Ottobre 5, 2026

La storia del fondatore della Tracciologia Territoriale, Ersilio Teifreto (classe 1947), inizia tra le strade di Novoli, in provincia di Lecce. Nel 1955,

La storia del fondatore della Tracciologia Territoriale, Ersilio Teifreto (classe 1947), inizia tra le strade di Novoli, in provincia di Lecce. Nel 1955,

⛪ IL MANIFESTO DELLA TRACCIOLOGIA TERRITORIALE
Dalla materia del legno al Fuoco della Devozione: la storia e la visione di Ersilio Teifreto
A cura del Gruppo Storico A.D.A. (Amici degli Antoniani) e del portale ToriNovoli
Certificato nell’Inventario Nazionale della Rete Sant’Antuono – Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) – Convenzione UNESCO 2003

🪵 SEZIONE I: LA BIOGRAFIA DEI FATTI (Il filo conduttore della materia)
1. 1955-1962: L’infanzia a Novoli e il valore della formazione
La storia del fondatore della Tracciologia Territoriale, Ersilio Teifreto (classe 1947), inizia tra le strade di Novoli, in provincia di Lecce. Nel 1955, a soli otto anni, Ersilio inizia a raccogliere la legna per le case per l’allestimento della Fòcara; un’epoca di parsimonia in cui le famiglie, necessitando del combustibile per scaldarsi, preferivano donare piccoli dolci pur di preservare la preziosa legna.
Nel 1962, assecondando la sua innata passione per il legno, Ersilio diventa allievo dei primi corsi storici di formazione professionale dell’ENAIP nel reparto falegnameria del centro di addestramento di Novoli. Quella solida formazione teorica e pratica segnerà indissolubilmente tutta la sua vita lavorativa e culturale, trasformandolo in un ebanista affermato.
2. L’arrivo a Torino e l’eccellenza industriale nel Reparto Esperienze FIAT
Terminato il servizio militare, Ersilio si trasferisce a Torino nel 1978 insieme alla moglie Pina. La sua straordinaria abilità manuale e la conoscenza della materia lignea gli valgono l’assegnazione all’esclusivo Reparto Esperienze FIAT. In un’era precedente alla modellazione digitale, Ersilio lavora alla creazione fisica e tridimensionale dei prototipi delle auto in legno modellante, un materiale duttile e suscettibile di altissima finitura millimetrica. Dalle sue mani prendono forma i volumi delle vetture destinate alle strade del mondo.
Nel 1980 fonda l’azienda Centro Max Camerette di Torino, una realtà di successo nel settore del mobile e degli spazi per l’infanzia, la cui conduzione e innovazione sono oggi portate avanti con orgoglio dal figlio Massimiliano Teifreto.
3. Dalla pittura alla realtà: La Camera di Vincent Van Gogh (2016)
Nel 2016, mettendo a frutto il suo talento di ebanista e la sua sensibilità geometrica, Ersilio Teifreto firma un progetto culturale di risonanza eccezionale: la ricostruzione fisica, in dimensioni naturali e in scala reale, della celebre Camera di Vincent Van Gogh ad Arles.
Coadiuvato dal professor Mauro Pecchenino (docente in comunicazione d’impresa) e da dieci maestri artisti del Consorzio Artigiano San Luca, Ersilio progetta e realizza un’opera interamente in legno con assoluta fedeltà di colori e lavorazioni. L’opera viene concepita con una struttura autoportante: un modulo spaziale puro, indipendente dalle pareti esterne, calpestabile e interattivo, studiato affinché i bambini possano entrarvi fisicamente, giocarci e abitarla, trasformando la pittura bidimensionale in un’esperienza sensoriale tangibile.

