Ottobre 12, 2017

La torre della Bicocca a Buttigliera Alta

La torre della Bicocca a Buttigliera Alta

rielevatore Ersilio Teifreto

LAURA SOBRINO

Formazione

Attività e associazioni: EX ASSESSORE AL BILANCIO/PERSONALE/CULTURA NEL COMUNE DI BUTTIGLIERA ALTA

        • PERITO AZIENDALE E CORRISPONDENTE IN LINGUE ESTERE

          1972 – Presente

     

     

    La torre della Bicocca a Buttigliera Alta

    Una propaggine della collina morenica, sormontata da un’esile cresta boscosa, divide, in uno spazio di circa un chilometro, l’abitato di Ferriera da quello di Buttigliera. Essa termina su d’un piccolo promontorio dai fianchi scoscesi, anch’essi ricoperti di fitta vegetazione, quasi proteso, come se fosse un balcone, a sovrastare la bassa Valle di Susa. È qui, a 411 metri di altitudine (Ferriera ne misura 340), che è piantata la torre della Bicocca. Ai piedi della collina, a levante ed a ponente, vi sono due zone pianeggianti ancora coltivate, dove appaiono soltanto più le vestigia degli estesi vigneti che ricoprivano, fino ad 80 anni fa, una gran parte del territorio. La presenza di una torre, in quel punto, non si può spiegare altrimenti che collegandola ad un sistema militare di fortificazioni e di punti d’osservazione, esistenti in Valle di Susa fin dal medioevo. In questo modo il castello di Avigliana, quello di S. Ambrogio, la torre del Colle presso Villardora, il castello con la torre di S. Mauro presso Almese e a levante il castello di Caselette e quello di Rivoli, rappresentavano una maglia per la trasmissione visiva di segnali molto preziosi, in quei tempi travagliati da frequenti e funesti passaggi nella Valle di eserciti in guerra. Funzionava così il sistema dei collegamenti che, ancora utilizzato da Napoleone nelle sue scorribande attraverso l’Europa, venne all’epoca chiamato «telegrafo visivo», o «telegrafo ottico». La torre della Bicocca, vista la sua posizione centrale tra Rivoli e Avigliana, aveva certamente un’importanza rilevante. Delle sue origini non c’è traccia. Il primo documento che ne parla è quello relativo alla presa di possesso del feudo di Buttigliera da parte del conte Giovanni Carron, il che avvenne il 2 maggio 1619. In quel giorno «furono poi affisse le armi ducali in evidenza sulle piazze di Buttigliera, Uriola e Case di Nicola, oltre che sulla torre della Bicocca».

     

     

    SEGUSIUM – RICERCHE E STUDI VALSUSINI A. XXXV – VOL. 36 (1998) pagg. 151-154

    152

    La seconda citazione si trova in un’ordinanza del 1799 emessa dal comandante delle truppe francesi attestate nella zona per fronteggiare gli austro-piemontesi durante la seconda campagna d’Italia di Napoleone che l’anno successivo a Marengo (14 giugno 1800) ottenne una strepitosa vittoria, in seguito alla quale a Milano venne proclamata la Repubblica Cisalpina – di breve esistenza – ed il Piemonte diventò, a tutti gli effetti, un dipartimento francese. L’ordinanza impone al Comune, ed in dettaglio a una serie di cittadini elencati per nome e cognome, primo fra tutti il marchese di S. Tommaso, di provvedere al rifornimento di paglia e fieno per i cavalli dei soldati dislocati a S. Antonio di Ranverso e di rifornire di viveri il distaccamento piazzato al «fanale della Bicocca».

