Ottobre 12, 2017

Il patrimonio materiale e immateriale

Il patrimonio materiale e immateriale

1.1 Il patrimonio culturale materiale e immateriale (Maria I. Simeon, Piera Buonincontri) Il Patrimonio Culturale di un territorio viene inteso sempre più in senso ampio e comprende risorse culturali sia materiali che immateriali, dato che anche gli asset immateriali delle comunità si riferiscono ad espressioni identitarie ed eredità del passato da trasmettere alle generazioni future. L’UNESCO ha tenuto conto di questa evoluzione ed estensione del concetto di Patrimonio Culturale e, dopo una prima ripartizione del Patrimonio Mondiale in Patrimonio Culturale e Patrimonio Naturale, distingue ulteriormente il Patrimonio Culturale in Materiale ed Immateriale.  Va considerato che l’UNESCO, nella Convenzione del 1972, all’articolo 1 che definisce il Patrimonio Culturale, prende in considerazione unicamente i beni materiali; solo negli anni successivi inizia a porre attenzione anche agli aspetti intangibili della cultura, al fine di promuovere la ricchezza delle diversità culturali, in qualsiasi forma ed espressione. La Raccomandazione sulla salvaguardia della cultura tradizionale e del folklore del 1989, all’art. 1, identifica, infatti, “la diversità con l’unicità e la pluralità delle identità dei gruppi e delle società che costituiscono l’umanità. Come fonte di scambio, innovazione e creatività, la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura. In questo senso, è il patrimonio comune dell’umanità e dovrebbe essere riconosciuta e affermata per il bene delle generazioni presenti e future”. Il 17 ottobre del 2003, a Parigi, viene fatto un ulteriore passo in avanti, con l’adozione della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, che riconosce come “gli accordi, le raccomandazioni e le risoluzioni esistenti relative ai beni culturali e naturali 
necessitano di essere effettivamente arricchiti e completati per mezzo di nuove disposizioni relative al patrimonio culturale immateriale”. Questa nuova Convenzione evidenzia ancora di più il crescente interesse nei confronti degli aspetti immateriali della cultura quali fattori principali della diversità culturale e la profonda interdipendenza fra patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale e beni naturali. La Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, inoltre, nasce con l’esigenza di dar vita ad uno strumento – inesistente fino al 2003 – sia di tutela che di consapevolezza, soprattutto fra le nuove generazioni, riguardo l’importanza di queste risorse identitarie. L’art. 2 di tale Convenzione definisce il patrimonio culturale immateriale come “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana. Ai fini della presente Convenzione, si terrà conto di tale patrimonio culturale immateriale unicamente nella misura in cui è compatibile con gli strumenti esistenti in materia di diritti umani e con le esigenze di rispetto reciproco fra comunità, gruppi e individui nonché di sviluppo sostenibile”.  Il Patrimonio Culturale Immateriale si manifesta attraverso: tradizioni ed espressioni orali, ivi compreso

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