostradamus

 

 

 

 

28/08/2011

ELENA LISA

TORINO

Un muro lungo trenta metri è coperto dalla polvere dei secoli e dai graffiti della modernità. E’ ciò che resta di un’antica dimora costruita nel Cinquecento che si trova in una strada parallela a via Lessona, via Sismonda, all’incrocio esatto con via Belli. 

Oggi, quei mattoni recingono un lato del giardino di una palazzina di tre piani. Sono rossi, rettangolari, e stanno lì da secoli per sfidare il tempo e l’uomo. Sono i soli sopravvissuti alla demolizione e alla ricostruzione della borgata – partite negli anni Trenta – che hanno trasformato Parella, una zona agricola fatta di cascine, campi, e nobili residenze, in un'area urbana, popolare, piena di strade e case. 

Il muro, alto più di tre metri, non teme nulla. Nascosto dall’edera, è la testimonianza di un’e- poca passata, di sconvolgimenti politici, e della vita sociale avvenuta dentro e fuori la «domus» che il conte di Morozzo destinava agli ospiti illustri di cui però era meglio non far sapere troppo. 

Il rudere sembra star lì solo per ricordare che nel 1556, a Torino, in quella villa abitò un medico cervellotico, innamorato dei numeri, degli enigmi e delle creazioni di Leonardo, un matematico con la passione per gli intrugli, l’inventore di impasti per sbiancare i denti, tinte per capelli e quartine in rima scritte a centinaia che prefigurano le sorti apocalittiche del mondo. Profeta del futuro per vescovi e nobili, astrologo ispirato dal cielo o servo del diavolo per il popolo, quell’uomo per tutti è Nostradamus. 

«Le prove del suo arrivo a Torino hanno contorni mitici – dice Massimo Pavanello, architetto, che abita in via Sismonda – Si dice che da qualche parte ci sia una targa di oltre quattrocento anni fa, e che ne attesti il passaggio. Ma tutto è nebuloso: del resto qui arrivano spesso scrittori e giornalisti a chiedere informazioni su di lui, sul perché fosse qui». Ciò che per taluni è leggenda per altri è verità. Da poco, da questa stessa strada, sono andate via troupe e parabole della televisione inglese Bbc arrivate per verificare l'aneddoto secondo cui a chiamare l'astrologo a Torino fu proprio la casa reale dei Savoia.

Mancava un erede al trono, bisognava aiutare la regina ad avere figli e i suoi consiglieri avevano pensato a Nostradamus che per capacità o per furbizia era riuscito a conquistarsi la fiducia di preti e nobili. Lui stesso era un farmacista colto, certamente arguto se non astuto, diventato confidente di Caterina de’ Medici, la consorte di Enrico II di Francia, che lo convocò a corte per aver spiegazioni sulle previsioni scritte nelle «Centurie», sul destino del marito e per elaborare oroscopi ai discendenti dei Valois. 

Gli esperti di profezie si sono accaniti su questi e mille altri episodi, hanno cavillato e cercato conferme, fino a riempire di ipotesi la vita di Michel de Notre Dame, nato il 14 – o forse il 21 – dicembre del 1503 a Saint Remy de Provence, in Francia, e figlio di un notaio – o forse di un commerciante – molto ricco. I Notre Dame erano di stirpe ebraica, e quando le autorità della Provenza fecero pressioni affinché gli ebrei si trasferissero, o si convertissero al cattolicesimo, cambiarono il loro nome in Nostradamus. 

Anche della «villa Morozzo», in cui l’uomo ormai famoso visse per un po’, le notizie sono incerte. Si sa che apparteneva ai Savoia, poi passò a una famiglia torinese, i Sacerdote, e l’ultimo a viverci, a metà dell’Ottocento, fu Carlo Panetto, un vivaista che ha tramandato la professione ai nipoti. «La casa è stata demolita negli anni Trenta – dice il pronipote Davide – e di Nostradamus parlava sovente una mia prozia. E' morta da anni e raccontava che quando saliva nel solaio riusciva a leggere una targa che parlava di lui, diceva che aveva abitato lì».

«Nostradamus alloggia qui, dov’è il Paradiso, l’Inferno, il Purgatorio. Io mi chiamo la Vittoria, chi mi onora avrà la gloria. Chi mi disprezza, la completa rovina». E’ la lapide, scritta in francese su marmo bruno di Baviera, ritrovata negli anni Settanta in un appartamento in piazza Solferino, di cui poi non si è più saputo nulla e che, oggi, sta a Pecetto a casa di Renucio Boscolo, uno dei massimi interpreti delle quartine di Nostradamus. Per alcuni Boscolo è un genio incompreso, per altri un uomo sregolato da una passione folle, la perpetua ricerca di significato tra parole che di significato non ne hanno o che potrebbero averne mille. Come quelle incise sulla targa che lui custodisce e tiene stretta: «Non fatevi ingannare – dice – ciò che facilmente leggete non è ciò che Nostradamus ha voluto dirci». Sarà pur strano, ma in un attimo, ciò che era certo non lo è più.

TORINO

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