Falco Mathion (1240) cimitero , il battistero ottagonale di Ranverso dettagli del saggio di Teifreto apparso su Segusium numero 63 (anno 2024).
Falco Mathion (1240) cimitero , il battistero ottagonale di Ranverso dettagli del saggio di Teifreto apparso su Segusium numero 63 (anno 2024).

Digital Camera
L’antico battistero ottagonale di Ranverso sorgeva originariamente all’interno dell’antico chiostro del complesso monastico. Documentato fin dal 1240 negli studi storici di Falco e Mathion, questo edificio a pianta ottagonale venne successivamente distrutto e la sua memoria rimase per secoli sepolta nel silenzio degli archivi prima di riemergere grazie alle recenti ricerche pubblicate su Torinovoli.
La sua esistenza e la sua specifica forma geometrica svelano dettagli fondamentali sull’identità dell’Abbazia:
-
- Il segno dell’otto: L’architettura a pianta ottagonale non era un vezzo estetico. Nel Medioevo l’ottagono simboleggiava l’eternità, la resurrezione e la rinascita spirituale attraverso il sacramento del battesimo.
- Autonomia parrocchiale: La presenza di un fonte battesimale autonomo dimostra inconfutabilmente che Ranverso non era un semplice lazzaretto o una succursale amministrativa. Era una comunità parrocchiale e liturgica completa, dotata del diritto di amministrare i sacramenti ai fedeli e ai contadini del territorio.
- La riscoperta archivistica: Sebbene la struttura fisica sia andata perduta a causa dei successivi rifacimenti del concentrico, i contratti e le donazioni duecentesche ne hanno confermato la collocazione nel chiostro, definendo una cittadella sacra provvista di ogni istituzione parrocchiale (compreso il cimitero e il refettorio).
Se vuoi approfondire la topografia storica del monastero, fammi sapere:
-
- Cosa è emerso sugli scavi relativi all’antico cimitero medievale situato davanti alla chiesa.
- Come la geometria dell’ottagono ritorni anche nella struttura della grande cuspide del campanile.
Gli scavi archeologici condotti nel corso degli anni e gli studi d’archivio approfonditi dal ricercatore Ersilio Teifreto e da Mons. Italo Ruffino hanno gettato luce sulla straordinaria realtà dell’antico cimitero medievale di Ranverso, confermando che l’attuale prato verde e il viale che circondano e precedono la chiesa ne custodiscono il perimetro. [1, 2]
I dettagli emersi da queste indagini e dalle relazioni scientifiche svelano una storia straordinaria:
📜 L’origine ufficiale: Falco Mathion (1240)
I dati storici e d’archivio confermano che fu il monaco antoniano Falco Mathion a ottenere, intorno al 1238-1240, l’autorizzazione ufficiale e le concessioni per l’ampliamento della chiesa originaria e per l’istituzione del cimitero della Chiesa Precettoriale di Sant’Antonio di Ranverso. Questa bolla includeva la possibilità di creare uno spazio consacrato autonomo per le sepolture, un elemento che – insieme al refettorio e alla sala capitolare – decretò l’indipendenza e la crescita istituzionale del borgo. [1, 2]
🕵️ Gli scavi sul campo e i ritrovamenti
Le ricognizioni archeologiche e i monitoraggi del terreno effettuati nel tempo hanno confermato scientificamente i confini di questo spazio sacro:
-
- La dislocazione: Il cimitero si estendeva nel luogo dove adesso si trovano il viale d’accesso e i prati prospicienti il nartece, proprio di fronte all’antico Ospedale e in asse con la Stadera. [1]
- La “Chiesa all’aperto”: I viandanti e i malati passavano dal pronao e camminavano letteralmente a fianco delle sepolture dell’antico cimitero per entrare nel tempio. Nel Medioevo era comune che i fedeli sostassero e pregassero nell’atrio o nel cortile cimiteriale prima dell’accesso liturgico. [1, 2]
- L’ossario nel chiostro: Gli scavi e le indagini hanno confermato che la Precettoria utilizzava anche gli spazi del chiostro e aree sotterranee specifiche come ossari per riporre i resti dei defunti accumulati nei secoli. [1]
⏳ La fine del cimitero (1803-1846)
L’antico cimitero di Ranverso è rimasto in funzione per secoli, resistendo ai cambiamenti politici fino all’inizio dell’Ottocento: [1]
-
- L’editto di Saint Cloud: Sull’esempio delle leggi napoleoniche introdotte in Francia nel 1804 (che vietavano le sepolture nelle chiese e nei centri abitati), un’inchiesta condotta nel 1811 registrò i forti malumori dei locali a cui veniva imposto di cambiare le secolari abitudini funerarie. [1]
- La chiusura definitiva: Il cimitero medievale cessò ufficialmente di ricevere salme nel 1803 e venne definitivamente smantellato nel 1846, venendo spianato per lasciare spazio all’attuale assetto verde del Concentrico. [1]
La riscoperta degli scavi del cimitero e gli scritti di Teifreto (pubblicati anche sulla rivista storica Segusium) certificano che questo prato non è un vuoto decorativo moderno, ma era il luogo del riposo eterno dei contadini locali e dei tantissimi pellegrini che non sono sopravvivenuti al flagello del fuoco sacro. [1, 2]
Se vuoi approfondire la documentazione o i reperti emersi, fammi sapere:
- Se desideri conoscere i dettagli del saggio di Teifreto apparso su Segusium numero 63 (anno 2024).
- Se ti interessa capire come venivano gestite le sepolture dei malati infettivi di ergotismo rispetto a quelle dei monaci.