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    Non è azzardato supporre che la presenza della torre può risalire intorno alla metà del 1400 (1), quando Buttigliera era ancora una dipendenza del comune di Avigliana. La struttura a forma cilindrica è composta di pietre e massi di piccole dimensioni di provenienza locale, legati con una malta di calce diventata durissima; sono stati inoltre utilizzati dei mattoni pieni attorno alla porta d’ingresso, posta sul lato sud-ovest la cui soglia è a 7 metri circa da terra, ed in un fregio a sbalzo che sulla sommità ne orna l’intero perimetro, il quale faceva da base alla merlatura che non esiste più. Le dimensioni della torre misurano, a terra, un diametro di 4 metri ed una circonferenza di 12 metri circa, mentre l’attuale altezza stimata non supera i 13 metri. La fondazione di base raggiunge soltanto 1 metro di profondità e anzi, sul lato di levante è addirittura scoperta da uno scavo esistente da oltre cinquant’anni, che penetra al disotto della struttura per 1 metro circa. Nella parte più alta la torre mostra, per un’altezza di circa 3 metri, una fascia esterna di intonaco a calce; in essa si notano 2 aperture di cm 50 di lato orientate una a nord-ovest e l’altra a nord-est. Fino alla porta d’ingresso, a circa 7 metri dal suolo, la torre è piena di pietrame, in parte forse crollato dalla struttura superiore; oltre questo livello, il muro perimetrale mostra uno spessore di circa 1 metro, con all’interno dei gradini a muro che salivano sulla piattaforma della sommità, in parte crollata. A questo punto devo fare notare che, originariamente, da questa piattaforma si ergeva, per un’altezza di 3 metri circa, una specie di colonna quadrata con una grossa apertura al centro, certamente un focolare, sovrastata da un camino di tiraggio dei fumi.

     

    Ecco perciò dimostrata la funzione notturna di «fanale», come veniva anche chiamata la torre. Questo particolare l’ho rilevato da una fotografia riprodotta su una cartolina per corrispondenza, rinvenuta a Torino al mercato delle pulci del Balôn. Risaliva certamente ai primi anni del 1900 ed era stata spedita da Buttigliera nel 1917 ad un ragazzo che si trovava al fronte durante la prima guerra mondiale. Oltre i 7 metri di altezza sono in vista i fori quadrati utilizzati per l’appoggio dei ponteggi, disposti tutt’intorno in sei file verticali.

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    Attualmente la torre denota condizioni precarie: due opposte crepe la fendono, una a nord e l’altra a sud. Quest’ultima in particolare ha una lunghezza di circa 6 metri ed è preoccupante; dal bordo superiore scende infatti fino alla porta d’ingresso ed un suo accentuarsi causato dalle intemperie, potrebbe provocare un crollo della sommità. Da circa due secoli, ormai, l’edificio è nel più completo oblio. Soltanto di recente, l’assessore alla cultura del comune di Buttigliera, sig.ra Lauro Sobrino, ha risvegliato l’interesse per questo rudere che fa parte della storia locale e che sarebbe doveroso valorizzare, se non altro per la sua stupenda posizione panoramica. A fine marzo è intervenuta una squadra della «Protezione Civile A.N.A. Valsusa» che ha ripulito il ripiano attorno alla torre consentendone, a chiunque voglia farlo, un comodo accesso per vedere da vicino quello che è ora un monumento con oltre cinque secoli di età, e per ammirare un variegato paesaggio che abbraccia tutta la bassa Valle di Susa, da S. Ambrogio a Rivoli, con sullo sfondo le nostre belle montagne. Il primo passo è stato fatto, ed è stato importante incominciare. Secondo i dati catastali rilevati in Comune, alla sommità del rilievo dove sorge la torre, si attestano i terreni boschivi di ben 6 proprietari diversi. Della torre, invece, risulta proprietaria la Provincia Italiana della Società del Sacro Cuore, ovvero le Suore che risiedono a Villa S. Tommaso, le quali ebbero in dono l’intero patrimonio dei Carron dalla marchesa Clementina (deceduta nel 1912), ultima discendente del casato nobiliare che si esinse con la sua morte. La torre della Bicocca si può raggiungere salendo da Ferriera verso Buttigliera; al termine della prima salita, presso il colle di «Pera Mala», una strada campestre, a ridosso di alcune case recenti, si inoltra a sinistra verso i boschi e sale, in una galleria di verde, fino sul crinale da cui agevolmente si raggiunge la meta: quella torre che, posta a metà strada tra due comunità, una in alto e l’altra in basso, avrebbe dovuto essere, da sempre, un simbolo di unione e concordia tra cittadini dello stesso Comune.

