Maggio 28, 2022

Google scritto Ranverso.

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eretto a spese dei comuni di s. Antonino, e di Borgonc ; esso agevola la comunicazione con diversi paesi oltre Dora ; fu costrutto nel 1828 sotto la direzione del sig. Alletto mi suratore e sindaco. Nel lato di mezzodì evvi un monte piuttosto erto, il quale è in gran parte coperto di castagni, faggi, larici e di altre piante cedue: vi sono inoltre cave di pietra da calce, e da taglio. Vi si ascende per una strada praticabile con bestie da soma; ma dalla metà in su ne è difficile il tra gitto, massime verso la sommiti;; salito questo monte, si comunica col territorio, e col luogo di Coasse. I più notevoli prodotti del territorio di questo comune sono il frumento, la meliga e le civaje. Già vi esistevano due parrocchie; una maggiore sotto il titolo di s. Antonino, e l’altra sotto l’invocazione di s. De siderio: questa nel secolo xv fu riunita alla parrocchia mag giore, perchè ne scemava la popolazione. Altre volte vi esistevano un prioprato di Benedittini, di pendente dall’abazia di s. Michele della Chiusa, ed un mo nastero di Chiarisse. II lunedì di ogni settimana vi si tiene un mercato per le contrattazioni dei cereali, e di ogni sorta di* commestibili e di mercerie. Kvvi un peso pubblico, detto a bilico, di spettanza del comune. Pel mantenimento del buon ordine vi ha stanza una bri gata di cinque carabinieri a cavallo. Cenni storici. Il primitivo nome di questo luogo era quello di s. Agata; venne poi cambiato in quello di s. Anto nino, a cui si era dedicata una chiesuola sul principio del secolo xi ; in valle Sccuxia in burgo s. Agatae , et est constructa in honore s. Anthonini: la quale, tranne la terza parte donata all’abazia di s Giusto nel 1029, fu poi ceduta dalla contessa Adelaide, e dal marchese Enrico suo secondo ma rito, alli 19 maggio 1045 monasterio et canonicae s. Anthonini, quod est costructum ultra montem in vallem quae ilicitar Jìohilense. Il conte Tommaso I di Savoja concedette poscia al parroco la terza parte di questo luogo. S. Antonino fu già feudo dei Calcagni di Giaveno, e fu quindi infeudato ai Pullini con titolo comitale

Popolazione 1208. S. ANTONINO (S. Antonini), com. nel mand. di Roccasterone, prov. dioc. e div. di Nizza Marittima. Dipende dal senuto , ini iid gen. prefett. ipot. insin. di Nizza Marittima , posta di Roccastcrone. Sta sovra un pendio , a maestrale da Nizza. È distante cinque miglia dal capo di mandamento, e ventisei da quello di provincia. Tre ne sono le vie comunali; una a mezzodì tende a Cuebris, luogo discosto miglia tre; un’altra, verso ponente, mette mento aldi comune Pogetto della Théniers; Penna,la luogo terza compreso volgendosinela tramon mandatan:i . accenna, pel tratto d’un miglio, al comune di Ascros. Il territorio è tutto intersecato da colline naturalmente poco fertili. Tuttavia vi si raccolgono in discreta quantità fromento, segale, civaje e patate. Mancandovi pasture non si mantiene che pochissimo bestiame. Non vi scarseggia il selvaggiume. La chiesa parrocchiale, dedicata a s. Antonino, di cui si celebra la festa alli 2 di settembre, sta sopra una collina in distanza di quattrocento metri dall’abitato. Il cimiterio , in attiguità della chiesa , è sufficientemente discosto dalle abitazioni. ‘ Si adopera il peso di Francia , ‘cioè il rubbo di libbre 20, e la libbra di micie 16, equivalente a oncie 14 di Nizza. La misura di capacità è il panale, equivalente a un deca litro, e 6 litri. Vi sono in corso le monete dei R. stati e quelle di Francia. Gli abitanti sono di complessione poco robusta , di me diocri disposizioni intellettuali , e non dimostrano che ben poca attivita nel lavoro. Cenni storici. Questo villaggio è uno di quelli che furono ceduti all’augusta casa di Savoja dalla Francia in forza del iettato di cambio , che stipulossi alli 24 di marzo del 1760. Amicamente spettava ai Tempieri la chiesa dedicata a s. Antonino, che tuttora esiste in questo luogo; i Tempieri la fabbricavano in pietre da taglio.

