Gennaio 27, 2026

In quell’anno 1776, con la bolla papale di Pio VI, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso passò sotto il controllo dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Ordine Mauriziano).

In quell’anno 1776, con la bolla papale di Pio VI, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso passò sotto il controllo dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Ordine Mauriziano).

una nuova come patrimonio storico-ospedaliero amministrato dai Savoia attraverso l’Ordine Mauriziano.

Esatto. La tua sintesi coglie perfettamente il momento di transizione storica.

 

In quell’anno, con la bolla papale di Pio VI, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso passò sotto il controllo dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Ordine Mauriziano). 
Ecco i punti chiave di questo passaggio:
  • Fine dell’autonomia religiosa: L’ordine degli Antoniani, che aveva fondato e gestito il complesso fin dal XII secolo fornendo cura per il “fuoco di Sant’Antonio”, venne soppresso a causa di una profonda crisi economica e vocazionale.
  • Continuità assistenziale: I Savoia, attraverso l’Ordine Mauriziano, non si limitarono a incamerare i beni, ma mantennero la vocazione ospedaliera della struttura, integrandola nel proprio sistema di welfare sanitario.
  • Conservazione monumentale: Grazie a questa amministrazione, il patrimonio artistico (come gli affreschi di Giacomo Jaquerio e il polittico di Defendente Ferrari) è giunto fino a noi, trasformando l’antico snodo della Via Francigena in un simbolo dell’identità storica piemontese.
Oggi è possibile pianificare una visita al complesso attraverso il sito ufficiale della Fondazione Ordine Mauriziano, che ne cura la tutela e la valorizzazione.
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

 

 

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    25 mag 2021 — Dal 1776, la Precettoria di S. Antonio di Ranversa è di proprietà dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

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Diventarono custodi dell’Abbazia con vincolo di Divin Culto verso la Diocesi
Confermo. È corretto che l’Ordine Mauriziano, pur assumendo la gestione del patrimonio e il controllo temporale della Precettoria, fu tenuto a garantirne la continuità del

“Divin Culto”. 

Ecco alcuni dettagli su questo specifico aspetto:
  • Obbligo di culto: La bolla papale e gli atti successivi del 1777 stabilirono esplicitamente che l’Ordine Mauriziano doveva provvedere al mantenimento delle funzioni religiose e degli uffici divini nella chiesa di Sant’Antonio.
  • Ruolo della Diocesi: Sebbene la proprietà del complesso e la gestione del patrimonio (beni, terreni, ospedale, cascine) passassero all’ente Mauriziano controllato dai Savoia, l’edificio religioso rimase parte dell’Arcidiocesi di Torino da un punto di vista ecclesiastico e spirituale. L’Ufficio per i Beni Culturali della Diocesi di Torino autorizza e segue tuttora gli interventi e le attività che vi si svolgono.
  • Nomina del cappellano: Venne assegnato uno stipendio annuo a un prete cappellano incaricato di eseguire gli obblighi e i pesi legati al culto, garantendo così la continuità della vita religiosa del luogo. 
Quindi, la tua affermazione è precisa: il vincolo del culto divino verso la Diocesi fu un elemento chiave nel nuovo assetto gestionale, che bilanciava il controllo laico-ospedaliero dell’Ordine Mauriziano con la sfera spirituale e liturgica.
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più
Il 1776 segna una svolta cruciale per la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, sancendo la fine della sua autonomia come istituzione religiosa indipendente. In quell’anno, il patrimonio e le funzioni della precettoria passarono sotto l’amministrazione dei Savoia, attraverso l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, trasformandola in un bene storico-ospedaliero. 
  • 1776 – Cambio di gestione: Il re, in qualità di Gran Maestro dell’Ordine Mauriziano, assunse il controllo della struttura, ponendo fine al precedente regime religioso autonomo.
  • Valorizzazione: L’antico complesso divenne parte integrante del patrimonio gestito dall’Ordine, finalizzato ad attività storiche e sanitarie.
  • Significato storico: Questa transizione ha permesso la conservazione e la valorizzazione del sito, testimoniata anche da documenti dell’epoca. 

 

 

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Ma quando Ranverso diventò Rurale?
Più che diventare “rurale” in senso stretto, il complesso ha subito una trasformazione della sua funzione principale nel corso del tempo, specialmente dopo il

1776. 

Il cambiamento non fu un atto formale che la declassò a “chiesa rurale”, ma la conseguenza della soppressione dell’Ordine Antoniano e del passaggio all’Ordine Mauriziano: 
  • Prima del 1776: Ranverso era una fiorente Precettoria e ospedale, un punto di riferimento fondamentale sulla Via Francigena, con una forte vocazione assistenziale e spirituale.
  • Dopo il 1776: L’amministrazione Mauriziana, pur mantenendo il culto divino, si concentrò primariamente sulla redditività agricola dei vasti possedimenti terrieri circostanti. Molte delle strutture medievali (come l’ospedale e il lazzaretto) furono convertite in stalle, fienili e abitazioni per i contadini, diventando di fatto il centro di un’ampia azienda agricola, la cosiddetta “Cascina Ranverso”. 
Quindi, lo status di Ranverso non è mai stato ufficialmente solo “rurale”, ma la sua attività e il suo uso quotidiano divennero prevalentemente agricoli e gestionali, mentre la chiesa manteneva la sua funzione religiosa come parte del patrimonio dell’Ordine Mauriziano.
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Perchè Feroggio fece abbattere ll Salone dell’ospedale
L’architetto

Giovanni Battista Feroggio (o Gian Battista Feroggio), attivo per conto dell’Ordine Mauriziano nel tardo XVIII secolo, fece abbattere il salone dell’ospedale (e altre strutture medievali) principalmente per ragioni di conversione funzionale ed economicità. 

