IL POLITTICO DI DEFENDENTE FERRARI (1531): CRONISTORIA DI UN CAPOLAVORO TRA DEVOZIONE, OBLIO E VERITÀ SCIENTIFICA
IL POLITTICO DI DEFENDENTE FERRARI (1531): CRONISTORIA DI UN CAPOLAVORO TRA DEVOZIONE, OBLIO E VERITÀ SCIENTIFICA
IL POLITTICO DI DEFENDENTE FERRARI (1531): CRONISTORIA DI UN CAPOLAVORO TRA DEVOZIONE, OBLIO E VERITÀ SCIENTIFICA
1530-1531: La Costruzione e il Culto dell’Ex Voto
La storia della grande macchina d’altare inizia il 21 aprile 1530, giorno in cui la Comunità di Moncalieri firma il contratto con il pittore Defendente Ferrari (originario di Chivasso). L’opera viene commissionata come un solenne Ex Voto per chiedere a Sant’Antonio Abate la fine della devastante pestilenza che stava decimando la popolazione.
La costruzione viene ultimata nel 1531. La struttura nasce fin dall’inizio come una macchina totalmente autoportante: un sistema indipendente che poggia sull’altare e si ancora a terra senza gravare sulle pareti dell’abside poligonale. Il cuore dell’opera risplende di oro zecchino e lacche smaltate per celebrare la Natività, ma la vera intuizione sta nelle grandi ante laterali aggiunte successivamente. La struttura è concepita per aprirsi nei giorni di festa e chiudersi nei giorni feriali. All’esterno, le ante mostrano una pittura monocroma (grisaille) sobria, che funge da calendario liturgico per i malati dell’Ospedaletto e, contemporaneamente, protegge l’oro interno dalla polvere e dalla luce diretta dei rosoni gotici.
La costruzione viene ultimata nel 1531. La struttura nasce fin dall’inizio come una macchina totalmente autoportante: un sistema indipendente che poggia sull’altare e si ancora a terra senza gravare sulle pareti dell’abside poligonale. Il cuore dell’opera risplende di oro zecchino e lacche smaltate per celebrare la Natività, ma la vera intuizione sta nelle grandi ante laterali aggiunte successivamente. La struttura è concepita per aprirsi nei giorni di festa e chiudersi nei giorni feriali. All’esterno, le ante mostrano una pittura monocroma (grisaille) sobria, che funge da calendario liturgico per i malati dell’Ospedaletto e, contemporaneamente, protegge l’oro interno dalla polvere e dalla luce diretta dei rosoni gotici.
Le Incursioni e la Resistenza del Legno
Nel corso dei secoli, la Precettoria di Ranverso si trova al centro di saccheggi, guerre e incursioni militari dovute alla sua posizione strategica nella Valle di Susa. Nonostante il passaggio delle truppe e i danni subiti dal complesso, il Polittico autoportante resists e si conserva miracolosamente intatto, protetto dalla sua stessa struttura a scatola chiusa.
1776 e 2004: I Passaggi di Proprietà (Ordine Mauriziano e FOM)
Il destino del sito cambia radicalmente nel 1776. Con un preciso Editto, l’Ordine Ospedaliero dei Canonici Regolari di Sant’Antonio di Vienne viene soppresso e tutti i beni della Precettoria di Ranverso vengono trasferiti all’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro. Con il cambio di gestione, la Chiesa perde gradualmente la sua vocazione assistenziale originaria. È in questo lungo periodo che la macchina d’altare subisce una forzatura: il Polittico viene bloccato in una posizione di perenne apertura per mostrare sempre la Natività dorata. Le grandi ante vengono rimosse dal loro assetto o bloccate, e i preziosi monocromi sul retro vengono girati faccia al muro, condannati all’oscurità. Molto più tardi, nel 2004, l’amministrazione del bene passa ufficialmente alla neonata FOM (Fondazione Ordine Mauriziano).