S. ANTONIO Dacchè questa terra venne sotto il dominio Sabaudo , Fai ebbero con titolo signorile i Trinchieri. Popolazione 125. S. Antonino; dipendenza di Saluggia nel Vercellese: altre ▼olte era compreso nella diocesi di Vercelli : fu aggregato a quella di Casale nel 1474. S. Antonino; luogo situato a scirocco da Voghera, da cui è lontano cinque miglia; apparteneva al contado di Mondondone. S. Antonino; castello rovinato, già feudo dei Guaschi, il quale sorgeva in distanza di quattro miglia dalla città di Alessandria. S. ANTONIO, o VILLANOVA S. ANTONIO, villaggio della Sardegna compreso nel mandamento di Senis della prefet tura d’Isili , e nel antico dipartimento di Parte Valenza del regno d’Arbprea. Questo comune prese il nome che ha, di s. Antonio de fuiitam coberta, da questo che alcuni di Baressa, villaggio distante da 9 miglia all’austro, essendo venuti in questo sito per legnare , ritrovarono presso una sorgente un si mulacro di s. Antonio abbate : questa scoperta avendo av vivata in molti la religione per le favole e imaginazioni , che subito si spacciarono e si credettero in que’ tempi e popoli superstiziosi, si imprese subito a fabbricare un ora torio nel luogo stesso della invenzione , che è quello, dove or si trova la chiesa parrocchiale; ed essendovisi subito stabilite alcune famiglie ebbe così principio l’attuale popo lazione, la quale esisterebbe da 147 anni, perchè fu nel 1702 che si fece la detta invenzione e che si fabbricò il detto oratorio. Perchè i Baressani fecero invenzione , per ciò portano tutti gli anni la cera per la festa di s. Anto nio e la solennizzano con molta pompa. La situazione geografica di questo paese è nella latitu dine 39° 47′ 30″ e nella longitudine occidentale dal meri diano di Cagliari 0° 17°. Siede incontro a ponente-libeccio nella estrema falla dell’eminenza piana sulla quale trovasi il paese di Kuinas. Essendo intorno a varia distanza rilevato notevolmente il suolo, pochi venti vi sono sentiti in quella forza , con cui

S. ANTONIO 111 è sentito il maestrale. Vi si patisce però molto calore nel l’estate, e l’umidità e la nebbia nelle stagioni di mezzo per il rivolo della valle e per quello non lontano, che dicono Fiumini Imbessu. L’aria è poco salubre in certe stagioni. Il territorio di s. Antonio è parte nell’anzidetto altipiano, paite nella regione bassa circostante, dove sono alcune col line poco notevoli e grandi tratti piuttosto piani. Il colle che dicono Cuaddezuru è coperto di bosco ceduo , e gli uomini del luogo, quando vacano da altri lavori, fanno de’ tagli e vendono le legna ne’ paesi vicini che ne hanno bi sogno. La cacciagione è assai scarsa, e consiste in daini e cin ghiali, volpi e lepri, pernici, ec. Non sono in poco numero le fonti, e danno origine a qualche rivolo. Di questi se ne possono notare quattro, uno detto de Fnntana Idas , l’altro Cabringiu, il terzo di Funtano, bella, il quarto di Abba ruu. Questo territorio è traversato dal fiume Imbessu suindi cato, il quale ha le sue prime origini in territorio di Ge noni da una fonte che è alla falda della Giara , e cresciuto dalle sorgenti e da’ rivoli, provenienti dal margine boreale del detto celebre altipiano, si volge verso tramontana e passa a mezzo miglio a levante di s. Antonio. La popolazione di s Antonio è di anime 550 distinte in maggiori d’anni 20 maschi 155, femmine 158, e minori maschi 110, femmine 107, divise in famiglie 127. Le principali professioni sono l’agraria e la pastorizia , le arti meccaniche sono esercitate da poche persone, le quali fanno insieme l’agricoltura. La scuola primaria è frequentata da otto fanciulli. Agricoltura. Il terreno è fecondo e compensa largamente le fatiche del colono, quando per siccità, per nebbie per niciose o per troppa abbondanza di pioggie che fan mar cire i germi nei luoghi bassi, o per i venti caldi nel tempo della maturazione de’ frutti , questi non sieno diminuiti. L’ordinaria seminagione è di starelli 300 di grano, 120 d’orzo, 50 di fave, 20 di legumi, 25 di lino. La coltura delle specie ortensi è quasi negletta

