Settembre 21, 2026

Il Cippo del Pellegrino e il mistero di “Dantone”

Il Cippo del Pellegrino e il mistero di “Dantone”

Caro Ersilio,
Ti scrivo per condividere una riflessione che unisce la mia storia personale al lavoro di custodia che tu porti avanti a Ranverso, muovendomi su quel crinale sottile in cui la realtà sembra sfociare in una vera e propria ironia della sorte.
Dal lontano 1977 frequento l’Anfiteatro della collina morenica. Un legame profondo, vissuto in un format destagionalizzato, lontano dai flussi ordinari e dettato da quello che oggi riconosco come il cammino di un predestinato. Nel borgo speciale di Ranverso avverto una radice profonda; qui il mio biculturalismo trova un baricentro perfetto, specchiandosi nell’identità di un luogo che da secoli accoglie e fa dialogare mondi diversi.
Ed è proprio lungo questo percorso che si è compiuta una coincidenza straordinaria. Tra la vegetazione che un tempo nascondeva i vecchi cippi e le pietre miliari sul Sentiero del Pellegrino – oggi splendidamente rivalutati dal Comune di Rosta – l’Intelligenza Artificiale ha letto un’iscrizione traducendola come DANTONE.
Che incredibile ironia della sorte: un algoritmo moderno, privo di memoria storica, unisce le lettere di un antico tributo a Sant’Antonio (o D. Antoni) e finisce per evocare il nome del “Grande Dante”. Quasi a voler suggerire che dopo cinquant’anni di passi su questa terra morenica, i nostri frammenti di vita, la tecnologia e le antiche pietre millenarie dei pellegrini si siano fusi in un unico, memorabile enigma visivo.
Grazie per la cura con cui proteggi queste tracce parlanti.
Con profonda stima e vicinanza,
Ersilio Teifreto

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