Marzo 29, 2021

Le origini: da fraternità laica a ordine canonicale.

Le origini: da fraternità laica a ordine canonicale.

  1. Le origini: da fraternità laica a ordine canonicale
    Le spoglie del santo, secondo la tradizione, trovarono collocazione in una chiesa di
    proprietà dello stesso Jocelin, e divennero presto un’attrattiva per i pellegrini28.
    Secondo l’Inventaire, Jocelin avrebbe per lungo tempo ritardato la costruzione di una
    nuova chiesa che accogliesse le reliquie del santo, e sarebbe stato il suo discendente
    Guigo Desiderio a collocare le spoglie di Antonio in una chiesa ritenuta idonea29.
    Le lacune documentali non consentono di avere un quadro completo sui primi tempi
    di attività della fraternità antoniana, la cui fondazione si attribuisce ai nobili Gaston e
    Guérin de la Valloire, padre e figlio, che insieme ad alcuni compagni si impegnarono
    per assistere i pellegrini che si presentavano alla chiesa Saint-Antoine. Secondo il
    Falco, verso il 1095 Gaston avrebbe fondato la comunità ex voto, a seguito della
    guarigione di Guérin da una malattia al tempo molto diffusa nella Francia
    meridionale e detta, nelle cronache, ignis sacer30. Numerosi pellegrini si riversavano
    presso i santuari alla ricerca di grazie e guarigioni, votandosi a diversi santi, tra i
    quali, oltre sant’Antonio eremita, san Marziale e santa Maria. La guarigione miracolosa
    di Guérin, stando alla tradizione voluta da sant’Antonio, non poté far altro che accrescere
    la fama del santuario e, di conseguenza, della comunità. Sembra che l’associazione tra

s’en vengerent par les ravages qu’ils firent à Saint-Antoine. Ils s’emparerent de la ville, brulerent
l’Abbaye, massacrerent des religieux à l’autel et pillerent l’Eglise, les superieurs de l’ordre furent
dispersés, la dissipation du temporel fut la suite de ces desastres». Cfr. anche Mischlewski, Un ordre
hospitalier, cit., p. 6; V. Advielle, Histoire de l’ordre hospitalier de Saint-Antoine de Viennois,
Guitton Talamel, Paris-Aix 1883, p. 48-51; p. 192-196. Membro e corrispondente della Société des
Beaux Arts, nel corso del XIX secolo Advielle si impegnò a raccogliere documenti e notizie di varia
provenienza sull’ordine, oggi conservati presso gli Archives Départementales de l’Isère (da qui ADI),
a Grenoble. Non è chiaro, a chi scrive, se l’affannosa ricerca fu intrapresa in ragione della sua volontà
di rifondare l’ordine, o il contrario. 27 Bullarii Romani continuatio. Tomus quintus continens pontificatus Pii VI annum primum
ad tertium, ex Typographia Reverendae Camerae Apostolicae, Roma 1842, n. 118, p. 294-301. 28 Falco, Antonianae Historiae, cit., f. 43r. 29 Maillet-Guy, Les origines de Saint-Antoine, cit., p. 103-105. Lo studioso confronta tre
fonti: un manoscritto sulla vita di Antonio già edito dai Bollandisti; l’art. 37 dell’Inventaire des titres;
l’Ántonianae Historiae del Falco. 30 Falco, Antonianae Historiae, cit., f. 45v-46r. Lo stesso anno è riportato in due manoscritti
successivi custoditi dalla Bibliothèque Municipale de Grenoble (da qui BMG): ms. U-866, Historia
Antoniana. Sacri ordinis antoniani ortus et progressus. Actualis existentiae corporis sancti Antonii
aegyptiaci in maiori eiusdem templo Viennensis diocesis in Delphinatu ratae conclusiones (1648), p.
11; ms. U-917, Histoire de lìétablissement de l’ordre de Saint-Antoine et comme cet ordre étant tombé
en décadence s’est relevé par sa reformation (1705), p. 166-168. La malattia è descritta dal cronista
benedettino Sigeberto di Gembloux ai principi del XII secolo: «Annus pestilens maxime in occidentali
parte Lotharingiae, ubi multi sacro igni interiora consumente computrescentes, exesis membris instar
carbonum nigrescentibus, aut miseralibiliter moriuntur, aut manibus et pedibus putrefactis truncati,
miserabiliori vitae reservantur; multi vero nervorum contratione distorti tormentantur», cfr. S.
Gemblacenis, Chronographia, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, VI, Hannover 1844,
p. 366. Un’accurata sintesi delle cronache tra il IX e l’XI secolo è presente in Fenelli, Il Tau, cit., p.
33-37. Sulla malattia si tornerà più avanti, cfr. infra, Cap. VI, § 2. 16
sant’Antonio e ignis sacer sia scaturita proprio dalla presenza delle spoglie del santo in
Occidente nel momento in cui si scatenava un picco della malattia31.
Presso la chiesa Saint-Antoine fu costruita una domus eleemosynaria, nella quale
risiedevano i confratelli votati all’assistenza dei pellegrini e che, certamente, avevano
come fonte di sostentamento la raccolta delle questue destinate ai malati di ignis
sacer («pro suscipiendis pauperibus sacro igne mutilatis facta»)32. L’articolo 37
dell’Inventaire des titres, pubblicato sempre dal Maillet-Guy,

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