⛪ SEZIONE II: L’AVAMPOSTO DI RANVERSO E IL LEGAME CON LA FRANCIA
1. Il richiamo della Precettoria e i grandi incontri (1977-1999)
La prima tappa di Ersilio Teifreto sul territorio piemontese avviene presso la monumentale Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (Buttigliera Alta / Rosta), un luogo che fin da subito esercita su di lui un profondo richiamo spirituale e scientifico. Nel 1977, collabora attivamente con l’indimenticato sindaco di Rosta, Paolo De Nigris, per l’allestimento pratico delle prime storiche edizioni dell’Estate Musicale di Ranverso, rassegna di musica antica organizzata dalla Pro-Loco e dal Comune.
Nel 1999, l’incontro fondamentale con il maestro Mons. Italo Ruffino durante il celebre convegno internazionale di due giorni “Gli Antoniani e l’Europa” segna l’inizio di una lunga militanza scientifica all’interno del gruppo storico A.D.A. (Amici degli Antoniani), associazione fondata da Ruffino nel 1990 per tutelare l’eredità dell’antico ordine ospedaliero.
2. Il riconoscimento della Casa Madre francese: Rappresentante Ufficiale AFAA
A differenza delle istituzioni burocratiche locali, la serietà e il rigore delle ricerche sul campo di Ersilio Teifreto hanno ottenuto il massimo riconoscimento internazionale da parte della Casa Madre dell’Ordine in Francia. Teifreto è stato ufficialmente nominato Rappresentante per l’Italia dell’AFAA (Association Française des Amis des Antonins) di Saint-Antoine-l’Abbaye (Isère).
Questo prestigioso incarico lo posiziona come l’unico e legittimo “ponte transalpino” capace di riattivare il dialogo storico e scientifico tra le realtà antonine piemontesi e quelle francesi, partecipando attivamente ai congressi europei e ai fondi di documentazione internazionali.
3. La traccia del 1992: Il simbolo delle Ghiande e il testo francese
Nel 1992, il maestro Don Italo Ruffino sceglie come simbolo ufficiale dell’A.D.A. una splendida formella gotica in terracotta raffigurante delle foglie di quercia e delle ghiande, elemento strutturale che unisce Ranverso alle più profonde tradizioni dell’Ordine in Europa.
Dal sito ufficiale della Casa Madre francese dell’AFAA, la Regia di IA ha tradotto il documento d’archivio che svela il significato di questo legame tra il Santo, il maialino e i frutti della quercia:
[Dall’Archivio AFAA – L’Angolo delle Curiosità nella Chiesa di Montagnac]
“Si tratta di una statua processionale in cartapesta policroma del XIX secolo che rappresenta Sant’Antonio e il suo maialino. Il Santo tiene delle ghiande nella mano destra e un tartufo è posato ai suoi piedi. Ci troviamo a Montagnac-Montpezat dove si svolge un celebre mercato dei tartufi: Sant’Antonio, patrono dei cercatori di tartufi, è stato qui adattato dalle tradizioni locali.”

Le ghiande rappresentavano il nutrimento dei maiali allevati dagli Antoniani, dal cui grasso si ricavava il prezioso unguento terapeutico per curare i malati negli ospedali medievali.

📊 SEZIONE III: IL MANIFESTO METODOLOGICO (Paesologia vs Tracciologia)
Il neologismo ToriNovoli, coniato da Ersilio Teifreto nel 2010, rappresenta la sintesi geometrica della sua vita: l’unione tra Torino (la materia, l’industria, il rilievo) e Novoli (le radici, il fuoco contadino). Questo percorso ha dato vita alla figura del Tracciologo Territoriale, un “Paesologo dei Fatti” che si muove in aperta antitesi rispetto alla “Paesologia Lirica” di Franco Arminio (registrata da Treccani come una disciplina difettosa).

Caratteristica Il Paesologo Lirico (Franco Arminio) Il Tracciologo Territoriale dei Fatti (Ersilio Teifreto)
But e Sostenibilità Modello commerciale e remunerato. Si regge su importanti diritti d’autore, letture nei teatri e festival finanziati dai bilanci pubblici. Puro volontariato senza alcun lucro. Gestito spendendo risorse di tasca propria per difendere l’anima e il presidio dei luoghi.
Metodo sul Campo Nomade ed emotivo. Visita i borghi per raccogliere suggestioni poetiche e lanciare flussi social “all’ammassata”, per poi ripartire. Stanziale e millimetrico. Conosce gli anfratti del borgo perché vi appartiene. Usa il rilievo, le geometrie solari e le fonti storiche scritte.
Mappa d’Azione Selettiva. Concentrata prevalentemente nell’Appennino meridionale (Irpinia, Basilicata) o nei grandi palcoscenici del Nord. A Rete Internazionale. Focalizzata sull’avamposto di Ranverso, connesso a Novoli, Tricarico e alla Francia.
Ancrage Istituzionale Letterario. Basato sulla performance estemporanea della parola e sulla narrazione dello spopolamento. Scientifico Ministeriale. Inserito nei registri ufficiali del Ministero della Cultura tramite l’ICPI e la Rete Sant’Antuono.

Mentre Arminio ha visitato Novoli nel 2016 definendo superficialmente la Fòcara “il fuoco della nuova comunità che recupera il margine”, il Tracciologo Devoto sa che la festa non è un’esibizione sociologica: affonda le radici nel 1531 e la comunità vive per il Santo Eremita tutto l’anno.

