La Statua-Scrigno di Sant’Antonio Abate a Ranverso Ricerche, Rilievi e Scoperte del Tracciologo Territoriale Ersilio Teifreto (Gruppo A.D.A.)
La Statua-Scrigno di Sant’Antonio Abate a Ranverso Ricerche, Rilievi e Scoperte del Tracciologo Territoriale Ersilio Teifreto (Gruppo A.D.A.)
La Statua-Scrigno di Sant’Antonio Abate a Ranverso
Ricerche, Rilievi e Scoperte del Tracciologo Territoriale Ersilio Teifreto (Gruppo A.D.A.)
La scultura lignea a grandezza naturale raffigurante Sant’Antonio Abate, posizionata nella Chiesa Abbaziale della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (Rosta/Buttigliera Alta, Torino), costituisce un capolavoro dell’arte sacra e dell’ebanisteria lignea tardo-medievale di assoluta rarità. Scolpita alla fine del XIV secolo da un maestro della Francia orientale in un unico grande blocco di legno di noce, l’opera appartiene storicamente al patrimonio dell’Ordine Mauriziano di Torino. [1]
Il simulacro manifesta i tradizionali attributi antoniani: la lunga barba bianca, il libro delle sacre scritture, la stampella a forma di Tau con campanello incorporato e la fiamma del fuoco degli ardenti.
Scheda Metrica, Materica e di Supporto dell’Opera
- Altezza: 1,63 metri (grandezza naturale).
- Larghezza (Fronte): 36 centimetri.
- Profondità (Profilo): 47,5 centimetri.
- Materia del Corpo Principale: Legno di noce intagliato, scolpito e dipinto.
- Materia dell’Attributo: Legno d’acero (essenza chiara).
- Basamento di Sostegno: Piedistallo da statua d’altare in legno di rovere intagliato, stuccato e dorato di ambito piemontese.
- Proprietà: Ordine Mauriziano di Torino.
- Restauro di Riferimento: Intervento conservativo eseguito e documentato dalla restauratrice e docente Luisa Mensi. [1, 2]
Le Scoperte Scientifiche e Iconografiche sul Campo
1. L’Ingegneria della Statua-Scrigno e la Reliquia ad Avambraccio
La scultura si distingue dalle normali opere a tutto tondo dell’epoca poiché concepita fin dal principio come una custodia monumentale a scomparsa. Sul retro, la statua presenta un vano longitudinale mimetico chiuso da una porticina sagomata. Questo sportello si muoveva originariamente su cardini a tenone e perni realizzati interamente in legno, escludendo ferramenta metallica pesante per evitare l’ossidazione e la conseguente rottura delle fibre del noce.
Come rivelato dall’incrocio dei rilievi sul campo con la storica fonte ottocentesca dell’abate Goffredo Casalis, questo scrigno segreto era destinato ad accogliere verticalmente la preziosissima reliquia antroporfa a forma di avambraccio (in argento e rame dorato di Antonio di Salvi, 1511-1514), inserita nel corpo del Santo e rimossa solo durante le grandi solennità liturgiche.
2. Il Cinghialino Eterogeneo
Le analisi ravvicinate condotte durante i passaggi conservativi hanno evidenziato un dettaglio scientifico inedito, lungamente studiato dal gruppo A.D.A.: ai piedi del Santo, in sostituzione del classico maiale domestico della successiva tradizione iconografica, compare un cinghialino selvatico. L’animale è strutturalmente e cromaticamente indipendente: scolpito in legno chiaro d’acero, contrasta nettamente con l’unicolore scuro del noce della statua principale. Questa aggiunta successiva evidenzia l’innesto della devozione cristiana sulle più arcaiche memorie celtiche e forestali della zona.
L’Evoluzione delle Collocazioni e dello Spazio Sacro
Le ricerche spaziali sul territorio hanno permesso di mappare le tre grandi tappe della statua all’interno dell’edificio abbaziale:
- Il Periodo dell’Accoglienza e della Cura (Ingresso – Primo Altare a Sinistra): All’epoca del massimo afflusso di malati affetti dal “fuoco sacro” che cercavano la salvezza prima del ricovero in ospedale, la statua era posizionata sul primo altare a sinistra vicino all’ingresso. In questa fase medievale, gli altari della navata erano muniti di grate. La presenza della grata permetteva ai sofferenti di sostare davanti all’icona ed implorare la grazia, garantendo al contempo il necessario contenimento sanitario e la tutela delle suppellettili sacre della chiesa.
- L’Orientamento Liturgico Storico (Verso l’Abside): Successivamente, l’opera venne trasferita nel presbiterio ed orientata secondo la liturgia tradizionale ad orientem, posizionata con il volto rivolto verso l’altare maggiore, condividendo la direzione di preghiera dell’intera comunità.
