Polittico di Defendente Ferrari nella Chiesa di Ranverso. La sua identità (“Deffendente de Ferrariis de Clavaxio pinctore”) è accertata da un contratto del 21 apr. 1530 riguardante l’esecuzione della grande pala d’altare commessa dalla Comunità di Moncalieri per la chiesa della precettoria di S. Antonio di Ranverso in Buttigliera Alta.
Polittico di Defendente Ferrari nella Chiesa di Ranverso. La sua identità (“Deffendente de Ferrariis de Clavaxio pinctore”) è accertata da un contratto del 21 apr. 1530 riguardante l’esecuzione della grande pala d’altare commessa dalla Comunità di Moncalieri per la chiesa della precettoria di S. Antonio di Ranverso in Buttigliera Alta.
Sull’altare si ammira il grande e celebre polittico che Defendente Ferrari dipinse nel 1531 per S. A>ttonio di H.n.•ve rso • Alfreoco nell’Oratorio. COmmissione datagli
dalla comunità di 1 Moncalieri in adempimento di un voto
durante una pestilenza.
FERRARI, Defendente
di Giovanni Romano – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 46 (1996)https://www.treccani.it/ebod/resources/toolbar-full_2.0.html?t=FERRARI%2C%20Defendente%20in%20%22Dizionario%20Biografico%22&s=&u=https%3A%2F%2Fwww.treccani.it%2Fenciclopedia%2Fdefendente-ferrari_(Dizionario-Biografico)%2F
FERRARI (de Ferrari, de Ferraris), Defendente. – Figlio di Francesco, originario di Chivasso (Torino); non si conoscono gli estremi anagrafici del F., la cui data di nascita dovrebbe risalire attorno al 1480-1485.
La sua identità (“Deffendente de Ferrariis de Clavaxio pinctore”) è accertata da un contratto del 21 apr. 1530 riguardante l’esecuzione della grande paia d’altare commessa dalla Comunità di Moncalieri per la chiesa della precettoria di S. Antonio di Ranverso in Buttigliera Alta, presso Torino; l’opera, di misure imponenti, doveva seguire da vicino il modello della pala degli studenti in S. Domenico a Torino, purtroppo perduta e di cui ignoriamo l’autore (Schede Vesme, IV, 1982, p. 1270). La data orientativa di nascita è fissata secondo logica deduzione dalla ricostruzione stilistica della prima produzione del maestro (non anteriore al 1500). Baudi di Vesme (1922) ha persuasivamente legato al nome del pittore una serie di documenti notarili e d’archivio riguardanti un cittadino chivassese di nome Defendente Ferrari di Francesco, abitante nel quartiere di S. Maria. È dubbia invece l’identificazione del F. con un altro Defendente Ferrari, chivassese, sposo di Virtù Verolfi, perché questi abitava nel quartiere di S. Michele e non in quello di S. Maria (cfr. Baudi di Vesme, 1922). Sempre secondo il Vesme, Francesco, padre del F., va identificato con l’orafo Francesco “de Feraris” che firma, insieme a Damiano “de Curte”, un crocefisso d’argento conservato presso la cattedrale di Biella, datato 1509.
Il documento del 21 apr. 1530, scoperto da L. Bruzza nell’Archivio comunale di Moncalieri (ora irreperibile), fu pubblicato per la prima volta da F. Gamba (1875), che provò a collegare all’opera sicura di S. Antonio di Rariverso un consistente corpus di dipinti, radunati per omogeneità stilistica (collaborò alla ricerca il restauratore G. Arpesani). Da allora le opere attribuite al F. sono andate aumentando in modo consistente e superano ormai il centinaio; dopo il Gamba gli elenchi più affidabili e completi sono forniti da Barbavara (1898), Weber (1911 e 1915, con bibl.), Brizio (1924 e 1942, con bibl.), Berenson (1932 e 1968), Baudi di Vesme (1982). Sono autori e date che scandiscono significativamente la fortuna critica del pittore, cui vanno aggiunti almeno i contributi, più circoscritti, ma non meno importanti, di Morelli (1893), Rovere (1912), Venturi (1915 e 1930), Marangoni (1916), Baudi di Vesme (1918, 1922), Viale (1939, 1954, 1959), Mallé (1952-1953, 1962, 1971, 1973), Carità (1955), Romano (1970, 1974, 1990).
Serie significative di opere del F. e del suo ambito sono conservate presso la Galleria Sabauda e il Museo civico d’arte antica di Torino; altre importanti testimonianze della sua attività si sono accumulate, per la soppressione di Ordini ed enti religiosi, presso la chiesa di S. Giovanni ad Avigliana; altre ancora si conservano presso il Museo Borgogna di Vercelli. È impossibile qui proporre un elenco completo delle numerose opere disperse in chiese, musei e collezioni private.
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