IL PREBITERIO POLIGONALE VUTO PER 60 anni poi nel 1531 arrivò il Polittico
IL PREBITERIO POLIGONALE VUTO PER 60 anni poi nel 1531 arrivò il Polittico
Ranverso Non sono stati forniti dettagli specifici riguardo la posizione di un polittico nel presbiterio poligonale costruito da JEAN DE mONTCHENU PRIME DEL 1531
Sant’Antonio di Ranverso sono ben documentati nelle fonti storiche e artistiche.
- Assenza iniziale: Per circa sessant’anni dalla costruzione del nuovo presbiterio, l’area rimase priva del polittico, apparendo “grigia e spoglia” fino al suo arrivo nel 1531.
- Funzione scenografica: L’opera fu progettata come una grande “macchina d’altare” dotata di una capsa (cassa di legno) con ante richiudibili, tipica dell’influenza nordica, per essere mostrata solo durante le festività solenni.
- Donazione: Non fu commissionato da Montchenu, ma dalla Comunità di Moncalieri come ex-voto per la liberazione dalla peste.
- Integrazione architettonica: Il polittico riempì il “vuoto” del presbiterio poligonale, diventando il fulcro visivo della chiesa, che fino ad allora traeva la sua decorazione principale dagli affreschi di Giacomo Jaquerio sulle pareti laterali.
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Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso – Città e Cattedrali
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Città e Cattedrali
Jean de Montchenu alla fine del XV secolo (circa 1470), rappresenta effettivamente una fase architettonica successiva a quella di Giacomo Jaquerio.
- Sfasamento temporale: Giacomo Jaquerio operò a Ranverso nel primo quarto del XV secolo (intorno al 1430), decorando la sacrestia e il precedente assetto del presbiterio. Quando Montchenu fece costruire l’attuale abside poligonale a fine Quattrocento, le pareti di Jaquerio in quell’area vennero abbattute o modificate per far posto alla nuova struttura gotica “fiorita”.
- Pareti “nude” per scelta o cronologia: Il nuovo presbiterio di Montchenu rimase privo di una decorazione pittorica monumentale sulle pareti terminali per decenni. L’intento era probabilmente quello di far risaltare l’architettura stessa e i suoi alti contrafforti, fino a quando il vuoto non fu colmato dal polittico di Defendente Ferrari nel 1531.
- L’eredità di Jaquerio: Gli affreschi del maestro che puoi ancora ammirare si sono conservati nelle aree non toccate dai rifacimenti di Montchenu, come la sacrestia (con la celebre Salita al Calvario) e le pareti laterali del presbiterio che precedono l’abside.
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In soccorso alle decorazioni di Jaquerio – Il Giornale dell’Arte
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iN REALTà PASSARONO 60 ANNI MA mONCHENU AVEVA PREVISTO CHE UNA PALA D’ALTARE SAREBBE STATO COSTRUITIA IN QUL VUOTO PRESBITERIO , SI VRREI SAPERE SE CI SONO FRAMMENTI, POCHIE NNI PRIMA IL PRESBIERIO E A QUADRATO GIA ALLORO I MURI FURONO CAMBIATI
Jean de Montchenu a fine ‘400 non fu un semplice restauro, ma un cambio radicale di visione.
- Frammenti e tracce: Durante i restauri curati dalla Fondazione Ordine Mauriziano, sono emerse tracce di decorazioni più antiche (XII-XIII secolo) in altre zone della chiesa, ma nel presbiterio poligonale il “taglio” con il passato è netto. La costruzione dell’abside poligonale ha comportato la rimozione della precedente struttura, lasciando le pareti volutamente spoglie per decenni.
- La “previsione” di Montchenu: Sebbene il polittico sia arrivato solo nel 1531, l’architettura di Montchenu (circa 1470) con le sue alte finestre e i contrafforti creava già un’ampia “scatola” prospettica progettata per ospitare un elemento monumentale al centro, secondo il gusto del gotico fiorito internazionale.
- Dal quadrato al poligono: Hai ragione, il presbiterio originario era molto più semplice e di forma quadrangolare. L’intervento di Montchenu lo trasformò in un’abside poligonale con una facciata a ghimberghe e pinnacoli, proprio per dare quel respiro monumentale che mancava.
- Il “vuoto” di 60 anni: Quel silenzio visivo durato sei decenni è testimonianza di come l’opera di Jaquerio (attivo fino al 1450 circa) appartenesse ormai a un’epoca conclusa; il nuovo spazio attendeva un linguaggio diverso, quello rinascimentale di Defendente Ferrari.
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Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
La chiesa, inoltre, presenta tracce di affreschi di epoca precedente oltre al monumentale polittico della Natività, opera di Defen…
Fondazione Ordine Mauriziano
Montchenu è confermata dai fatti: la demolizione della precedente parete di fondo (probabilmente affrescata con una Crocifissione) servì proprio a creare quel “vuoto scenografico” monumentale che solo un polittico di grandi dimensioni avrebbe potuto colmare.