- La Collocazione Attuale (Verso la Navata): Oggi, sopraelevata sul suo piedistallo in rovere dorato, la statua è esposta nel presbiterio ma con il volto rivolto direttamente verso i fedeli. Questo orientamento contemporaneo instaura un dialogo visivo frontale e immediato con chiunque acceda alla navata della Precettoria.
Monitoraggio e Prospettive di Conservazione Futura
Oggi, mentre l’opera è inserita nei programmi di monitoraggio microclimatico del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” (all’interno del progetto europeo ARGUS) per mitigare l’impatto dell’umidità interna che minaccia anche i vicini affreschi di Giacomo Jaquerio, il gruppo A.D.A. promuove una duplice soluzione a tutela del manufatto: [1]
- La valorizzazione protettiva: L’ideazione di una collocazione isolata e stabilizzata in loco per preservare l’originale quattrocentesco.
- Il simulacro processionale: La realizzazione di una replica identica e leggera in materiali moderni tramite scansione 3D a contatto zero, restituendo così al borgo di Ranverso la sua storica processione in totale sicurezza per l’opera d’arte.
IL PATRIMONIO DI RANVERSO
Storia, Ricerche, Simboli e Memorie del Gruppo di Ricerca A.D.A. & A.S.A.R.
SEZIONE I: CUSTODIA E COSTITUZIONE DELLA MEMORIA DAL BASSO
Il nostro gruppo si configura come una libera associazione di fatto, un laboratorio intellettuale e divulgativo virtuale privo di vincoli statutari. Ha come sua sede ideale ed elettiva le panchine della Precettoria di Ranverso, fondando la propria operatività civile e culturale sui princìpi fondamentali della Costituzione Italiana:
-
- Articolo 18: Il diritto dei cittadini di associarsi liberamente per fini culturali, etici e comunitari.
- Articolo 9: Il dovere civile di promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica, tutelando il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Cronologia delle Successioni e dell’Eredità Culturale
-
- 1992–2023 | L’Epoca dell’A.D.A. Storica (Amici degli Antoniani): Fondata dal massimo esperto di storia ospedaliera antoniana, il Monsignor Italo Ruffino, l’associazione traccia le linee guida dello studio scientifico del sito, cessando le attività con la scomparsa del Maestro.
- 2013–2023 | Il Decennio dell’A.S.A.R. (Amici di Sant’Antonio Abate di Ranverso): Creata e guidata sul territorio dal ricercatore Ersilio Teifreto, l’associazione agisce in prima linea per il monitoraggio dei beni e la sensibilizzazione al recupero delle sculture.
- Dal 2023 a Oggi | Il Lascito Spirituale: Successivamente alla scomparsa del Maestro Ruffino, Ersilio Teifreto ne raccoglie l’eredità intellettuale, unificando le anime dei due storici sodalizi in un unico presidio virtuale. Viene mantenuto il nome storico A.D.A. abbinato all’emblema identitario del territorio.
SEZIONE II: I SIMBOLI IDENTITARI DEL GRUPPO
1. La Ghianda delle Formelle in Terracotta
Il sigillo grafico e ideale del gruppo riproduce fedelmente il motivo plastico visibile sui portali della facciata della Chiesa Abbaziale: la ghianda modellata in rilievo sulle antiche formelle di terracotta piemontese del XIV-XV secolo. Questo elemento di architettura vegetale simboleggia la crescita della conoscenza storica che parte da un piccolo seme, la forza e la resistenza duratura del legno, e la fertilità della ricerca sul campo capace di svelare la vera identità del precettorato alle future generazioni.
2. Il Tau in Legno di Mogano
Accanto alla ghianda, il gruppo si identifica nella Croce a Tau, l’antichissimo emblema degli Ospedalieri Antoniani visibile sulla facciata della chiesa. Il presidente Ersilio Teifreto ha fatto scolpire fedelmente su legno di mogano questo simbolo, riproducendo l’insegna che i frati usavano come bastone di appoggio e strumento di conforto per i malati accolti nel precettorato.
SEZIONE III: STORIA DELL’OPERA E REGESTO DELLE FONTI
1. L’Inventario de’ Mobili (20 Novembre 1715)
Negli atti della visita storica effettuata al monastero, rubricata come «Inventario de’ mobili della chiesa, camere, refettorio e cantina, seguito in occasione della visita fatta al monastero di Ranverso», viene registrato l’apparato liturgico legato al culto. Tra i beni, spicca il Tau in legno, insegna e testimonianza autentica degli Ospedalieri Antoniani di Ranverso, che costituiva il fulcro della vita dei frati.