S. ANTONIO La vigna è proporzionatamente estesa, le viti producono copiosi frutti, e i vini comunemente bianchi, se ben mani polati, sono di qualche pregio. I fruttiferi sono compresi in tre o quattro specie e in un ristretto numero di’ individui. La poca industria degli abi tanti provasi anche della loro incuria in queste parte. Si annoverano circa ottanta campi chiusi ( in quei paesi si dicono congiaus o congiadus ) , i quali hanno complessiva mente un’area di circa starelli 200. Si può notare una sola tanca dell’estensione di starelli 100 ( cioè ettari 200 ). Tanto questa tanca come gli anzidetti campi sono adoperati per agricoltura e per pastura del bestiame domito. In due di quei chiusi si conservano ancora degli alberi ghiandiferi. Pastorizia. 1 luoghi incolti dei comune di s. Antonio ab bondano di pascoli , i quali sarebbero sufficienti a maggior numero di capi. Nel bestiame manso si annoverano buoi per l’agricoltura 80, cavalli 20, giumenti 100, majali 35. Nel bestiame rude vacche 200, pecore 3000, porci o(j0 , cavalle 50. L’agricoltura è ristretta a piccol numero di alveari. I pae sani di s. Antonio. vendono le loro derrate a’ Barbaracini ed a’ negozianti di Oristano. 1 trasporti sono difficili per alcuni tratti delle vie. Religione. La parrocchia di s. Antonio è compresa nella giurisdizione dell’arcivescovo di Oristano, ed è governata da un solo prete, che ha il titolo di pro-vicario. La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione di s. Antonio abbate , povera di arredi e poco decente al culto come , secondo l’osservazione più volte fatta , sogliono essere la chiesa di prebende canonicale o vescovile. La festa principale è pel titolare, e si celebra nella prima domenica di giugno. Invece del campo santo si ha un cimitenei contiguo alla chiesa. Antichità. Sono nel territorio di s. Antonio otto nuraghi , e sono denominati, Cagiu, su Mògoru , Craki, Turonis, Spei, Su bruncu mannu, Sa vena desapira e Cranagiu, tutti in gran parte disfatti. Si vedono circa 23 caverne artefatte, e sono esse del ge

