Il Custode della Bicocca: Diario di un Viaggio tra la Terra, l’Arte e la Pietra Il Segreto della Pietra e il Nutrimento dell’Altare
Il Custode della Bicocca: Diario di un Viaggio tra la Terra, l’Arte e la Pietra Il Segreto della Pietra e il Nutrimento dell’Altare
Il Custode della Bicocca: Diario di un Viaggio tra la Terra, l’Arte e la Pietra
Il Segreto della Pietra e il Nutrimento dell’Altare
C’è un filo invisibile, ma scolpito nella roccia verde della collina morenica, che lega la complessa meraviglia del nostro Polittico del 1531 alla terra che circonda Ranverso. A circa un chilometro dalla Precettoria, lungo l’antico Sentiero dei Pellegrini, sorge un cippo di confina risalente al 1740. Per secoli la sua iscrizione è stata un enigma, un groviglio di lettere erose dal tempo che molti hanno cercato di interpretare con sigle latine forzate o storie inventate. Ma la forza di quella pietra sta nella realtà che mostra agli occhi di chi cammina.
Sulla roccia scorre un blocco continuo, impresso dallo scalpellino secondo la parlata e la grafia dell’epoca: BUT. DANTONI R 1740.
È un unicum straordinario. In cima, la scritta BUT. dichiara il territorio geografico di Buttigliera Alta (diventata autonoma nel 1619). Subito sotto, le lettere si fondono senza interruzioni in DANTONI R, evocando visivamente e foneticamente un blocco indissolubile che richiama alla mente l’eco di Dante Alighieri. Si tratta di una magnifica coincidenza della storia: il Sommo Poeta, che nel Canto XXIX del Paradiso aveva lanciato una feroce invettiva contro i monaci antoniani, si ritrova oggi impresso per uno scherzo del tempo proprio sul cippo che delimitava il loro antico dominio terriero. Nel 1740, trentasei anni prima dell’arrivo dell’Ordine Mauriziano (1776), i monaci usarono quella roccia per gridare che quel bosco e quel sentiero erano proprietà privata di Ranverso.
Il Mio Dolmen e la Terra Ritrovata
Ma la storia profonda della collina non si ferma tra le mura della chiesa. Sulla collinetta che ospita la Torre della Bicocca (edificata nella seconda metà del 1400 come fanale di segnalazione visiva a specchi e fuochi con Villar Dora e le altre fortezze della valle), la terra nasconde segreti ancora più antichi. Poco distante dal Parco Rosa Luxemburg e dai sentieri che salgono da via Cornaglia, tra i vecchi muretti a secco costruiti con le stesse pietre della Torre, sorge il mio dolmen naturale.
Si tratta di un raggruppamento di massi erratici di media dimensione, testimoni silenziosi dell’era glaciale pleistocenica. Non hanno la monumentalità celebrata della Pera Grosa di Rosta, ma portano con sé la sacralità dei monumenti geologici. Accanto a questo altare di pietra e ai fieri filari del vitigno autoctono Baratuciat, il suolo lavorato ha restituito nel tempo resti ossei e crani di cavalli, testimonianze tangibili delle turbolenze militari, delle invasioni e delle storie di brigantaggio che un tempo stringevano d’assedio la zona del Ponte Sanchino, tra i toponimi inquietanti di Pera Mala e Ruinaas.
In quel luogo magico, nel 2009, ho voluto piantare la nostra croce a Tau, simbolo eterno del legame con Ranverso. Fissata saldamente al suolo tra le pietre del dolmen, ha attraversato indenne gli anni: il massimo rispetto dei viandanti e della gente del posto l’ha protetta e preservata, e nessuno l’ha mai distrutta.
Una Custodia Attiva: I Sentieri Oggi
Oggi la Torre della Bicocca è stata finalmente restaurata e inaugurata, ma la sua bellezza si regge anche sulla cura quotidiana di chi perlustra queste vie. La collina è un organismo vivo che si esprime attraverso tre accessi reali, privi di cartelli invasivi ma custoditi a vista:
- L’Accesso dal Parco Rosa Luxemburg: La via pedonale sterrata e più rapida che da Ferriera sale nel bosco, incrocia il crocevia di cresta e conduce in piano sotto la Torre.
- Il Versante escursionistico di Via Cornaglia: Un tempo ferito dall’inciviltà – come documenta la foto del televisore abbandonato e rimosso grazie a una pronta segnalazione nel marzo 2017 – e oggi restituito al decoro.
- Il Sentiero Rurale da Strada della Peschiera: L’antico cammino che parte da Ranverso, costeggia la Bealera girando a destra al ponte e supera la ferrovia. Esattamente 60 metri dopo il ponte ferroviario, si svolta a destra sulla via campestre mantenuta pulita dal passaggio dei trattori, che sale alla Cascina Bicocca e all’antico cippo.
È la stessa vigilanza attiva che nel dicembre 2016 ha permesso di sventare una pericolosa bravata, segnalando tempestivamente la presenza di una corda rossa calata abusivamente dall’ingresso sospeso a sette metri d’altezza della Torre, portando alla sua rimozione. Custodire questi sentieri, la vigna, il dolmen e il Polittico significa mantenere intatto l’unico, immenso racconto che unisce la geologia della bassa Val di Susa alla grande storia dell’uomo.
