La Fòcara di Novoli e la Visione Ancestrale di Pietrangelo Buttafuoco
La Fòcara di Novoli e la Visione Ancestrale di Pietrangelo Buttafuoco
La Fòcara di Novoli e la Visione Ancestrale di Pietrangelo Buttafuoco
La Fòcara di Novoli non è una semplice manifestazione folkloristica, né un festival a uso e consumo del turismo di massa. Nella visione e nel racconto dello scrittore e intellettuale Pietrangelo Buttafuoco, questo gigantesco falò eretto in onore di Sant’Antonio Abate rappresenta uno degli ultimi grandi riti ancestrali e spirituali superstiti nel cuore del Mediterraneo.
Buttafuoco, che ha partecipato attivamente alle rassegne culturali e ai momenti di riflessione legati alla festa novolese, legge la Fòcara come un ponte teso tra il mito arcaico e la devozione cristiana. Al centro di questo rito c’è la materia prima: decine di migliaia di fascine di tralci di vite (le “sagne”), potate dai vigneti del Salento e accatastate con una perizia ingegneristica millenaria fino a formare una pira monumentale. Per Buttafuoco, questo non è solo legno destinato a bruciare, ma il simbolo stesso del lavoro della terra, del sudore dell’uomo e di un ciclo agrario che si rinnova.
Quando il fuoco divampa nella notte di Novoli, non si assiste a un mero spettacolo pirotecnico, ma a una vera e propria funzione originaria di purificazione e rigenerazione. Le fiamme che squarciano il buio invernale simboleggiano la distruzione del vecchio e la nascita del nuovo, una sfida aperta alla dittatura del presente e alla modernità desacralizzata.
Nelle parole di Buttafuoco, la Fòcara diventa così l’archetipo di una comunità che resiste, che si stringe attorno al sacro e che rivendica la propria identità viscerale. È la testimonianza che nel Sud del mondo il fuoco possiede ancora una voce divina, capace di parlare un linguaggio universale che unisce l’uomo alla terra, al cielo e alla propria storia.
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