S. ANTONIO di RANVERSO 115 nire di quelle camerette sepolcrali, di cui più volte si è fatta menzione. Alcune sono doppie, cioè da una si passa in un’ altra per una finestrina. Come abbiam detto altrove queste caverne furono sepolture de’ popoli più antichi chc abitarono l’isola. S. Antonio; membro della città di Dronero. Ha una chiesa parrocchiale, che già apparteneva all’antichissimo monastero di monache benedittine, il quale si crede che venisse fon duto dai marchesi di Busca nel tempo che questi dintorni erano soggetti al loro dominio. Mel 1170 Bonifacio vescovo d’Alba sottopose al monastero di s. Antonio in Dronero un priorato detto delle Langhe che esisteva nel luogo di Benevello. Con testamento del 17 ottobre 1294 il marchese Tommaso di Saluzzo legò dominabus s. Antonii prope Dragonerium una certa somma in lire viennesi. Dopo quell’età molte donazioni furono fatte, e molti pri vilegi”i vennero conceduti alle suddette monache dai mar ciiesi di Saluzzo , successori del sopraccennato Tommaso ; ina coll’andar del tempo, essendone scaduta l’osservanza il sommo pontefice Giulio II nell’anno 1511 abolì quel mo nastero, ed appliconne le rendite alla nuova mensa vesco vile di Saluzzo. Cotal ordine pontificio non ebbe per allora il suo effetto. Nel lo92, in virtù delle riforme introdotte dal concilio tri dentino, quelle religiose ne vennero trasportate nei mona steri parte di Saluzzo , parte di tossano , e tutte le loro possessioni furono riunite alla mensa saluzzesc , alla quale appartengono tuttavia. S. Antonio di Ranverso. Questo luogo da più secoli è molto rinomato nelle due provincie di Torino e di Susa, perchè vi fioriva un antico monastero, od ospizio, alla cui sogge zione passarono i monaci di Ciomonte nel 1228, ed eravi uno spedale eretto quasi a mezzo camminotra Aviglianae Rivoli nel triplice scopo di giovare all’umanità sofferente , di solleticare la divota curiosità, e di invitare i pellegrini a recarvisi; i quali diffatto vi si conducevano, ed erano bene accolti, mas sime in casi di malattia, da quei monaci: ond’è che quello spedale fu poi chiamato Io spedale dei Pellegrini.

Probabilmente i religiosi di s. Antonio di Ranverso non meno che quelli di Ciomonte e di s. Gillio, terra situata nei confini già dell’agro torinese, e di val di Susa, dipen devano dal celebre ospizio di s. Egidio, che già esisteva l’anno 1115, nel luogo, ove poi sorse la città di Moncalieri: ospizio che fu proprio dei Templari, i quali per la rilassa tezza in cui caddero, vennero poi aboliti nel 1511. L’attuale commenda di s. Antonio di Ranverso , spet tante alla s. Religione dei ss. Maurizio , e Lazzaro, è com posta di un tenimento di circa 1500 giornate , di cui 800 consistendo in prati, e campi si dà in affitto, non cosi del rimanente che è tutto imboschito. Siffatto tenimento nella sua superficie presenta una striscia quadrilunga , la quale incominciando dalla cima della collina appiè della quale sta la chiesa, si protende sino al di là della Dora compren dendo una gran parte della scarpa del Musinè. .Questo tratto di terreno era già compreso nel distretto privilegiato delle R. caccie, e per conseguenza vi annidavano molte lepri, e mas simamente molta selvaggina volatile: le LL. AA. i duchi di Savoja, e di Genova vi si recarono alla caccia parecchie volte. Indicano il sito privilegiato per le caccie varie co lonnette in pietra erette di tratto in tratto su tutta la linea di confine di tale distretto. Sul fianco del campanile vedesi il termine divisorio di questo tenimento, il quale per la parte rivolta a greco spetta al territorio di Rosta , e quella rivolta a libeccio appartiene all’agro di Ruttigliera.Oriola. Il tratto di beni che si concede in affitto è intersecato in tutta la sua lun ghezza da un braccio d’acqua dedotto dalla bealera di Ri voli per privilegio conceduto anticamente ai frati di s. Anto nio già possessori dei beni di questa commenda, il quale fu causa di lunghe liti col comune di Rivoli. Vedi Rivoli pag. 5*8. Il luogo di s. Antonio di Ranverso è distante poco più di sette miglia da Torino e due da Rivoli, calcolandone la distanza dal termine delt’abitato di questo capoluogo di mandamento: per le cose spirituali dipende dalla parrocchia di RuttiglieraOriola, da cui è lontano circa un miglio a mezzodì. Vi passa, nel fianco rivolto a ponente, la vecchia strada di Francia, la quale ora è di cattivissimo tragitto; la rupe

