Ranverso memorie del passato il fuoco sacro a molti, le carni cadevano a pezzi, come se li bruciasse e divorava loro le viscere.
Ranverso memorie del passato il fuoco sacro a molti, le carni cadevano a pezzi, come se li bruciasse e divorava loro le viscere.

Ranverso.Esistono luoghi dove più forti sembrano farsi le memorie del passato. Con la loro silenziosa presenza, sovente rimasta immutata nei secoli, continuano a segnare percorsi antichi oggi diventati marginali; raccontano di uomini che hanno saputo integrare l’aspirazione alla solitudine e all’ascesi spirituale ai principi della carità cristiana, dell’accoglienza dei pellegrini, dell’assistenza e della cura degli ammalati, soprattutto di quelle frange estreme – lebbrosi e appestati, affetti da mali repellenti o contagiosi – che la società respingeva. «A molti, le carni cadevano a pezzi, come se li bruciasse un fuoco sacro che divorava loro le viscere. Le membra, a poco a poco rose dal male, diventavano nere come carboni. Morivano rapidamente, tra sofferenze atroci, oppure continuavano, privi dei piedi e delle mani, un’esistenza peggiore della morte». È la terribile testimonianza lasciata, intorno al 1089, dal cronista Sigeberto di Gembloux sugli effetti di una delle tante epidemie che imperversarono nel Medioevo, quella di herpes zoster, il «fuoco sacro» (ignis sacer), o «fuoco di Sant’Antonio».
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Poesia dedicata ai Contadini scritta da Rocco Scotellaro.“Sera e Mattina”, scrive: Scorrono neri alle case di faccia/ dai nascondigli per i sentieri. Camminano i contadini/ quando la terra è presa dal sonno/ sera e mattina. Come la terra chiude gli occhi/ le nubi vanno dalle case ai monti. Poi si sono accese le luci nel paese. Aria mite, cielo celeste/ a operaio e contadino/ una notte di festa.