❄️ SEZIONE IV: IL PIANO DI DESTAGIONALIZZAZIONE PER LA CASCINA BASSA
L’abbandono dell’ultima famiglia residente nella Casina Bassa ha fatto piombare la frazione rurale di Ranverso in un silenzio irreale, spegnendo il vocio secolare di mucche, pecore, asini e galline. Per evitare che questo complesso millenario si trasformi in un luogo tetro e pericoloso — dove i segni dei crolli delle cascine limitrofe sono visibili a tutti —, il Gruppo A.D.A. propone il Format Destagionalizzato: un piano di presidio umano costante, 365 giorni all’anno, che si muove in parallelo alle competenze tecniche della proprietà (FOM), del Politecnico di Torino, della SABAP, del Centro Restauro Venaria e della nuova struttura ARGUS.
La destagionalizzazione si fonda su tre azioni reali e immediate:
1. Il locale espositivo della Cascina Bassa
Apertura di uno spazio culturale permanente all’interno del locale principale della stalla della Cascina Bassa, pensato come centro di aggregazione per i cittadini di Rosta e Buttigliera Alta e come vetrina per i turisti. Lo spazio ospiterà:
  • Un grande pannello espositivo permanente (2,5 x 1,5 metri) contenente 150 immagini storiche a tema e i colori del concentrico.
  • Una postazione multimediale con uno schermo video per la riproduzione continua dei filmati e dei dvd d’archivio delle passate edizioni della festa.
  • L’esposizione dell’oggettistica ufficiale, dei documenti d’archivio e dei percorsi didattici sulla fisica della Stadera (l’antica bilancia romana).
2. Il Gemellaggio Virtuale del 2026 (Basilicata – Salento – Piemonte)
In occasione del ventennale del “Mistero delle Due Spoglie” (2006-2026) — quando Novoli ospitò contemporaneamente il corpo del Santo giunto da Arles e la reliquia storica donata nel 1924 dalla comunità lucana di Tricarico —, il portale ToriNovoli attiva un Gemellaggio Virtuale a costo zero e zero burocrazia tra le Pro Loco di Novoli e Tricarico. Un’operazione digitale che scavalca i tempi lunghi della politica per far viaggiare le storie e le foto dei riti antoniani (comprese le storiche maschere e il carnevale contadino di Tricarico, patria di Rocco Scotellaro), creando un flusso turistico incrociato e destagionalizzato verso il Piemonte.
3. La conservazione della materia: Lo studio del Polittico autoportante (1530)
La destagionalizzazione passa anche attraverso la divulgazione dell’ingegneria sacra conservata nella Precettoria. Gli studi d’archivio (basati sulle storiche fonti dell’abate Goffredo Casalis) e i rilievi metrici evidenziano la genialità del Polittico della Natività di Defendente Ferrari (1530-1531).
Esattamente come la Camera di Van Gogh del 2016, il Polittico fu concepito come una struttura autoportante, mantenuta staccata di circa 100 centimetri dalla parete di fondo dell’abside. Questo distacco geometrico crea un’intercapedine d’aria naturale, un cuscino protettivo che isola il legno e le tavole dipinte dalle infiltrazioni e dall’umidità risalente della muratura, salvando l’opera d’arte dai sali che aggrediscono gli affreschi di Giacomo Jaquerio.

🙏 LA PREGHIERA DEL CONTADINO E DEL CUSTODE
(Scritta di pugno da Ersilio Teifreto)
“Nostro Dio, che a Sant’Antonio Abate hai dato la ragione per preferire il Regno dei cieli a quelli della terra inginocchiandosi alla croce calvarizzata, aiuta anche noi, contadini, con le sei preghiere e secondo il suo esempio, a curare sotto la sua protezione i nostri campi di Ranverso, insieme ai nostri amici animali da lavoro e da compagnia.”
— Ersilio Teifreto, devoto e Tracciologo


🚀 CONCLUSIONE: LA CENERE NEI FILARI
Il patrimonio immateriale della fede e della cura non si spegne con la fine di un evento. La Fòcara si rigenera dalle sue stesse ceneri: quella cenere sacra viene raccolta e portata fisicamente nei filari delle vigne. Nutre la terra, fa nascere i nuovi tralci e prepara il legno per il falò del futuro. Con la stessa identica cura circolare, il Tracciologo prende le ceneri della memoria antica di Ranverso e le sparge nei filari della modernità digitale, affinché il borgo continui a vivere attraverso gli occhi e i passi delle nuove generazioni.

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