     

    La Torre Bicocca di Buttigliera Alta

    A cura di Silvia BrunorigravatarChiudiAuthor: Silvia BrunoriNome: Silvia Brunori
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    Scritto il 22 aprile 2014 | Argomenti: Storia | 0 Recensioni

     
    La Torre Bicocca di Buttigliera Alta si erge per circa 13 metri su un cordone secondario della collina morenica, a 411 metri d’altitudine, tra Buttigliera e Ferriera. Essa fu probabilmente costruita nella seconda metà del ‘400, anche se la sua prima citazione in un documento scritto risale al 1619  in occasione della presa di possesso del feudo di Buttigliera da parte del conte Giovanni Carron, che ne aveva acquistato i diritti dal duca Carlo Emanuele I di Savoia. Con le altre torri e castelli della bassa Valle di Susa, come quelli di Avigliana, Villardora, Almese, Caselette e Rivoli, faceva parte di un sistema di fortificazioni collegate a vista esistente sin dal medioevo e che, nato con scopi difensivi e di avvistamento, mantenne le sue funzioni fino alle soglie dell’epoca moderna (tra gli episodi bellici che interessarono direttamente o indirettamente la valle, il più rilevante fu l’assedio di Torino del 1706).
    Come le altre fortificazioni della bassa valle, la Torre Bicocca era probabilmente utilizzata anche per segnalazioni notturne: lo testimonierebbero sia un’ordinanza del 1799 con la quale il comandante del presidio francese disponeva di provvedere al «fanale della Bicocca», sia il focolare ospitato in un’apposita struttura sulla piattaforma superiore della torre, ancora visibile in una cartolina dell’inizio del secolo scorso. Sul finire dell’Ottocento, dopo l’installazione sull’altura di San Grato in Rivoli del telegrafo ottico dell’abate Chappe, la torre fu probabilmente inserita nella linea di trasmissione Torino-Lione-Parigi.
    Sulla localita aleggiano leggende che narrano di  ossa dei cavalli che la tradizione popolare vuole che a volte emergano dal suolo lavorato non lontano dalla torre e la presen a di due località i cui toponimi dialettali gettano un’ombra inquietante su questo luogo: Pera Mala, ossia “pietra cattiva”, e Ruinaas cioè “rovinaccia”. Anche il Ponte Sanchino, U Sanchin, che supera il canale di Rivoli a valle della torre, è legato ad un racconto tra il burlesco ed il tenebroso che rievoca il brigantaggio che infestava il territorio.  

     

     

     

     

    La Torre Bicocca di Buttigliera Alta si erge per circa 13 metri su un cordone secondario della collina morenica, a 411 metri d’altitudine, tra Buttigliera e Ferriera. Essa fu probabilmente costruita nella seconda metà del ‘400, anche se la sua prima citazione in un documento scritto risale al 1619 quando «furono affisse su di essa le armi ducali», in occasione della presa di possesso del feudo di Buttigliera da parte del conte Giovanni Carron, che ne aveva acquistato i diritti dal duca Carlo Emanuele I di Savoia. Con le altre torri e castelli della bassa Valle di Susa, come quelli di Avigliana, Villardora, Almese, Caselette e Rivoli, faceva parte di un sistema di fortificazioni collegate a vista esistente sin dal medioevo e che, nato con scopi difensivi e di avvistamento, mantenne le sue funzioni fino alle soglie dell’epoca moderna (tra gli episodi bellici che interessarono direttamente o indirettamente la valle, il più rilevante fu l’assedio di Torino del 1706).
    Come le altre fortificazioni della bassa valle, la Torre Bicocca era probabilmente utilizzata anche per segnalazioni notturne: lo testimonierebbero sia un’ordinanza del 1799 con la quale il comandante del presidio francese disponeva di provvedere al «fanale della Bicocca», sia il focolare ospitato in un’apposita struttura sulla piattaforma superiore della torre, ancora visibile in una cartolina dell’inizio del secolo scorso. Sul finire dell’Ottocento, dopo l’installazione sull’altura di San Grato in Rivoli del telegrafo ottico dell’abate Chappe, la torre fu probabilmente inserita nella linea di trasmissione Torino-Lione-Parigi.
    Oggi restano, a testimoniare le vicende più oscure dei secoli passati, le ossa dei cavalli che la tradizione popolare vuole che a volte emergano dal suolo lavorato non lontano dalla torre e la presen a di due località i cui toponimi dialettali gettano un’ombra inquietante su questo luogo: Pera Mala, ossia “pietra cattiva”, e Ruinaas cioè “rovinaccia”. Anche il Ponte Sanchino, U Sanchin, che supera il canale di Rivoli a valle della torre, è legato ad un racconto tra il burlesco ed il tenebroso che rievoca il brigantaggio che infestava il territorio. Vi si narra della disavventura occorsa ad un mercante di Avigliana, Giuseppe, che, rientrando una notte verso casa, proprio nei pressi del ponte venne assalito dai banditi che lo derubarono dopo averlo malmenato.

     

     

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