Il convento e gli “infirmis”:Ranverso Come giustamente osservi, i monaci e i malati erano già presenti. Si trattava di una comunità organizzata in un convento primitivo di stile romanico (fine XII secolo), che includeva già una foresteria e un lazzaretto
Il convento e gli “infirmis”:Ranverso Come giustamente osservi, i monaci e i malati erano già presenti. Si trattava di una comunità organizzata in un convento primitivo di stile romanico (fine XII secolo), che includeva già una foresteria e un lazzaretto
- L’obiettivo: Favorire l’insediamento dei monaci antoniani affinché assistessero i pellegrini lungo la Via Francigena e curassero i malati affetti dal “fuoco di Sant’Antonio”.
- Le terre cedute: Umberto III rinunciò ai suoi diritti feudali sulle terre situate tra Ranverso e Avigliana.
- La promessa su San Colombano: Come hai correttamente indicato, l’accordo prevedeva anche la futura cessione di diritti e terre nella zona di San Colombano (frazione di San Pascasio).
- Assistenza sanitaria: Gli Antoniani erano rinomati per le loro capacità mediche.
- Controllo del territorio: Consolidava il prestigio dei Savoia lungo una delle arterie commerciali e di pellegrinaggio più trafficate d’Europa.
- Architettura: Grazie a queste risorse, nacque il complesso che oggi ammiriamo, famoso per gli affreschi di Giacomo Jaquerio.
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Conte Umberto III di Savoia, noto anche come il Beato Umberto.
- L’accordo: Umberto III cedette i suoi diritti su un mulino e su vasti terreni e boschi situati in posizione strategica tra Ranverso e Avigliana.
- La finalità: I beni furono donati ai frati dell’Ordine degli Antoniani di Vienne affinché potessero edificare la chiesa e un ospedale per la cura dei malati affetti dal “fuoco di Sant’Antonio”.
- San Colombano: Come indicato nella tua richiesta, l’impegno del Conte includeva la promessa di future cessioni di terre nella zona di San Colombano (attuale frazione di San Pascasio), consolidando il patrimonio della nascente abbazia.
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1188: il termine “infirmis” (ai malati) conferma che Ranverso fosse già un centro di assistenza prima ancora della costruzione della chiesa gotica che vediamo oggi.
- Esisteva già un nucleo assistenziale: Una piccola comunità o un ospizio rudimentale era già operativo per accogliere i pellegrini della Via Francigena.
- La cura del “Fuoco Sacro”: Il luogo era già noto per il trattamento dell’ergotismo (il “fuoco di Sant’Antonio”), curato dai monaci con il grasso dei maiali allevati sul posto.
- Evoluzione architettonica: La donazione di Umberto III servì proprio a dare una struttura giuridica e monumentale a quel presidio sanitario preesistente, portando alla fondazione della vera e propria Precettoria di Ranverso.
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- Il pilone di San Biagio: La tradizione e gli studi storici (come quelli di Ittalo Ruffino) indicano che il nucleo originario sorse attorno a un antico pilone o una piccola cappella votiva dedicata a San Biagio, santo protettore della gola e strettamente legato al mondo rurale. All’interno della chiesa attuale, nella navata destra, rimangono ancora le Storie di San Biagio affrescate da Giacomo Jaquerio, a testimonianza di questa devozione preesistente.
- Il convento e gli “infirmis”: Come giustamente osservi, i monaci e i malati erano già presenti. Si trattava di una comunità organizzata in un convento primitivo di stile romanico (fine XII secolo), che includeva già una foresteria e un lazzaretto per accogliere i pellegrini della Via Francigena e curare gli afflitti dall’Ignis Sacer (il “fuoco di Sant’Antonio”).
- L’intervento dei Savoia: L’accordo del 1188 con Umberto III non fece altro che istituzionalizzare e potenziare questa realtà preesistente, permettendo agli Antoniani di Vienne di espandere le strutture (l’attuale “ospedaletto”) e trasformare la chiesetta a navata unica nel gioiello gotico che conosciamo oggi.
