Ottobre 17, 2017

Il culto di SantAntonio Abate, la prima notizia del Santo araconeta risale al 1480.In quellanno i Turchi passarono da Novoli.

Il culto di SantAntonio Abate, la prima notizia del Santo araconeta risale al 1480.In quellanno i Turchi passarono da Novoli.

Il culto di Sant'Antonio Abate a Novoli: perchè non pensare che sia nato prprio qui il culto per il Santo della tebaide, d'altronde Novoli è un luogo in linea d'area molto vicino all'Oriente, la prima notizia del Santo araconeta  risale al  1480. In quell'anno quando  i Turchi sbarcarono a  Otranto e avvenne la strage degli 800 martiri, nel Salento i soldati  dell'impero Ottomano spadroneggiavano e costeggiando Lecce e procedendo sulla strada antica di Napoli, si erano spinti fino a Novoli, fu allora che  i Crociati cavalieri di religione cristiana, i quali avevano il Santo eremita come Protettore, e furono loro  i primi a portare a Novoli il culto del Santo del fuoco, durante l'invasione degli Ottomani a Novoli, i Crociati insieme agli abitanti partirono dalla cappella di Sant'Antonio Abate di Novoli e respinsero gli invasori, Ottomani e ci furono anche dei morti tra i Crociati ma di questo episodio non esistono documenti e molti dati non coincidono.

di Ersilio Teifreto 

Sant’Antonio Abate in Italia viene venerato soprattutto come protettore degli animali, non a caso un tempo era usanza mettere la sua immagine  nelle stalle. Non a caso la sua festa è stata sempre caratterizzata dalla benedizione degli animali domestici: perfino le scimmie e i pappagalli venivano un tempo portati in chiesa perché il sacerdote li benedicesse, usanza ancora viva in tutta Italia specie dove predomina la vita agricola e pastorale.

La festa in onore del Santo, in ogni città, si svolge in modo differente. A Pinerolo (Piemonte), segue alla benedizione una "galoppata", che si riscontra anche in altri paesi. In Abruzzo infatti, quando sulla porta della chiesa appare la statua del santo si agita lievemente il suo bastone per far tintinnare il campanello; in seguito all'aspersione con l'acqua santa, si scatena una caratteristica cavalcata. Il sacerdote usa distribuire i "panini di Sant’Antonio", Abate ritenuti miracolosi per la guarigione e dopo la benedizione riceve un'offerta.

Questo Santo è divenuto familiare alle classi umili, ma la sua immagine è stata interpretata in modo errato. Infatti il Santo veniva rappresentato in lotta coi diavoli, raffigurati in diverse forme di bestie. Negli statuti medioevali è documentato che la comunità allevava a spese di tutti un porcellino che, dopo un anno, alla festa del Santo, veniva ucciso: il ricavato era devoluto a opere di bene; l'uso è ancora vivo in alcuni paesi. Ancora nelle campagne del Veneto per alludere ad uno scroccone i contadini dicono: "Xe un porsel de Sant'Antonio". Questo nomignolo deriva dall'uso di ospitare in ogni parrocchia per una settimana un porco, detto di Sant’Antonio, perché apparteneva ad una chiesa dedicata al Santo. I contadini gli appendevano al collo un campanello e tutti lo accarezzavano e gli portavano da mangiare.

Un altro elemento tradizionale è quello dei "fuochi di Sant’Antonio" detti in Abruzzo "focaracci" e "focaroni", che consistono in enormi cataste di legna da cui poi ciascuno, per scaramanzia, porta a casa qualche tizzone spento che, si dice, difenda dai fulmini. 
In qualche paese della Puglia, invece di legna si adoperano fasci di canne dette "farche". Sempre in Abruzzo, gruppi di giovani mascherati girano di casa in casa a "cantare Sant’Antonio".

Sant'Antonio Abate, detto il Santo del porcello, in occasione dell'annuale fiera a Lonato (Lombardia) viene festeggiato tuttora. In occasione della fiera si possono degustare le prelibatezze e la squisita bontà delle carni di quello che è da considerarsi il più appetitoso fra gli amici dell'uomo. I maestri della cucina lonatense propongono durante la fiera le loro tipiche specialità e i loro più gustosi piatti a un prezzo soddisfacente per tutti i visitatori per dar modo di apprezzare le loro straordinarie qualità e quelle non meno speciali del nostro amico "porcello". Oggi questa fiera è decaduta e si limita a qualche banchetto di ambulanti e alla degustazione di piatti tipici. Un tempo gli artigiani di tutta la zona esponevano orgogliosi ed in modo sfarzoso i loro prodotti.

rilevatore Ersilio Teifreto

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