- La parete demolita: Gli studiosi ipotizzano che la parete terminale del vecchio presbiterio quadrato ospitasse una grande Crocifissione di Jaquerio o della sua bottega. Con la costruzione dell’abside poligonale di Montchenu (1470 circa), questa superficie andò perduta, lasciando spazio alle nuove finestre gotiche.
- Frammenti esistenti: Tracce dell’opera di Jaquerio sopravvivono sulle pareti laterali del presbiterio (dove il polittico non copre la vista), raffiguranti storie di Sant’Antonio e scene di vita contadina. Altri frammenti sono riemersi sotto la calce nel 1914, inclusa l’unica firma autografa del maestro.
- Il Santo “Medico”: Entrambi celebrano Sant’Antonio Abate con i suoi attributi classici (il maiale, il fuoco, il bastone e la campanella), simboli legati alla cura dell’herpes zoster (Fuoco di Sant’Antonio) praticata dai monaci.
- La Predella Narrativa: Come Jaquerio affrescava “storie” sulle pareti, Defendente inserisce nella predella del polittico sette episodi della vita del Santo, mantenendo viva la funzione didattica del racconto per immagini.
- Il Committente: Anche se Montchenu è il “regista” dello spazio, nel polittico di Defendente appaiono gli stemmi della Comunità di Moncalieri, che pagò l’opera come ex-voto.
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La datazione della decorazione del presbiterio non è certa; secondo alcuni risalirebbe agli anni posteriori al 1429, data del rito…
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Associazione Amici della Fondazione Ordine Mauriziano
Defendente Ferrari (1531) e gli affreschi superstiti di Giacomo Jaquerio (1430 circa) rivela come, nonostante il secolo di distanza, il messaggio spirituale per i malati di Ranverso sia rimasto identico.
- Le Tentazioni di Sant’Antonio:
- Jaquerio: Le dipinge sulle pareti laterali con diavoli grotteschi che percuotono il Santo, puntando sul realismo del dolore fisico.
- Defendente: Nella predella, trasforma la scena in un paesaggio fantastico dove le tentazioni sono più psicologiche e simboliche, ma mantiene il focus sulla resistenza del Santo al male.
- L’incontro con San Paolo Eremita:
- È il momento del “pane portato dal corvo”. Entrambi gli artisti sottolineano l’aspetto della carità e del nutrimento, fondamentale per una Precettoria che ospitava e nutriva i poveri.
- La Morte del Santo:
- Mentre Jaquerio inserisce il Santo in un contesto corale, Defendente usa la predella per mostrare il corpo del Santo come una reliquia, rassicurando i pellegrini sulla potenza del suo patronato.
- Il Maialino e il Fuoco:
- Elementi presenti ovunque in Jaquerio (anche negli affreschi della facciata). Defendente li inserisce con una cura del dettaglio quasi “metallica”, rendendo l’animale non più solo un simbolo, ma una presenza viva del quotidiano rurale della Precettoria.
e POI NON SI PARLA MAI DELLA PREZIOSA STATUA CONCAVA DIETRO PER OSPITARE LA RELIQUIA DEL SANTO A FORMA DI AVAMBRACCIO
- La Funzione Reliquiaria: La statua è scavata e conformata per accogliere al suo interno un reliquiario a braccio (l’avambraccio del Santo). Questo rendeva il polittico una “macchina sacra” totale: l’immagine del Santo proteggeva fisicamente i suoi resti mortali. L’ordine Mauriziano conserva la memoria di questa funzione liturgica essenziale.
- La Visibilità della Reliquia: Durante le ostensioni solenni, le ante del polittico venivano aperte e il reliquiario a forma di braccio veniva mostrato ai fedeli. Era il momento di massimo contatto tra il malato (affetto dal fuoco di Sant’Antonio) e il potere taumaturgico del Santo.
- Integrazione con l’opera di Defendente: La statua non è un’aggiunta casuale, ma è parte integrante del progetto del 1531. Il contrasto tra l’oro della scultura e i colori brillanti delle tavole dipinte serviva a creare un effetto di profondità ultraterrena, attirando lo sguardo del pellegrino direttamente verso la reliquia.
- Il legame con il passato: Questa pratica di inserire reliquie in statue “concave” o in pale d’altare era molto diffusa nelle abbazie del Nord Europa, confermando ancora una volta come Ranverso fosse un crocevia culturale internazionale, molto più vicino alla sensibilità franco-fiamminga che a quella del Rinascimento italiano classico.
