Ottobre 10, 2026

I Due Volti del “Sì” a Ranverso Arrivavano da fuori, sui tappeti rossi,

I Due Volti del “Sì” a Ranverso Arrivavano da fuori, sui tappeti rossi,

 

 

I Due Volti del “Sì” a Ranverso
Arrivavano da fuori, sui tappeti rossi,
le spose slanciate nei loro abiti di raso,
tra il profumo di gladioli e garofani mossi,
mentre il mondo guardava, stupito dal caso.
Erano i giorni della festa grande,
dei notabili, dei medici, delle parate,
quando l’eco di una marcia nuziale
riempiva le navate consacrate.
Ma Ranverso custodisce un altro battito,
più silenzioso, antico, profondo,
scritto sulle mani di chi quella terra
la zappava ogni giorno, girando col mondo.
Erano i figli dei campi e del borgo,
cresciuti all’ombra del masso erratico,
tra il Giardino dei semplici e i filari del poggio,
con un amore semplice e pratico.
Si incontravano a passo lento sui viali,
tra le panchine di pietra e la piazzetta,
uno sguardo rubato tra i carri e i covoni,
una parola detta senza fretta.
Si conoscevano lì, tra le mura ospitali,
dove la vita contadina scorreva sovrana,
e sotto gli affreschi di Giacomo Jaquerio
aspettavano il suono della campana.
Senza telegrammi illustri o pellicole accese,
ma con la sacralità della terra nel cuore,
i contadini univano le loro esistenze
davanti a Sant’Antonio, patrono del loro amore.
Così la Precettoria raccoglie ogni storia:
chi è venuto da lontano per un giorno fatato,
e chi nel borgo ha trovato casa e memoria,
lasciando il proprio “Sì” sul ciottolato.

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