Aprile 14, 2024

Lia Apparuti

Lia Apparuti

La Stadera di Ranverso

Lia Apparuti curatrice del Museo della bilancia

Lia Apparuti

immagine della stadera che si trova a Sant’Antonio di Ranverso

Lia Apparuti

La stadera in funzione con un carro trainato dal bue

La Stadera di Sant’Antonio di Ranverso 

in primo piano, si tratta di un Bene Culturale Storico  di tutti che dovrà essere preservato dall’Unesco. 

Dalla collaborazione fra due istituzioni modenesi, il Museo della bilancia e le Raccolte fotografiche modenesi “Giuseppe Panini”, e dalla generosità di Società cooperativa bilanciai di Campogalliano e Camera di commercio di Modena, è nata la mostra “Pesare in camera oscura. La bilancia fotografata dal 1890 agli anni Sessanta”, ospitata fino al 26 gennaio 2003 a Campogalliano (Modena) presso il Museo della bilancia e dall’8 febbraio al 29 marzo a Modena presso le Raccolte fotografiche “Panini” (Lia Apparuti).

L’esposizione ha fornito l’occasione per cercare con occhi diversi fra migliaia di fotografie, lastre e negativi, le immagini con scene di pesatura o con bilance: sono quindi gli attimi di vita quotidiana, i gesti abitudinari congelati dallo scatto del fotografo, i ricordi sepolti di un mondo che non c’è più, aa essere il vero soggetto delle fotografie in mostra.

Ordinate cronologicamente e raggruppate in cinque sezioni, le oltre cinquanta immagini, frutto di una scelta accurata, testimoniano metodologie di lavoro sorpassate, colture agricole scomparse, strade animate dai carretti dei venditori ambulanti, rumorosi mercati di piazza, pese pubbliche ai lati delle porte cittadine, ora demolite, o angoli della città immutati nel tempo e le bilance, in primo piano o sullo sfondo, mute testimoni del passato.

Ordinate cronologicamente all’interno di ogni sezione, le scene di pesatura sono suddivise fra pesatura in campagna e in città, negozi e mercati o ambulanti e scene di attività produttive.

Racconti delle Stadere

Fra queste meritano un cenno le numerose fotografie scattate all’interno dei consorzi agrari provinciali, dove era sempre presente la bascula per pesare i sacchi di grano o concime, e dove venivano utilizzate quotidianamente anche piccole bilance per valutare il peso specifico dei cereali.

Tipicamente modenesi sono anche le immagini dei magazzini del formaggio di una banca, dove fra altissime scaffalature piene di forme di Parmigiano-Reggiano fanno capolino alcuni “bilancioni”, grandi stadere con cavalletto e lungo piatto rettangolare per pesare il formaggio.

Trovandosi a passare invece attraverso le ordinate campagne modenesi degli inizi del Novecento non sarebbe stato raro imbattersi nei maceri per la lavorazione della canapa, testimoniata in mostra da due immagini: una scena di pesatura delle matasse in ambito domestico, utilizzando la stadera, e una nel consorzio della canapa, dove il carico di un grosso carro sta per essere pesato su una grande bascula.

O sarebbe stato possibile assistere alle estive operazioni di trebbiatura sull’aia, dove accanto alle grandi macchine a vapore sono posizionate le bascule per la pesatura del grano insaccato.

Caratteristica di un’organizzazione famigliare del lavoro, in queste scene di vita agricola è ripresa l’intera famiglia, donne e bambini compresi, affaccendata nello svolgimento delle proprie mansioni.

Per finire ricordiamo i numerosi scatti della sezione dedicata ai negozi, nei quali le raffinate stadere d’ottone e le eleganti bilance da banco pesavano pasta, zucchero, granaglie, farina, formaggi e salumi, appesi in gran numero al soffitto, in un’economia di vendita che non conosceva il prepesato e il preconfezionato.

 

Pesare in camera oscura. La bilancia fotografata dal 1890 agli anni Sessanta, a cura di Lia Apparuti e C. Dall’Olio, Modena, rfm edizioni, 2002, 64 p., Ç 8.

 

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