della Maddalena che trovavasi a metà via tra Rivoli e s. An tonio formavasi da un gran masso di pietra, il quale in forma Hi mezzo arco copriva metà di quella vecchia strada : ora però non si vede più che una parte di questo masso infitto nella sovrastante collina, perchè tutta la parte fuori di terra fu col mezzo delle mine ridotta in ischeggie, e adoperata nelle fondamenta del ponte sulla Dora a Torino. Questo sito ri cevette il nome da un piccolo piliere che gli sta vicino, su cut vedesi l’effigie di s. Maria Maddalena. Vedi Rivoli pag. 343. Dopo che venne costrutto il nuovo stradale di Francia , siccome più comodo e sicuro, si formò pure un tronco di via fiancheggiato da fronzuti alberi , il quale partendo da s. Antonio comunica con quello stradale al sito denominato il Baraconetto; di modo che ora la vecchia strada è quasi affatto abbandonata. La chiesa di s. Antonio se non conservasse che la parte della sua primitiva costruzione potrebbe considerarsi come un monumento delle cattoliche antichità, ma le fanno per dere del suo valore le molte parti di posterior costruzione che col progresso del tempo le vennero unite. La sua fac ciata, rivolta a ponente, ha nel mezzo una vasta porta adorna di una cornice massiccia formata con mattoni finis simamente lavorati a varii disegni di stile gotico normanno terminante a sesto acuto con al dissopra il T che serviva di divisa ai monaci Antoniniani: due altre porte di ugual co struzione stanno ai Iati della porta maggiore. Quest’opera manifesta l’ignoranza dei tempi in cui fu costrutta, perchè l’acuto della maggior porta invece di terminare nel mezzo del finestrone gotico che gli sta sopra, termina notabilmente a destra, il che riesce assai disaggradevole all’occhio. L’atrio che sta davanti alla chiesa è sostenuto da bassi pilastri di una pietra verdastra con capitelli irregolari, e malamente lavorati: i mascheroni con cui cercò di ador narli lo scapello, indicano il decadimento delle belle arti. A destra di quest’atrio sotto Io stemma Sabaudo leggesi la se guente iscrizione: Magnificentia Umberti ii NEC NON CAETERORVM SABAVD1VM DvCVM FVNDATA EST AC LOCVPLETATA HAEC DO.MVS S. AntONII.