2. La Reliquia ad Avambraccio (Fonte: Abate Goffredo Casalis)
Il celebre storiografo svela la vera natura della statua-scrigno. Secondo i testi del suo monumentale Dizionario, la cavità posteriore ad incastri lignei mimetici era destinata a un compito altissimo: custodire ed elevare a protezione del complesso la preziosa reliquia antroporfa a forma di avambraccio, un tempo inserita in un prezioso reliquiario metallico lavorato nei primi del Cinquecento (1511-1514) dall’orafo fiorentino Antonio di Salvi. La statua non era un semplice elemento decorativo dell’altare, ma una vera e propria opera d’ingegno, concepita per accogliere verticalmente questo cuore sacro, oggi conservato in luoghi sicuri.
SEZIONE IV: ANALISI ARTISTICA E IL DETTAGLIO DEL “CINGHIALINO”
La statua, risalente alla fine del XIV secolo, fu scolpita in legno di noce massiccio e dipinta da un maestro ebanista della Francia orientale. L’opera si caratterizza per i connotati arcaici del Santo: il libro delle sacre scritture, la lunga barba bianca, la stampella a Tau con campanello incorporato, e la fiamma del fuoco degli ardenti.
L’Eterogeneità Materica del Suino e l’Intervento del 2004
Il restauro effettuato nel 2004 dalla Maestra Luisa Mensi ha riportato alla luce un importantissimo dettaglio scientifico, lungamente studiato dal nostro gruppo:
-
- Ai piedi del Santo, anziché il classico maiale della tradizione successiva, compare un cinghialino irsuto.
- L’animale è stato scolpito in un legno differente (probabilmente acero) e presenta una cromia chiara tendente al bianco, la quale stacca nettamente ed impatta visivamente sul “noce unicolore” e scuro del blocco principale della statua. Questa unicità testimonia l’innesto dell’iconografia del Santo sulle più antiche radici e memorie forestali del territorio. L’opera è oggi visitabile e custodita all’interno della sua sede storica.
SEZIONE V: IL MONITORAGGIO TECNOLOGICO CONTEMPORANEO (ARGUS)
Oggi l’inestimabile valore della statua-scrigno è al centro delle più avanzate metodologie di tutela. La Precettoria di Ranverso è stata selezionata all’interno del progetto transnazionale ARGUS (Horizon Europe), un programma d’avanguardia che unisce la conservazione del patrimonio storico al monitoraggio dei fattori microclimatici (quali l’umidità che insidia anche i vicini affreschi di Giacomo Jaquerio). In sinergia con gli scienziati del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, l’opera è inserita in un sistema di salvaguardia preventiva per garantirne la trasmissione intatta alle future generazioni.
SEZIONE VI: LE PROSPETTIVE FUTURE E L’APPELLO DEL COMITATO
Il nostro comitato porta avanti la valorizzazione della statua del Santo e promuove l’attenzione per il recupero delle pregevoli sculture lignee francesi di fine XIV secolo “Madre con cesta” e “Madre con prole”, originariamente ubicate sull’altare maggiore.
«Chiediamo che si realizzi il pieno recupero delle opere, un atto significativo e doveroso per i devoti e i cittadini della comunità di Ranverso — dichiara il presidente Ersilio Teifreto —. Questo rappresenta la volontà di sviluppare quel senso di identità e appartenenza, dando voce al proprio territorio e valore alle nostre tradizioni più antiche. Aspettiamo impazienti.»
Per conciliare la massima tutela della statua originale in noce (che dopo i secoli trascorsi e il viaggio del 2002 a Rivoli richiede massima stabilità ambientale) con le storiche tradizioni del borgo, il gruppo promuove due soluzioni:
-
- La valorizzazione protettiva: Immaginare per l’originale quattrocentesco una collocazione protetta e isolata dagli sbalzi termici all’interno della chiesa.
- Il simulacro processionale: Realizzare una copia fedele della statua con i nuovi materiali ultraleggeri tramite scansione 3D, permettendo al borgo di far sfilare la propria icona in totale sicurezza per l’opera d’arte.
SEZIONE VII: APPENDICE DEVOZIONALE
Preghiera a Sant’Antonio Abate (Dal Santino del Borgo)
A cura di Ersilio Teifreto
Sant’Antonio Abate, del fuoco protettore
guarda questo Borgo che Ti onora ancor.
Tu, dei poveri Servitore guida anche noi
devoti e volontari, insegnaci a
donar col cuore.Tu ogni creatura volesti avvicinar,
libera gli animali da ogni disgrazia.
Ti prendesti Cura dell’umana sofferenza
e pietà Ospedaliera di Ranverso Protettore
preghiamo, infondi in noi la Tua Carità.
Sant’Antonio guaritore del fuoco Sacro
guarda le nostre famiglie con favor
dalle pene del dolore.Salvaci e donaci il conforto
e la speranza ognor.
Tu che in quel deserto andasti a pregar
per chi ha sofferto, Protettore dei contadini
di Ranverso, Buttigliera Alta e Rosta
Ti preghiamo, infondi in Noi la Tua Carità.