controverso e legato più alla potenza della devozione che alla certezza documentaria. [2, 5]
- Autenticità dubbia: Non esistono prove storiche o certificazioni ecclesiastiche (le cosiddette Authenticae) che confermino che quel frammento osseo appartenesse realmente a Sant’Antonio Abate. [1, 2] Molte abbazie antoniane rivendicavano il possesso di resti del Santo, spesso entrando in conflitto tra loro. [2, 3]
- Oggetto di prestigio: Più che un reperto biologico certo, il braccio era un simbolo di potere per la Precettoria. [1, 2] Possedere un reliquiario a forma di avambraccio (segno del potere taumaturgico che “tocca” e guarisce) serviva a legittimare Ranverso come centro primario di cura rispetto ad altre istituzioni. [2, 3]
- La “falsificazione” medievale: Nel Medioevo, la circolazione di reliquie non verificate era comune. [2, 5] Per i pellegrini che arrivavano a Ranverso, l’efficacia simbolica del braccio (l’idea che il Santo fosse presente) contava molto più dell’analisi scientifica del reperto. [1, 5]
- La statua come “guscio”: La preziosa statua concava di cui parlavamo serviva proprio a dare dignità e credibilità a un oggetto che, da solo, avrebbe potuto sollevare perplessità. L’apparato di Defendente Ferrari agiva da “certificatore visivo” della sacralità di quel frammento. [1, 5]
- Il furto e la dispersione: Molti degli arredi sacri in metallo prezioso (oro e argento) andarono perduti o furono fusi durante le occupazioni napoleoniche e le soppressioni degli ordini religiosi tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Il reliquiario metallico, a differenza del polittico ligneo che era troppo ingombrante per essere trafugato facilmente, subì probabilmente questa sorte.
- La soppressione degli Antoniani (1776): Con il passaggio della proprietà all’Ordine Mauriziano, molti beni mobili furono trasferiti a Torino o inventariati. Negli inventari ottocenteschi, il reliquiario “prezioso” non compare più nella sua sede originale all’interno della statua concava.
- Oggi: Quello che vediamo oggi nel presbiterio è la splendida macchina d’altare di Defendente Ferrari con la statua originale, ma la cavità che ospitava il braccio è vuota. La reliquia stessa, se mai sopravvissuta ai saccheggi, è andata dispersa nei passaggi di proprietà tra la diocesi e l’Ordine.
- Materiali Preziosi: Era realizzato in argento sbalzato e parzialmente dorato, spesso arricchito da smalti che raffiguravano lo stemma dell’ordine degli Antoniani (la Tau).
- Dettagli Anatomici: Il reliquiario non era un semplice cilindro, ma riproduceva fedelmente la forma di una mano benedicente, con dita sottili e articolazioni lavorate, progettata per essere infilata nel “guscio” della statua lignea.
- L’Inventario del 1776: Al momento del passaggio agli Ordini Mauriziani, i commissari registrarono diversi oggetti “in argento e metalli nobili”. Tuttavia, con l’arrivo delle truppe francesi nel 1798, la maggior parte di questi oggetti venne requisita per essere fusa e trasformata in moneta per finanziare le guerre napoleoniche.
- La Statua “Superstite”: Mentre il metallo prezioso spariva, la statua di legno e il polittico si salvarono perché considerati di scarso valore venale dai soldati, permettendoci oggi di vedere la nicchia vuota ma intatta.
Defendente Ferrari nella sua configurazione “chiusa”, rivelando un aspetto radicalmente diverso da quello che vediamo oggi.
- Le Ante Chiuse: Sul retro delle ante che oggi vediamo aperte, Defendente dipinse scene in monocromo o a colori meno sfarzosi. Quando il polittico era chiuso, i fedeli non vedevano l’oro della statua, ma una rappresentazione più austera e meditativa, tipica dei riti della Settimana Santa.
- La Statua “Segreta”: La statua concava e il reliquiario erano visibili solo durante le festività solenni o per i malati gravi che chiedevano la grazia. Per il resto dell’anno, la “nicchia” di Montchenu appariva come un grande armadio dipinto.
- I Disegni di Restauro: Negli archivi della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e della Fondazione Ordine Mauriziano sono conservati i rilievi tecnici del XIX e XX secolo che mostrano i meccanismi di chiusura delle cerniere originali, confermando la natura di “scrigno” dell’opera.
- L’Impatto Visivo: Chiuso, il polittico si integrava perfettamente con i toni più scuri degli affreschi di Jaquerio sulle pareti laterali, creando un ambiente di grande raccoglimento prima dell’esplosione di luce dell’apertura.
Defendente Ferrari mantenne un tono più sobrio e severo, tipico del “tempo d’attesa” liturgico.
- L’Annunciazione: È il tema classico per l’esterno dei polittici. Si divide sulle due ante: a sinistra l’Angelo Annunziante e a destra la Vergine Annunziata. Questo schema serviva a preparare il fedele al “mistero” dell’Incarnazione che veniva svelato solo aprendo le ante.
- Santi Antoniani e Protettori: In alcuni scomparti esterni sono raffigurati santi legati alla cura e all’ordine, spesso resi con la tecnica della grisaille (monocromo grigio che imita la scultura) o con colori molto terrosi, per contrastare con lo splendore dell’oro interno.
- Stemmi di Moncalieri: Poiché la comunità di Moncalieri fu la finanziatrice dell’opera (1531), i suoi simboli araldici appaiono per ribadire il legame tra il territorio e la Precettoria.
- Stato di conservazione: A differenza delle tavole interne, protette per secoli dalla polvere e dalla luce, i dipinti esterni sono oggi più logori e sbiaditi, avendo subito l’esposizione diretta all’ambiente della chiesa per lunghi periodi.