116 S. ANTONIO «i KANVERSO Sulla porta ohe dall’atrio dà l’adito alla chiesa vedesi un antico dipinto rappresentante la B. V. col Divino Infante, con ai lati due Evangelisti. La chiesa è a tre navate; la maggiore è di stile pura mente gotico, ma le due laterali formate od archi lunghi e schiacciati indicano una posteriore, e grossolana costruttur.i. Il vasto presbiterio è separato dal corpo della chiesa da un alto cancello in ferro: ai due lati di esso vi sono due banchi aventi ciascuno otto sedili a braccioli, ed alla destra vedesi una statua di legno che rappresenta s. Antonio abate; la voro assai grossolano, tranne la testa, la quale sembra di mano più esperta. L’icona dell’altar maggiore è formata da varii quadri dipinti sul legno con fondo in oro, e tramez zati da ricche sculture in legno dorato pregevolissime: il quadro di mezzo rappresenta la Natività di Nostro Si gnore, a destra s. Antonio , e santa (latterina martire al dissopra, a sinistra s. Rocco, e s. Francesco da Paola che gli sovrasta: tutti questi quadri, che sono al certo di qual che valente pennello, furono da non pochi creduti opere di Gaudenzio Ferrari, ma senza verun appoggio. Lateralmente a quest’icona veggonsi due valve, le quali pajono fatte per chiudere in custodia l’istessa icona, su cui sono effigiati da non mediocre artista i santi Cristoforo, Antonio abate, Paolo eremita, e Gerolamo. Questa preziosa icona venne donata alla chiesa di s. Antonio dalla città di Moncalieri , il cui stemma è dipinto nel campo superiore della me desima icona. Ha quaitro cappelle laterali, cioè una a destra entrando in chiesa, e tre a sinistra tutte chiuse da un alto cancello in tichi legno:dipinti quellatutti a destra, malconci adornadal nel tempo,voitoè dedicata e nei latia s.diAgoaustino; quelle a sinistra sono dedicate a M. V. Assunta in cielo, alla Sacra Famiglia, ed a s. Isidoro agricoltore: sotto l’icona della seconda di queste cappelle leggesi la seguente iscrizione: In ìwnorem Sarrae Familiae totiusque «udne celestis «licuvil li. I’. S. lì Articcl vicarius anno Domini 1702. L’icona dell’altare sotto il titolo di s. Isidoro consiste in un basso rilievo in istueco rappresentante il santo titolare in atto di pregare, con un angelo che dirige l’aratro; lavoro inesch

nissimo eseguitosi nell’anno 1698 , come lo indica la data appiè di esso; al dissopra dell’icona vedesi l’aquila impe riale pure in istucco. Sopra il secondo arco a manca sta un affresco rap presentante M. V. col Bambino , ed ai fianchi s. Antonio abate, ed un padre Francescano, sotto cui leggesi la seguente iscrizione in caratteri gotici: Eusebio lìospne cui j»s subservit utrumque Qui veteris terrue est jiclex doctissimus omnis Quae fuerat conjux et forma et more pudica Hoc Bianchina jacet tumulo durissima parvo. La sacristia è per intiero dipinta a fresco: sul muro di fronte scorgesi la salita del |\edentore al Calvario; pittura questa assai curiosa per la moltitudine dei manigoldi di pinti tutti con faccie torve ed atteggiati in modo strano: nel vòlto veggonsi i quattro evangelisti, e sui muri laterali s. Paolo, s. Pietro , l’Annunziazione di M. V. e (ìesù nel l’orto di Getsemani. Tutti questi dipinti, che indicano una remota antichità, sono già non poco corrosi dal tempo; il loro pregio artistico consiste unicamente nella naturalezza, e vivacità delle fisonomie, giacchè nel rimanente sono la vori mediocrissimi. Conservasi in questa chiesa una reliquia di s. Antonio abaie chiusa in un reliquiario in forma di avanbraccio , e terminante in una mano; però coi sigilli infranti, e senza autentica. Varie altre reliquie che pure possiede questa chiesa son tutte prive delle autentiche opportune. ì, ‘incresce di dover dire che tutti gli arredi di questa chiesa, gli altari laterali, i banchi, gli stalli del presbitero, l’orchestra, i mobili della sacrestia trovansi in uno stato in decente. È uffiziata da un cappellano che ha l’obbligo della res:denza, ed è stipendiato dalla suddetta religione. Sopra la porta per cui da ponente si ha l’accesso all’atrio che sta davanti alla chiesa , è dipinto un frate dell’ordine airtoniniano in atto di predicare a quattro persone, le quali rappresentano simbolicamente le quattro parti del mondo, con al dissotto il detto di s. Atanasio : fuciam te in foto orbe nominati . colla data 28 aprile 1752. Nel muro della chiesa da questa parte sta infissa una larga tavola di cotto, su cui 118 S. AMONIO ih RANVK