1867: Il Salvataggio di Carlo Arpesani
Nella seconda metà dell’Ottocento, il Polittico versa in gravi condizioni a causa delle infiltrazioni d’acqua e dell’umidità capillare dell’abside. Nel 1867, il restauratore Carlo Arpesani interviene d’urgenza per mettere in sicurezza la superficie pittorica, consolidando i colori smaltati e salvando il supporto ligneo da un progressivo e pericoloso degrado.
25 Gennaio 1886: La Profezia di Secondo Pia e l’SOS di D’Andrade
Dopo più di un secolo di immobilità, l’architetto Alfredo d’Andrade e l’avvocato e fotografo Secondo Pia decidono di sbloccare i perni delle ante per documentare i monocromi posteriori. Secondo Pia scatta una storica e nitidissima campagna fotografica. Tuttavia, lo spostamento forzato di quei legni centenari rompe il precario equilibrio statico del Polittico, che rischia il collasso in avanti. D’Andrade interviene immediatamente in “codice rosso” progettando e costruendo sul retro dell’opera un’enorme impalcatura lignea di sostegno per ridistribuire i pesi. Successivamente, per ragioni di sicurezza e seguendo il gusto purista dell’epoca, l’ingegner Cesare Bertea fissa le ante definitivamente in posizione aperta, una disposizione che rimarrà immutata ben oltre la morte di d’Andrade (avvenuta nel 1915 a Genova), alimentando sui futuri portali web il mito ingiustificato che una ricomposizione a ante chiuse fosse solo una teoria “ipotetica” e umanamente impossibile.
1973: Il Drammatico Trafugamento delle 4 Tavole
La vulnerabilità del Polittico, ormai smembrato nelle sue parti e privato della sua scatola protettiva originale, porta al dramma: nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1973, dei ladri si introducono nella Precettoria e trafugano quattro preziose tavole e parti della predella. Fortunatamente, grazie al tempestivo intervento del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, i pezzi vengono recuperati e restituiti all’affetto dei devoti e della comunità.
2020-2026: L’Era Teifreto e il Rigore del Laser
Raccogliendo la volontà testamentaria scritta nella luce da d’Andrade e Secondo Pia nel 1886, il ricercatore e ebanista Ersilio Teifreto (rappresentante ufficiale in Italia dell’AFAA) avvia nel 2020 uno studio monumentale e totalmente gratuito. Utilizzando rilievi millimetrici effettuati con tecnologia laser, Teifreto mappa prima lo spazio geometrico dell’abside poligonale libero (voluto a fine ‘400 dall’Abate Jean de Montchenu II) e, successivamente, realizza la ricomposizione strutturale del Polittico a ante chiuse. I dati matematici dimostrano che lo spazio vuoto lasciato da d’Andrade equivale esattamente al volume del Polittico chiuso, confermando la perfetta staticità e l’originaria funzione protettiva della struttura in legno in rapporto alla luce radente dei rosoni gotici.
2024-2026: La Convalida di Sgarbi e il Progetto Europeo ARGUS
Nel corso di un accurato sopralluogo all’interno della Precettoria, il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi esamina da vicino il manufatto. Allontanandosi da una lettura solo estetica dell’immagine di San Rocco, Sgarbi mira la sua torcia LED direttamente sulle cornici laterali e sui punti di giunzione dell’anta, cercando la reale inclinazione e la battuta originaria del legno, convalidando di fatto la logica costruttiva ricostruita dal Teifreto.
Oggi, nel 2026, questa immensa eredità scientifica e artigianale è stata ufficialmente trasmessa ai ricercatori del progetto europeo ARGUS (coordinato sul posto dalla Dott.ssa Stefania De Blasi del CCR “La Venaria Reale” e gestito per i Living Labs dall’Università Roma Tre) e al funzionario del Ministero Dott. Massimiliano Caldera. La sapienza dell’antico lavoro ebanistico incontra così i sensori IoT del futuro per proteggere, finalmente con trasparenza, l’identità autentica del culto e della materia di Ranverso
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Le tesi di laurea del Politecnico di Torino su Sant’Antonio di Ranverso partono quasi sempre dalla Precettoria, ma la inquadrano anche come un più ampio sistema territoriale, storico e rurale.
