Settembre 11, 2026

La Rinascita del Polittico di Ranverso: Storia, Struttura e Ricomposizione Filologica Ersilio Teifreto . Il Presbiterio Poligonale e l’Opera Monumentale

La Rinascita del Polittico di Ranverso: Storia, Struttura e Ricomposizione Filologica Ersilio Teifreto . Il Presbiterio Poligonale e l’Opera Monumentale

La Rinascita del Polittico di Ranverso: Storia, Struttura e Ricomposizione Filologica
1. Il Presbiterio Poligonale e l’Opera Monumentale
Il presbiterio poligonale della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (Buttigliera Alta, Torino) fu concepito alla fine del XV secolo su precisa volontà del committente, il colto abate Jean de Montchenu (Jean de Montchenu II). Questo monumentale spazio absidale gotico era stato espressamente progettato e calcolato per accogliere un’opera grandiosa che potesse dialogare con le geometrie architettoniche della chiesa, le finestre e i rosoni.
Nel 1531, quel vuoto fu colmato dal grandioso Polittico della Natività dipinto da Defendente Ferrari, offerto come ex-voto solenne dalla Città di Moncalieri per la salvezza dalla peste. L’opera è un capolavoro di ingegneria ebanistica rinascimentale: un’ancona componibile e assemblata direttamente sul posto, dotata di una struttura autoportante in grado di reggere i pannelli principali e le grandi ante mobili esterne.
2. Cronologia Storica della Tutela e il Passaggio del Testimone (1886)
Nel corso dell’Ottocento, la stabilità e la memoria visiva del polittico corsero un gravissimo pericolo, evitato solo grazie alla mobilitazione d’emergenza delle più alte personalità della cultura e della tutela piemontese dell’epoca:
    • L’SOS Strutturale (1886): A causa dello scollamento delle ante per un delicato restauro e dell’allestimento di ponteggi provvisori, il baricentro dell’opera autoportante subì un repentino sbilanciamento. Sebbene i pannelli dipinti fossero realizzati in legni teneri e leggeri (come il pioppo o l’abete), l’effetto leva impresso dalle grandi ante mobili alterò l’asse statico di carico, minacciando un imminente collasso strutturale in avanti dell’intera ancona.
    • Il Salvataggio di d’Andrade: Allertato d’urgenza, l’architetto Alfredo d’Andrade (Direttore dell’Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti) intervenne tempestivamente progettando e realizzando una possente impalcatura di sostegno in legno nel retro dell’altare, mettendo in sicurezza definitiva la struttura.
    • La Commissione Storica e lo Scatto Irripetibile: Per documentare il cantiere d’emergenza e lo stato delle ante monocrome (l’Annunciazione e le scene sacre) in quel momento scollocate e disallineate sul pavimento, d’Andrade convocò a Ranverso l’amico e fotografo Secondo Pia, che giunse in calesse con la sua ingombrante attrezzatura a soffietto. Insieme a loro, sul posto erano presenti illustri studiosi e funzionari dello Stato: il conte Carlo Arpesani, lo statista Paolo Boselli e il celebre storico dell’arte Alessandro Baudi di Vesme.
    • La Promessa Tecnologica: Davanti a quelle ante rimosse, l’intera commissione approvò una volontà visionaria: conservare quella documentazione fotografica affinché, non appena la tecnologia lo avesse permesso in futuro, potesse essere utilizzata per effettuare la Ricomposizione virtuale del Polittico con le ante chiuse.
    • Il Blocco Permanente: Terminati i lavori dell’Ottocento, le ante furono rimontate e l’opera rimase sempre aperta. L’impalcatura lignea di d’Andrade rimase fissa nel retro, occupando interamente lo strettissimo spazio absidale. Questo impedisce ancora oggi qualsiasi ripresa posteriore, escludendo persino l’uso di moderni droni: lo scatto di Secondo Pia del 1886 rimase così un documento unico e irripetibile.
    • 1898 (Il Volto della Sindone): Pochi anni dopo l’esperienza di Ranverso, Secondo Pia passò alla storia mondiale eseguendo la celebre prima fotografia ostensionale della Sindone, rivelandone i dettagli anatomici attraverso il negativo fotografico.

3. Analisi Ebanistica e Valutazione dei Pesi
Dal punto di vista ebanistico, lo studio condotto sul polittico ne evidenzia le straordinarie proprietà meccaniche. Essendo una struttura concepita per essere montata a moduli, l’uso di essenze lignee a bassa densità era fondamentale per preservare i cardini e le giunzioni in ferro battuto.
Una valutazione complessiva della materia lignea e delle cornici d’ancona fissa il peso totale del Polittico tra i 150 e i 180 chilogrammi. Questo peso contenuto, ma distribuito su un’altezza monumentale e proiettato in avanti durante la rotazione delle ante, spiega l’estrema sensibilità statica che generò l’SOS strutturale affrontato da d’Andrade nel 1886.
4. Il Restauro Moderno a Venaria e la Ricomposizione Digitale
In epoca contemporanea, l’opera ha beneficiato delle più avanzate tecnologie di conservazione grazie all’intervento dei restauratori del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. I restauratori di Venaria hanno eseguito un magistrale lavoro di pulitura e consolidamento scientifico, analizzando le superfici pittoriche di Defendente Ferrari e stabilizzando definitivamente la complessa carpenteria lignea ad incastro.
Raccogliendo il testimone centenario lasciato dalla commissione del 1886, il ricercatore ed ebanista Ersilio Teifreto ha rintracciato le storiche lastre fotografiche originali di Secondo Pia presso il Mercato del Balon di Torino. Verificando al millimetro tramite rilievi laser le proporzioni del presbiterio poligonale di Jean de Montchenu, l’altezza, la larghezza, le distanze murarie e l’orientamento della luce solare rispetto a rosoni e finestre, Teifreto ha eseguito la Ricomposizione virtuale del Polittico con le ante chiuse.
Questo progetto scientifico e digitale restituisce finalmente ai visitatori la duplice veste dell’opera (aperta e chiusa), compiendo la promessa di tutela integrata formulata centocinquanta anni prima da d’Andrade, Secondo Pia e dai loro illustri colleghi.

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