vedcsi in bassorilievo un angelo che porta una bandiera con emblemi della passione di V S. Accanto al ridetto tempio dal lato eziandio di ponente s’erge da terra un masso in forme di pietra, sopra il quale fu innalzata una piccola co lonna della pietra medesima , terminante con un capitello mal lavorato con al di sopra un pezzo di marmo bianco , su cui da una parte venne scolpito un pellicano, e dall’al tra una colomba, simboli della carità e della semplicità ; virtù, che secondo la mente del loro institutore, dovevano particolarmente risplendere nella condotta dei monaci antoniniani. Nel giorno 17 gennajo in cui si celebra la festa di s. An tonio la città di Moncalieri in adempimento di un antico voto vi interviene per delegazione : anticamente in tal cir costanza la medesima città regalava questa chiesa di una moneta d’oro, il qual dono in progresso di tempo cangiossi nell’offerta di L. 6 per la messa, 10 per ipoveri, 24 candele e due torcine. Del che tutto se ne fa il verbale sul luogo dopo la celebrazione dei divini misteri. V. Moncalieri vol. X p. 526 e seg. Nel giorno sacro a s. Isidoro intervengono i socii della confraternita eretta in Buttigliera-Oriola alla santa messa che si celebra dal loro parroco nella cappella dedicata a quel santo, dopo la quale portano processionalmente il busto in le gno che lo rappresenta , e che ne contiene internamente una reliquia. Unito alla chiesa sorge l’antico e bellissimo campanile di go tico disegno con una sola campana, la quale è di grossa mole e di finissimo metallo ; essendo essa affatto inutile perchè un campanello sarebbe più che sufficiente all’uopo, così il governo nelle presenti strettezze del pubblico erario po trebbe trarne profitto. Gli intelligenti ne lodan l’esattezza del getto, e la bella forma ; sopra due linee leggesi la seguente iscrizione : 1.” linea : Anno 1500 esse coepi. 200 annis substiti nunc reviviscente domo reviviscor cadem mente. 2/ fùit.a:IHS. Maria mentemsanctamspontaneam honorem Deo et patirne liberationem. 1702. Praelatus fecit

Nesso convento per mezzo di un’ampia scala: esso si compone Dal convento chiostro che per fiancheggia mezzo di un’ampia la chiesa scala si ha: l’adito esso sia all’antico convento- si compone di tre distinti piani, ed è fabbricato sul dorso della collina: serve ora di alloggio al cappellano, all’economo, ed al tìttajuolo dei beni della predetta Religione: questa solida fabbrica era già tutta intonacata a stucco dipinto a gastoni, ma non se ne veggono più che alcuni tratti, e l’intiera facciata della chiesa. Al medesimo convento sono uniti varii fabbri cati rustici per le cascine spettanti alla commenda. In capo al corridojo del primo piano del cenobio leggesi quest’iscrizione : Casto ex nobilissima apud Delphinales familia ortus , congregationem in honorem s. Antonii instituit anno 1095. Lunghesso il corridojo stanno dipinti sul muro gli stemmi dei rettori di questo convento, cioè prima quelli di sedici maestri , e poscia quelli di trentatre abati, i quali si distinguono dalla mitra, e dal rocco pastorale che ne sormonta lo stemma : sotto il primo di tali stemmi leggesi : insgnes impenj orilo Antoninianns ab imperatore Maximiliano primo decoratus. A pochi passi ed in prospetto del tempio si vede la fab brica che già serviva di ospedale, ed ora di quartiere ai dragoni di caccia che vi stanziano continuamente in nu mero di tre : questo edifizio non conserva più veruna traccia della sua antichità, tranne la porta che dà l’accesso all’an nessovi giardino, la quale è sormontata da tre alte gullie formate di mattoni ben lavorati, a varii disegni. Oltre i pre detti fabbricati ne spettano ancora a questa commenda tre altri anche rustici per le cascine sparsi in varii siti del teniìnento, cioè la Cassinetta posta al di là della Dora, la Cassina nuova , e la gran vigna. Gli abitanti vi sono in numero di settantasei.

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