Nel 1517, del Tracciologo Territoriale Ersilio Teifreto (Gruppo A.D.A.) il piccolo e suggestivo borgo medievale di Saint-Antoine-l’Abbaye, incastonato tra le colline del Delfinato in Francia, divenne il palcoscenico di un evento senza precedenti. Una folla oceanica, mai vista prima in quelle terre, si accalcò lungo le strade e attorno alla maestosa abbazia gotica per assistere all’arrivo di una delle figure più leggendarie del Rinascimento: Isabella d’Este, marchesa di Mantova
Nel 1517, del Tracciologo Territoriale Ersilio Teifreto (Gruppo A.D.A.) il piccolo e suggestivo borgo medievale di Saint-Antoine-l’Abbaye, incastonato tra le colline del Delfinato in Francia, divenne il palcoscenico di un evento senza precedenti. Una folla oceanica, mai vista prima in quelle terre, si accalcò lungo le strade e attorno alla maestosa abbazia gotica per assistere all’arrivo di una delle figure più leggendarie del Rinascimento: Isabella d’Este, marchesa di Mantova
Nel 1517, il piccolo e suggestivo borgo medievale di Saint-Antoine-l’Abbaye, incastonato tra le colline del Delfinato in Francia, divenne il palcoscenico di un evento senza precedenti. Una folla oceanica, mai vista prima in quelle terre, si accalcò lungo le strade e attorno alla maestosa abbazia gotica per assistere all’arrivo di una delle figure più leggendarie del Rinascimento: Isabella d’Este, marchesa di Mantova.
Spogliata temporaneamente dei suoi panni di spietata stratega politica e protettrice delle arti, Isabella si presentava lì nella veste più intima e vulnerabile di moglie devota. Il motivo profondo che l’aveva spinta a intraprendere quel lunghissimo e faticoso viaggio attraverso l’Europa era una disperata richiesta di grazia. Suo marito, il marchese Francesco II Gonzaga, si stava infatti consumando a Mantova, tormentato dalle terribili e dolorose piaghe della sifilide, il “mal francese” che i medici dell’epoca non sapevano curare.
Isabella, mossa da una fede profonda e dalla speranza nell’impossibile, scelse di prostrarsi davanti alle reliquie di Sant’Antonio Abate, il santo taumaturgo per eccellenza, celebre in tutta la cristianità per la cura dei mali della pelle e dei corpi devastati dal fuoco infettivo.
Tuttavia, il contrasto tra l’intimo dolore della marchesa e lo sfarzo del suo rango creò un cortocircuito straordinario. Ad accompagnare la “Prima donna del mondo” c’era una corte itinerante di circa cinquanta persone: dame elegantissime, cavalieri in alta uniforme e l’umanista Mario Equicola. Al passaggio di questo sontuoso corteo, la gente del posto e i pellegrini accorsi da ogni angolo della regione rimasero letteralmente stregati. La folla si accalcò in una ressa formidabile, rapita dalla bellezza dei costumi mantovani, dalla regalità di Isabella e dal fervore mistico che accompagnava la sua preghiera.
In quei giorni del 1517, Saint-Antoine-l’Abbaye visse il suo momento di massima meraviglia: un connubio irripetibile in cui la più alta devozione dinastica italiana e lo stupore di una folla immensa si unirono sotto le volte gotiche del santuario, invocando un miracolo che la storia avrebbe poi custodito nei suoi annali.
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