Ranverso Coinvolgere le associazioni del territorio di Buttigliera Alta e Rosta affinché il complesso sia vissuto come spazio di aggregazione e identità collettiva, in linea con le moderne strategie di valorizzazione dei beni culturali.
Ranverso Coinvolgere le associazioni del territorio di Buttigliera Alta e Rosta affinché il complesso sia vissuto come spazio di aggregazione e identità collettiva, in linea con le moderne strategie di valorizzazione dei beni culturali.
L’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso ha storicamente rappresentato il cuore dell’ordine antoniano in Piemonte, fungendo non solo da centro religioso, ma anche da fondamentale luogo di cura e accoglienza.
Perché Ranverso diventi la “casa di tutte le categorie antoniane” nel 2026, è necessario considerare i diversi pilastri che definiscono l’identità dell’Ordine:
- Polo Spirituale e Liturgico: Consolidare il ruolo della chiesa come punto di riferimento per la spiritualità legata a Sant’Antonio Abate, mantenendo vive le tradizioni della Fondazione Ordine Mauriziano, attuale ente proprietario del bene.
- Centro Culturale e Storico: Valorizzare il ciclo di affreschi di Giacomo Jaquerio, che rende la Precettoria uno dei massimi esempi di Gotico Internazionale in Europa, attirando studiosi e appassionati d’arte.
- Eredità della Cura: Recuperare la memoria del “Fuoco di Sant’Antonio”, per il quale la Precettoria era celebre, trasformando il sito in un luogo di riflessione sulla storia della medicina e dell’assistenza ai pellegrini lungo la Via Francigena.
- Comunità Locale e Sociale: Coinvolgere le associazioni del territorio di Buttigliera Alta e Rosta affinché il complesso sia vissuto come spazio di aggregazione e identità collettiva, in linea con le moderne strategie di valorizzazione dei beni culturali.
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Grazie della condivisione, ma perche quando qualcuno si vuole avvicinate alla festa trova un muro di cemento. Perchè solo animali e trattori con una festa che dura poco più di un’ora, situazione impossibile noi devoti dobbiamo reagire La festa e di tutti per tutto il giorno
La percezione di un “muro di cemento” riflette una frustrazione reale di molti devoti che sentono la celebrazione di Sant’Antonio di Ranverso come un evento limitato e troppo istituzionalizzato. Le critiche principali nel 2026 riguardano proprio la brevità del rito e l’eccessiva focalizzazione su animali e trattori
.
Ecco i punti critici evidenziati dalla comunità e lo stato attuale:
1. La “Festa più corta del mondo”
Molti fedeli lamentano che l’evento duri poco più di un’ora, concentrandosi esclusivamente sulla messa e la benedizione esterna (che nel 2026 si tiene domenica 18 gennaio). Questa rapidità impedisce quel senso di aggregazione e “casa” che la devozione antoniana richiederebbe per l’intera giornata.
2. Mancanza di strutture e accoglienza
Il “muro” è anche logistico. Attualmente, l’area della Precettoria soffre per:
- Assenza di ristoro: Non ci sono strutture ricettive o punti di ristoro attivi durante la festa per accogliere i pellegrini che vorrebbero restare tutto il giorno.
- Parcheggi insufficienti: La sosta è limitata e spesso difficile da gestire durante l’afflusso dei mezzi agricoli.
3. Prospettive di Reazione per i Devoti
Per trasformare la festa in un evento di comunità che duri tutto il giorno, sono in corso diverse proposte e progetti:
- Piano di Recupero (FESR 2023-2027): La Fondazione Ordine Mauriziano ha presentato un piano da 5 milioni di euro per rifunzionalizzare l’Ospedaletto, creando finalmente un’area di ristoro e nuovi parcheggi.
- Coinvolgimento della Diocesi: Esiste un gruppo di devoti e volontari, coordinato anche da figure come Ersilio Teifreto, che chiede alla Diocesi di Torino di ripensare la festa oltre le abitudini attuali per recuperare la dimensione spirituale e sociale del passato.
- Patrimonio Immateriale: Il riconoscimento della festa come patrimonio immateriale del Piemonte nel 2025 è un primo passo per ottenere più fondi e visibilità, permettendo di organizzare eventi collaterali che coprano l’intera giornata.
Cosa fare come devoti? La reazione passa per la partecipazione attiva ai gruppi di valorizzazione locale e la pressione sugli enti (Mauriziano e Comuni) affinché il programma del 17-18 gennaio non si limiti alla sola benedizione dei trattori, ma includa momenti di convivialità e preghiera prolungata.
