Giugno 13, 2021

Nella millenaria Chiesetta di Sant’Antonio Abate a Cantù costruita dagli Antoniani con annesso h’ospitale, sul fianco sinistro un contrafforte.

Nella millenaria Chiesetta di Sant’Antonio Abate a Cantù costruita dagli Antoniani con annesso h’ospitale, sul fianco sinistro un contrafforte.

CHIESA DI S. ANTONIO CON ANNESSO HOSPITALE
UBICAZIONE
L’edificio, un tempo posto al di fuori delle mura, si trova sul tracciato dell’antica Via Canturina,
attualmente via Daverio, vicino all’incrocio con via Saffi e poco dopo la rotonda che si incontra
scendendo dalla via Selva Regina. Nelle vicinanze scorre la roggia detta di Sant’Antonio o Mairolo
(Mairola, Mariola), attualmente in parte interrata.
TIPOLOGIA
Chiesa romanico-gotica, abbinata ad edificio ad uso assistenziale (hospitale): ciò che resta
dell’antico hospitale, con struttura a corte, si addossa al lato sud della chiesa.
CARATTERISTICHE: La struttura della chiesa, databile tra la fine del XII e gli inizi del XIII
secolo, ha una facciata a capanna recante al centro il portale di accesso, affiancato in basso da pietre
a vista e in alto da mattoni e pietrisco intonacati; sul fianco sinistro un contrafforte fa pensare alla
presenza di un antico campanile. Il portale di ingresso risulta composto da un arco a tutto sesto e da
un altro più grande a sesto acuto, sovrapposti. Sopra il portale si apre un rosone con cornice in cotto
e più in alto una tipica finestrella romanica cruciforme. Nell’interno ad aula unica la
pavimentazione, su un livello più basso rispetto al piano strada, è stata rifatta tra il primo e il
secondo dopo guerra con piastrelle di graniglia di cemento. Anticamente l’abside era pavimentata
con mattonelle di cotto lombardo di cui si intravedono tracce nella sagrestia. Le pareti della navata
un tempo erano affrescate. Ciò che resta di tale decorazione è stato salvato dalla distruzione operata
negli anni Cinquanta dello scorso secolo ai danni di un apparato iconografico ritenuto inadatto ad
un luogo di culto. Gli affreschi della chiesa appartengono a periodi diversi, tra la fine del XIII e gli
inizi del XV con apporti che vanno dal mondo bizantino alla pittura trecentesca lombarda.
A lato del portale, lungo la parete occidentale, si trova una Madonna del latte, mentre sulla parete
meridionale è chiaramente leggibile una Madonna in trono con Bambino, avente ai lati la figura di
una santa, forse santa Caterina d’Alessandria priva della ruota, attributo del suo martirio, e di
un’offerente. La parete meridionale della chiesa reca anche una figura piagata di santo da alcuni
identificato con San Lazzaro, patrono di malati e pellegrini,
Sulla parete settentrionale si aprono due finestre a doppia strombatura che sovrastano un ingresso
laterale recante una lunetta in cui ci sono tracce di una Madonna affiancata da due angeli,
probabilmente un’Annunciazione. Sulla stessa parete c’è un frammento che rappresenta il piatto di
una bilancia sopra il quale è posta la piccola personificazione di un’anima in attesa di essere
soppesata e giudicata, probabile frammento di una raffigurazione di San Michele arcangelo.
Accanto all’ ingresso laterale una lapide che ricorda il trasferimento delle ossa dalla demolita chiesa
cimiteriale di S. Maria all’Oratorio di Sant’ Antonio.
Una nicchia, nella parete destra, contiene una statua di sant’Antonio in calcare, attribuita ad un
maestro attivo probabilmente già nel primo Quattrocento. Risalendo la navata unica, l’attenzione si
sposta sull’ abside di forma poligonale, che esternamente presenta un coronamento di arcatelle a
sesto acuto in mattoni, mentre la copertura interna gioca sui colori grigio-azzurro con costoloni
color panna e mattone e nella cui pavimentazione ci sono tracce di cotto lombardo. Tra l’abside e la
navata si erge un arco ogivale bicromo, al cui centro è appeso un crocefisso ligneo. Sull’altare
maggiore c’è una statua policroma tardo-gotica in legno di fico, che rappresenta il santo eremita nel
deserto.
Se la chiesa ha mantenute intatte le proprie funzioni, l’antico Hospitale ha subito nel tempo
variazioni d’uso: vi fu ospitata la fonderia artistica dei fratelli Carlo e Luigi Rigola, milanesi di
nascita, ma canturini di adozione, gli stessi che in sodalizio con lo scultore Ludovico Pogliaghi realizzarono il portale bronzeo centrale e l’altare maggiore del Duomo di Milano, nonché le statue
marmoree ai lati dell’ingresso al Tempio Voltiano di Como.
La dedica a sant’Antonio abate, santo guaritore per eccellenza, conferma, se mai ce ne fosse
bisogno, il legame fra chiesa e Hospitale. Ignazio Cantù scrive così nella sua opera storica:“Gli
abitatori di Cantù fondarono sulla via che dal loro borgo mena a Como un ospedale inaugurato a s.
Antonio e lo diedero in mano a pie donne ospitaliere col titolo di ospedale di s.
Ambrogio……..L’ospitale abbandonato da esse cadde nelle mani de’ secolari ed assunse il titolo di
s. Antonio, e fu destinato al ricovero degli infermi e dei viandanti.”
All’ inizio del XXI secolo la dedicazione a Sant’Antonio abate è stata estesa all’ attuale ospedale
della città.
USI E TRADIZIONI
Il culto di sant’Antonio abate, la cui festa cade il 17 gennaio, è legata alla protezione di uomini e di
animali dalle malattie e, per estensione moderna, ai mezzi di trasporto, che sfilano nelle differenti
specie il pomeriggio di quel giorno invernale per ricevere la “benedizione di Sant’Antonio”.
Per la festa del santo eremita si usava e si usa tuttora preparare una cena a base di carne di maiale,
ad es. la cassoela (cotenna, costine, verza fra gli ingredienti). La sera della vigilia, tutte le botteghe
artigiane sospendevano il lavoro nel momento in cui era necessario accendere le luci, perché “ Sant’
Antonio el va vigilia, minga festegiàa”, cioè Sant’Antonio deve essere ricordato il giorno della
vigilia, non il giorno stesso della festa.
Ora l’appuntamento gastronomico è definitivamente passato alla sera del 17 gennaio,dopo la
benedizione di animali e veicoli.
ACCESSO
Vi si arriva dalla via Canturina vecchia (via Selva Regina), dalla circonvallazione (via Grandi – via
Mazzini) lungo la via Daverio. Sia il portale sia l’ingresso laterale presentano uno scalino
d’accesso.
BIBLIOGRAFIA:
Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini, Erba 1954.
AA.VV. Sant’Antonio di Cantù Una chiesa il suo ospedale, Gruppo Arte e cultura, Cantù 2003

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