Le aree interne comprendono quattromila comuni, occupano il sessanta per cento del territorio, ci vivono quasi 14 milioni di persone.
Le aree interne comprendono quattromila comuni, occupano il sessanta per cento del territorio, ci vivono quasi 14 milioni di persone.
Post di Franco Arminio
Sono usciti su Repubblica.it i miei trenta punti sui paesi.
Metto qui la premessa che è più lunga di quella uscita sul giornale.
Sono a disposizione ad accogliere riflessioni scritte: arminio17@gmail.com
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Premessa
Ognuna di queste idee va precisata, definita nei dettagli, occorrono un ministro, assessori regionali, consiglieri comunali che siano preposti all’attuazione di un nuovo Piano Nazionale per salvare i paesi. I comuni devono avere più diritti, ma anche maggiori doveri. Non si può fare uso di risorse pubbliche al di fuori dell’indirizzo del Piano nazionale.
Le risorse dedicate all’assistenza devono essere maggiori nel primo periodo, una parte cospicua e crescente delle risorse deve essere destinata a ridurre le ragioni dell’assistenza. Ti aiuto, ma provo a ridurre le ragioni per cui chiedi aiuto. I paesi devono essere stimolati a produrre, ben oltre le fabbriche storiche della sfiducia e del lamento.
Queste azioni sono necessarie perché quello che si investe è molto meno di quello che si perde se il paese scompare. E non sarebbe una perdita di ordine lirico, ma principalmente economico: chi li ha costruiti ha speso sudore e soldi.
Molte di queste idee sono di difficile attuazione, ma è importante indicare la direzione. Attualmente c’è solo la spesa, su base prevalentemente regionale, peraltro di modesta entità e senza visione d’insieme. La strategia nazionale langue in un mare di carte, è un susseguirsi di sceneggiature, ma il film non comincia mai e i paesi continuano a perdere residenti e servizi essenziali per la vita quotidiana. Le proposte possono avere diversi tempi di attuazione e non valgono per tutti i luoghi. In alcuni si possono avviare due cose, in altre cinque, dipende molto dalle realtà locali. L’idea è che non decide il centro e non decide il margine, si decide insieme, si parte con le cose pronte a partire, si preparano le condizioni dove non ci sono. Per fare tutto questo serve uno sguardo corale. Non possono essere vicende che si decidono in uffici regionali in cui alla fine conta solo vincere i bandi. Le aree interne comprendono quattromila comuni, occupano il sessanta per cento del territorio, ci vivono quasi 14 milioni di persone. Non sono fuori dalla storia e dalla modernità ed è chiaro che senza un orizzonte politico radicalmente nuovo e pacifista ci sono poche speranze di cambiamenti decisivi. I paesi sono una delle più grandi questioni dell’Italia, una sua caratteristica peculiare. Rigenerarli è rigenerare l’Italia.
P.S.
Non ho ruoli istituzionali e questi punti non si configurano come un piano organico, che tra l’altro nessuno mi ha chiesto. Sono a disposizione per discuterne in qualunque luogo con soggetti o gruppi o associazioni che hanno interesse ad aggiungere altri punti oppure a modificare e integrare questi. Si può provare, insieme, a fare una piattaforma programmatica per chiamare al confronto i decisori politici locali e nazionali.