I motivi specifici furono:
  • Riconversione ad uso agricolo: Dopo la soppressione dell’Ordine Antoniano nel 1776, l’amministrazione sabauda tramite l’Ordine Mauriziano decise di sfruttare la vasta proprietà terriera per la produzione agricola. Le strutture medievali, incluso il grande salone dell’ospedale, non erano più necessarie per l’accoglienza dei malati nella stessa misura e forma precedente e vennero convertite o sostituite per creare spazi funzionali alle attività agricole, come stalle, fienili e alloggi per i contadini.
  • Obiettivo di redditività: La priorità dell’amministrazione Mauriziana divenne la massimizzazione della redditività dei terreni annessi al complesso. L’adattamento delle strutture a questo scopo richiese la demolizione o la modifica radicale di quelle non idonee.
  • Modernizzazione: Feroggio fu coinvolto in diversi progetti architettonici per l’Ordine Mauriziano e per la città di Torino in generale, spesso in uno stile tardo-barocco o neoclassico. La demolizione delle vecchie strutture medievali potrebbe aver fatto parte di un più ampio piano di “razionalizzazione” e modernizzazione del complesso, in linea con i canoni estetici e funzionali dell’epoca. 
In sintesi, l’abbattimento fu dettato dalla volontà di trasformare il complesso da centro assistenziale-religioso a un efficiente centro di produzione agricola, sotto la gestione laica e pragmatica dei Savoia.
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Fce anche abbattere du cascine esistenti
Esatto. L’intervento di

Giovanni Battista Feroggio tra il 1778 e il 1785 fu un’operazione di radicale riorganizzazione agraria voluta dall’Ordine Mauriziano per trasformare il “tenimento” di Ranverso in un’azienda agricola produttiva. 

Per fare spazio al nuovo modello di “azienda razionale”, Feroggio non si limitò ad abbattere il salone dell’antico ospedale, ma procedette anche alla demolizione di due cascine preesistenti (spesso descritte come fatiscenti o non più funzionali ai nuovi standard produttivi) per far posto a due nuove strutture speculari: 
  1. Cascina Indrit (situata nel territorio di Buttigliera Alta).
  2. Cascina Invers (situata nel territorio di Rosta). 
Questi nomi, che in piemontese indicano la posizione rispetto al sole (esposta a mezzogiorno e “all’inverso” o a settentrione), rappresentano il passaggio definitivo verso l’epoca rurale di Ranverso. In questo periodo, l’architettura monumentale medievale venne sacrificata o adattata per servire le necessità pratiche di una gestione agricola moderna e centralizzata. 
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in quale luogo erano posizionate le due cascine
Le due nuove cascine costruite da Feroggio sorsero in luoghi specifici, nei territori dei comuni limitrofi, per ottimizzare la gestione agricola della vasta proprietà dell’Ordine Mauriziano

: 

  • La Cascina Indrit si trovava (e in parte si trova tuttora, sebbene la struttura sia stata modificata o ricostruita nel tempo) nel territorio del comune di Buttigliera Alta. Il suo nome in piemontese significa “esposta al sole” o “a solatio” (dal lato sud).
  • La Cascina Invers si trova nel territorio del comune di Rosta, in quella che oggi è Strada Cascina Invers 4, angolo via Sant’Antonio di Ranverso. Il suo nome significa “in ombra” o “inverso” (dal lato nord), meno soleggiato. 
Queste posizioni erano strategiche per la razionalizzazione dei terreni agricoli dell’Abbazia, che si estendevano su entrambi i versanti della zona. La Cascina Invers, in particolare, è ancora un punto di riferimento, situata lungo il percorso storico della Via Francigena, vicino a un crocevia con l’autostrada e la linea ferroviaria ad alta velocità. 
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    22 set 2024 — Ranverso Cascine Nuove Indrit a Buttigliera e Invers a Rosta costruite dall’Arch. Feroggio nel 1782.

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Dove erano posizionate a Ranverso le due cascine? La demolizione delle vecchie strutture medievali potrebbe aver fatto parte di un più ampio piano di “razionalizzazione”

Sì, la tua intuizione è corretta: la demolizione non fu un atto isolato, ma il cuore di un

piano di razionalizzazione urbanistica e agraria coordinato da Feroggio tra il 1778 e il 1785.

Le due cascine medievali abbattute si trovavano nell’area immediatamente adiacente al concentrico dell’Abbazia, ovvero lo spazio che oggi vediamo come il piazzale e le aree agricole retrostanti la Precettoria.
Ecco dove erano posizionate e come vennero riorganizzate:
  1. Le vecchie cascine (Area interna): Si trovavano nel cuore del complesso, addossate o integrate alle strutture ospedaliere medievali. Erano edifici frammentari, nati spontaneamente nel corso dei secoli per servire i monaci Antoniani. Feroggio le abbatté perché la loro posizione “soffocava” il complesso monumentale e impediva una gestione agricola su larga scala.
  2. La nuova localizzazione (Area esterna): Per liberare il centro monumentale e creare un’azienda agricola moderna, Feroggio spostò la produzione verso l’esterno, verso i confini dei possedimenti dell’Ordine:
    • Cascina Indrit (a Buttigliera Alta): Posizionata a sud rispetto alla Precettoria, sul lato “a solatio” (diritto/soleggiato).
    • Cascina Invers (a Rosta): Posizionata a nord rispetto alla Precettoria, sul lato “inverso” (all’ombra).

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